La riapertura dei punti nascita al centro del dibattito politico

Questa settimana la questione della riapertura dei punti nascita anima il dibattito politico ed assume toni concitati.

Da un lato le accuse del consigliere regionale della Lega, Gabriele Delmonte, mosse alla Giunta di non mantenere l’impegno assunto di riaprire i punti nascita dell’Appennino. Dall’altro c’è l’intervento dei consiglieri del centro sinistra (Ottavia Soncini, Stefania Bondavalli, Roberta Mori, Federico Amico e Andrea Costa) che hanno presentato un ordine del giorno per chiederne il ripristino. E di solo pochi giorni fa, l’annuncio del Comitato Salviamo le Cicogne di aver presentato la richiesta di accesso agli atti all'Ausl di Reggio per verificare la esistenza di detto piano di fattibilità.

“Una ‘porcata’, così Delmonte definisce “la retromarcia” del centrosinistra che prima aveva bocciato un ordine del giorno specifico della Lega sulla riapertura dei punti nascite, salvo poi ripresentare la medesima proposta all'interno di un proprio ordine del giorno più complessivo e generalista sulla sanità.

“Il dietrofront – attacca Delmonte – dimostra ancora una volta come la sinistra, sul tema dei punti nascite, non ce la faccia proprio ad esimersi dal fare brutte figure. Ricordiamo ancora una volta, infatti, le promesse mancate da parte del governatore Bonaccini che aveva sottoscritto col Ministro della salute Roberto Speranza 'Il Patto per la Salute', il quale contiene la revisione del decreto ministeriale 70 per la disciplina e i parametri dei Punti Nascita, prevedeva la possibilità, per un largo campione di donne, su base volontaria, di partorire nei quattro punti nascita di montagna, ossia Borgo Val di Taro (Parma), Castelnovo Monti (Reggio Emilia), Pavullo nel Frignano (Modena) e Porretta Terme (Bologna)”.

“Una figuraccia che dà il senso della poca serietà - commenta il capogruppo della Lega Er, Matteo Rancan, neo commissario Lega Emilia- nel tentativo di rincorrere una nostra proposta – che poco prima avevano bocciato - di buon senso che avrebbe dato quelle risposte che i territori montani vanno chiedendo da tempo, la maggioranza in fretta e furia, a penna, ha inserito l'impegno a proseguire l'interlocuzione col Governo per la riapertura dei Punti nascite all'interno di un ben più ampio pacchetto di misure per la sanità. Una toppa che si è rivelata peggio del buco”.

Intanto la Regione chiarisce: “Tutto dipende dal Governo, che dovrà rivedere i parametri sulla natalità dal momento che i punti nascita con meno di 500 parti all’anno non possano restare attivi”.

“Sulla riapertura dei punti nascita di Castelnovo Monti, Borgotaro e dell’intero territorio regionale la strada giusta è quella che abbiamo tracciato noi – sottolineano invece i consiglieri del centro sinistra - come del resto ci ha riconosciuto persino l’opposizione votando oggi la nostra risoluzione in materia di Sanità”. “La Regione ha fatto, e noi continuiamo a presidiare la questione, i passaggi formali che doveva fare: chiedere al Ministero una valutazione sul progetto di riapertura che abbiamo predisposto, fornendoci tutto il supporto necessario a raggiungere lo scopo – continuano i consiglieri di Pd, Emilia-Romagna Coraggiosa e Lista Bonaccini -. L’argomento è talmente serio, ha a che fare con la sicurezza di mamme, bambini, operatori, che andrebbe evitata ogni strumentalizzazione politica. Sono più importanti i passaggi amministrativi che abbiamo compiuto di ogni altra risoluzione o atto di indirizzo che sull’argomento vengono periodicamente presentati. La nostra volontà è chiara: riaprire in sicurezza”. Per arrivare all’obiettivo i consiglieri hanno sottolineato come sia determinante il parere del Ministero, evidenziando anche la necessità di risposte sul piano finanziario da parte dello Stato: “Nessuna promessa disattesa, nessun passo indietro da parte della Regione. Ma è evidente che servono le dovute risposte da Roma: le aspettiamo noi come le aspettano altre Regioni, come ad esempio il Veneto”.

