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Avvistate processionarie del pino in centro a Casina

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Nel comune di Casina sono state avvistate le processionarie del pino. Alcuni lettori hanno, infatti, segnalato la loro presenza non solo in prossimità della pinetina ma anche nel centro del paese, vicino ad una scuola.

Certo non è una novità ma bisogna prestare attenzione perché sono pericolose: sappiamo che una volta trasformata in farfalla, la processionaria non è più  dannosa, il problema è, quindi, prima e si ripropone con l 'arrivo della bella stagione. E' infatti nel periodo tra fine aprile e inizio maggio che avviene la schiusa dei nidi, in particolar modo nelle zone ricche di pini.

Simili ai bruchi, sono chiamate processionarie per l'abitudine di muoversi in fila indiana: nello stadio larvale, una fase che dura fino a maggio, ‘il corpo della processionaria è coperto da una peluria che risulta fortemente urticante per l’uomo, provocando reazioni cutanee (arrossamento, edemi, vescicole e bolle) e infiammazione di mucose, occhi e vie respiratorie, che possono avere effetti e conseguenze molto gravi, soprattutto nei bambini. Può essere letale, invece, per gli animali e soprattutto per i cani che tendono ad annusare tutto'.

La prima cosa è non toccarle e mettere al sicuro bambini e animali domestici: se non ci avvicina e non si toccano, non succede niente.

Questi alcuni consigli: a fine inverno-inizio primavera, quando si possono osservare con particolare frequenza le processioni di larve lungo i tronchi o sul terreno, evitare di raccogliere i bruchi senza protezioni e con mezzi inadeguati (scope, rastrelli, ecc.). Evitare di avvicinarsi e non sostare sotto piante infestate. Non tentare con mezzi artigianali di distruggere i nidi, in quanto il primo effetto che si ottiene è quello di favorire la diffusione nell’ambiente dei peli urticanti; lavare abbondantemente frutti e prodotti di orti in prossimità di pinete infestate.

 

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5 Commenti

  1. I nidi di processionaria sono visibili in tutto l’appennino: non solo Casina ma amche a Villa Minozzo centro ed altre parti, ma nessuno se ne preoccupa.

    giuse22250

  2. Ci sono sempre state e non ho mai avuto notizie di persone o animali feriti dalle processionarie. Ci si preoccupasse del fumo, dell’alcol e dell’inquinamento, che causano decine di migliaia di morti all’anno.

    Giovanni

  3. Come scrive Giuse 22250, la processionaria è diffusa ovunque ma nonostante le direttive regionali nessuno si muove. Anche a Toano, nonostante le segnalazioni proseguite negli anni, non ci sono state né ordinanze emesse né interventi. Anche in questo periodo sulle conifere vicino alla scuola e lungo la provinciale in direzione ovest, dove passano frequentemente i camminatori sono presenti nidi di processionaria e nessuno li vede.. Il problema è che l’agire in merito, è politicamente sconveniente. I comuni dovrebbero emanare una ordinanza obbligando i proprietari dei terreni dove sono presenti i nidi, ad eliminarli. Nei rari casi in cui è stata emessa l’ordinanza non sono seguiti i controlli per verificarne il rispetto, quindi una minima parte di cittadini ha eseguito quanto ordinato e a quelli che se ne sono fregati non è successo niente. Come per altre ordinanze, vedi obbligo di taglio alberi ai bordi delle strade, purtroppo funziona così.

    Antonio D. Manini

  4. Le amministrazioni devono attivarsi sul tema delle processionarie, i cui nidi si sono moltiplicati, immagino a causa degli inverni poco freddi. Sappiamo che portano danni gravi al patrimonio boschivo, oltre ad essere pericolose.
    Salendo da Tresinara a Baiso, e poi da Baiso verso Castagneto e a Monte Faraone ce ne sono grandi quantità. A Baiso c’è una bella villetta dove, guardando dalla provinciale, se ne osservano una decina in tre o quattro pini nel cortile privato, e mi chiedo se quella famiglia abbia bambini. Dalla Baita d’Oro allo Sparavalle sono in quantità imbarazzanti. Su Redacon sono stati segnalati nidi di processionarie in tanti altri luoghi dell’Appennino.
    Le processionarie sono un danno per il turismo e per tante attività.

    La soluzione non è semplice, ma tardare ad intervenire lo rende sempre più complicato. Come privato, io sono disponibile a pagare il servizio di un operatore con cestello che venga a fare una disinfestazione in inverno, quando è possibile intervenire. Il problema tuttavia è trovare gli operatori.
    Le amministrazioni pubbliche dovrebbero dotarsi di cestelli e incaricare i propri dipendenti addetti alle manutenzioni, o chi ha in concessione lo sfalcio, di provvedere per tempo, e forse imporre ai privati di farlo sulle proprie proprietà.

    Data la dimensione che ha assunto il problema, potrebbe essere necessario attivare un progetto su larga scala, con il coinvolgimento del Parco e l’aiuto di esperti.

    SC

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