Giallo di Toano, per la procura i familiari di Pedrazzini devono tornare in carcere

Per la procura i familiari di Giuseppe Pedrazzini devono tornare in carcere: la richiesta è stata formulata davanti al tribunale del riesame di Bologna, dove lo scorso 20 maggio si è svolta l'udienza. Il pm Piera Cristina Giannusa, titolare dell’inchiesta, ha infatti impugnato l’ordinanza con cui il gip Dario De Luca aveva scarcerato i tre familiari dell’anziano 'per mancanza di gravi indizi di colpevolezza'.

Le dichiarazioni rilasciate di recente dalla moglie di Pedrazzini non hanno convinto il magistrato. Ricordiamo che la vedova dell’anziano, trovato morto lo scorso mese di maggio nel pozzo situato all’interno della sua abitazione a Cerrè Marabino, ha dichiarato che l’uomo è deceduto per morte naturale accusando poi la figlia e il genero di averne gettato il corpo nel pozzo.

Ma successive testimonianze raccolte dagli inquirenti avrebbero fatto emergere contraddizioni.

Si indaga per sequestro, omicidio, soppressione di cadavere e truffa ai danni dello Stato dal momento che hanno continuato a percepire la pensione anche dopo la scomparsa dell’anziano, mai denunciata. Per l’accusa Giuseppe Pedrazzini fu segregato e tutti e tre, figlia, genero e moglie, avrebbero concorso al piano, ideato per motivazioni economiche

Per gli indagati è disposto l’obbligo di firma e di soggiorno soltanto per i reati di soppressione di cadavere e truffa. La vedova ha l’obbligo di vivere a Toano, mentre la figlia e il genero, che hanno il divieto di vivere in regione, sono a Suzzara, in provincia di Mantova, aiutati dalla Caritas e dalla parrocchia (fonte stampa locale).

 

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