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Il “Virtual Mandela” abbatte le disuguaglianze: i ragazzi imparano più velocemente

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Un modo innovativo e immersivo di fare didattica. All'Istituto Nelson Mandela di Castelnovo ne' Monti, da novembre 2020 è nato il laboratorio di realtà virtuale, ideato dal professore Luciano Fuschillo, che permette agli studenti di fare esperienza diretta dei concetti studiati a scuola, grazie a un modello didattico alternativo e più inclusivo.

"Inizialmente il progetto era pensato per integrare gli studenti con bisogni educativi speciali (Bes) e disturbi dell'apprendimento (Dsa) - spiega il professor Fuschillo -, e permettere anche ai ragazzi che faticano a rimanere al passo con la didattica tradizionale di recuperare i loro compagni con metodi alternativi". La realtà virtuale o aumentata permette agli studenti e ai docenti di vivere l'esperienza educativa tramite la simulazione di attività pratiche. "I ragazzi possono collegarsi sia collettivamente e vivere insieme la stessa esperienza virtuale o individualmente con i compagni che li seguono dal monitor del pc, del tablet o del proiettore a cui i dispositivi oculus sono collegati".

Questa modalità a un che di sorprendente per la velocità con cui gli alunni apprendono i concetti studiati e la facilità con cui riescono poi a trasferirli nella pratica, eludendo così uno dei principali problemi della scuola italiana: la poca preparazione al mondo del lavoro. "I ragazzi apprendono realmente - commenta Fuschillo entusiasta -, anche quelli che più faticavano a studiare con il metodo tradizionale delle lezioni frontali. Non possiamo più ignorare i linguaggi che i nostri studenti utilizzano tutti i giorni e le competenze tecniche a cui sono ormai abituati. Con la realtà virtuale gli permettiamo di vivere esperienze su cui poi riflettere".

Il laboratorio

Un caso eclatante è avvenuto nel dicembre 2021, il Mandela ha ospitato nei suoi locali uno chef stellato venuto appositamente da Napoli a presentare i suoi piatti. In quel periodo molti studenti risultavano assenti poiché positivi al Covid e così il professore ha deciso di ricorrere ancora una volta alla realtà virtuale per abbattere le disuguaglianze. "Insieme ad alcuni alunni abbiamo fatto delle riprese a 360 gradi della lezione all'interno del visore - spiega il docente -; in modo che i ragazzi che non hanno potuto seguire la lezione l'hanno poi vissuta attraverso la realtà aumentata e hanno potuto a loro volta ricreare le ricette". Un modo per ridurre la distanza quando questa è invece richiesta. Una didattica immersiva che permettere di abbattere ogni tipo di disuguaglianza sociale, che sia per problemi di salute o di apprendimento, e che la pandemia ha reso impossibile ignorare.

Il "Virtual Mandela" è un esempio da esportare nelle scuole italiane perché funziona. "Oggi l'utilizzo di questa didattica nella scuola secondaria italiana è ancora un fenomeno poco diffuso - conclude Fuschillo -. Il primo problema è di carattere economico, poiché i dispositivi hanno un costo elevato. E il secondo è il timore da parte dei colleghi di vedersi sostituire la didattica tradizionale a cui sono abituati con quella immersiva. Al Mandela fortunatamente abbiamo docenti pronti ad aprirsi a nuovi metodi di insegnamento e una dirigente scolastica che ci ha dato fiducia e messo nelle condizioni di realizzare il laboratorio".

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