Inoltre, c’è da considerare il tema generale di risorse finanziarie che mancano alla sanità, in gran parte dovuto alle maggiori spese sostenute dalle Regioni per contrastare la pandemia da covid.

I consiglieri di maggioranza hanno ottenuto l’unanimità sull’atto di indirizzo votato in assemblea legislativa che, oltre alla prosecuzione del confronto con il Ministero per i punti nascite di Castelnovo e Borgotaro, impegna la Regione a mettere in campo un importante programma di innovazione e investimento sulla sanità territoriale, anche grazie alle ingenti risorse del Pnrr, accompagnandolo ad un potenziamento dell’assistenza domiciliare e socio-sanitaria in generale.

E mentre si consuma il dibattito politico, il Comitato Salviamo le cicogne affida ad un post, pubblicato sulla loro pagina, facebook questa dichiarazione: “Abbiamo ricevuto il piano di fattibilità che Bonaccini ha commissionato all'Ausl e che noi abbiamo richiesto con un accesso agli atti: è un'ulteriore vergogna che i dirigenti della sanità pubblica mettono in scena per boicottare le intenzioni di riaprire il punto nascita di Castelnovo. Non uno studio di fattibilità ma la raccolta di tutti i fallimenti per argomentare l'infattibilità della riapertura, alla faccia dell'uomo della provvidenza. Nei prossimi giorni ne daremo pubblica divulgazione”.

 

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3 Commenti

  1. Come sempre in questo paese un continuo aspettare e tante parole spese.
    La gente della montagna vuole i fatti e basta

    Gianluca ghesini

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  2. Complimenti al Consigliere Delmonte, vero paladino della nostra Montagna, ora si scopre che è colpa del governo (sempre PD ndr) ma la promessa fu fatta alla vigilia delle elezioni regionali dal presidente Bonvaccini del PD.

    Massimo Ferrari

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  3. Gianluca Ghesini per fatti immagino intenda opere che ridiano vita ai paesi del crinale o mantenimento di servizi che garantiscano un futuro e una permanenza dell’uomo su questi territori. Ma chi ha il “potere” su determinate scelte, mi sembra decida in tutt’altra direzione da vari decenni. Non solo non sono state realizzate opere indispensabili per i paesi montani come la Fondovalle Val Secchia, la fondovalle Val Lonza o la Fondovalle Val d’Enza, (questa sospesa dopo un anno di lavori, tutta picchettata ed espropriata). Ora proviamo a pensare quale futuro avrà l’uomo su queste terre, senza lavoro, senza viabilità adeguata, senza servizi, senza neppure un punto dove nascere in montagna (qualche montanara partorirà in casa); la risposta è solo una: non c’è futuro. Ma questo penso sia quello voluto da chi si è sempre opposto o non ha mai sostenuto che venissero fatte quelle opere, o garantito quei servizi, che avrebbero creato sviluppo a queste terre. Ora il destino mi sembra segnato, questi immensi territori del crinale devono diventare una grande riserva per lupi, cinghiali, caprioli, o per turisti ed escursionisti in cerca di funghi o di svago. Coloro che hanno sempre detto di “NO a tutto” su queste terre, a partire dalla Diga di Vetto, opera appaltata e iniziata, la fondovalle Val d’Enza, opera appaltata e iniziata, stanno vincendo la loro “guerra”; spero solo che non sia detta l’ultima parola e che l’orgoglio di tanti montanari abbia un risveglio e dia a tutti la forza di lottare per le nostre terre, per ciò che abbiamo ricevuto dai nostri padri, per i nostri figli e nipoti. Se non troviamo la forza di pretendere e di avere ciò che serve in montagna e continueremo a seguire i vari “pifferai magici” che promettono cose ma che fanno l’opposto di ciò che promettono, sarà la fine, una fine vicina.

    Franzini Lino Presidente della Municipalità di Ramiseto

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