Elda racconta: Tre anni dopo

Ventiquattro giugno, anniversario del mio matrimonio, la notte ho sognato per ben due volte di seguito Giuliano, forse voleva ricordarmelo. Ventinove giugno, tantissimi anni fa morte di mia sorella e compleanno di mia madre e i ricordi hanno affollato la mia mente. La mamma era molto devota di San Pellegrino e io mi sono lasciata sfuggire una costatazione, o forse è stato un lamento?

“Sono tre anni che non vado a San Pellegrino, forse non ci potrò ritornare neanche quest’anno”.

Orecchie buone hanno sentito e dopo due giorni mi dicono:

“Martedì ti portiamo a San Pellegrino”.

I giovani avevano deciso, giovani per modo di dire, perché hanno superato la cinquantina da un po’, parlo dei miei figli, benedetti figli, quanta gioia e quante preoccupazioni mi hanno portato in questa lunga vita e quante soddisfazioni come per esempio questa.

Alla fine, per gli uomini, motivi seri di lavoro glielo hanno impedito, non potevano muoversi in quel giorno prestabilito, però Vanda per non darmi una delusione e come sempre ferma nelle sue decisioni dice:

“Mamma andiamo solo io e te, così sarà un viaggio solo spirituale”.

Difatti partiamo abbastanza presto, con fermata obbligatoria a Civago, riposino con un pezzo di torta casalinga, fra l’altro squisita e caffè.

Si riparte sempre parlando del più e del meno, come solo una madre e una figlia possono fare e ci addentriamo nella selva di faggi dritti altissimi e curatissimi, in certi punti le loro chiome si intrecciano sopra la strada che in quelle ore si presenta quasi deserta. Arriviamo al Passo delle Radici e notiamo che l’albergo è completamente chiuso (forse ancora sotto l’effetto pandemia) e così anche per la chiesetta eretta da pochi anni. Cominciamo a risalire l’ultimo pezzo di strada con le varie stazioni della Via Crucis e anche se siamo in macchina dopo un Segno di Croce per il resto del tragitto restiamo assorte in silenzio.

Ecco San Pellegrino, questo paesino che non cambia mai, semplice, antico, poche macchine e poche persone per la strada. La chiesa millenaria ci accoglie con le sue porte spalancate, ma completamente vuota, nessuna persona e nessun prete, solo bracieri con qualche cero acceso. Finalmente posso inginocchiarmi davanti a questo Santo e ringraziarlo ancora una volta. Mia madre era una sua grande devota e forse senza saperlo lo sono anch’io.

Dopo un po’ di raccoglimento dal momento che non c’è nessun prete e nessuna messa, pensiamo di salire alla “Buca del diavolo”. Mia figlia nello zaino, si era portata una pietra da lanciare laggiù, io no certe cose non le capisco o non le voglio capire.

La salita era ardua, ma con qualche fermata e l’amico “bastone” da appoggiarmi, ce l’ho fatta, naturalmente al braccio di lei. Il tempo si era fatto scuro e il vento ululava in mezzo ai faggi, una bella accoglienza che si addiceva perfettamente al posto, ma continuavamo a salire in silenzio, ambedue avevamo la testa presa da pensieri diversi o forse erano gli stessi.

Lanciata la pietra, il ritorno è stato più facile, in discesa me la cavo meglio. Era ancora presto per pranzare, perciò ci accontentiamo di un panino caldo e una coca e decidiamo di fare ritorno, a casa c’è sempre qualcuno che aspetta.

Finalmente a San Pellegrino sono riuscita a tornarci e mi promettono che la prossima volta ci saremo tutti.

Ci sarà una prossima volta?

Elda Zannini

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