Simone, una vita di corsa

L’appuntamento è di quelli seri, il luogo anche, un mix di storia e magia, condito da uno scenario di incommensurabile bellezza. Decido, di presentarmi all’appuntamento in bicicletta; mentre mi avvicino, ad un tratto, una targa segnaletica mi indica che sto percorrendo il “sentiero della Resistenza”, sorrido…; in un certo senso ho sicuramente scelto il posto giusto per incontrare il mio ospite, colui che ha fatto della resistenza, quella fisica però, il suo pane quotidiano.

Simone Corsini, 29 anni, arriva puntualissimo, naturalmente di corsa,  alla Pieve di Santa Maria Assunta di Toano, da dove  si possono ammirare con una sola occhiata, il Monte Cusna e il  monte Valestra,  passando per il  Casarola alla Pietra  di Bismantova.

Simone, nato Castelnovo ne’ Monti,  vive e si allena a Toano, ed è, da alcuni anni, tra i più forti runner a livello regionale, ed ha ottenuto, recentemente, risultati di notevole rilievo in gare di trail running di caratura nazionale ed internazionale. Il trail running, di cui è un interprete, è una specialità della corsa a piedi che si svolge in un ambiente naturale, solitamente lungo sentieri di collina o montagna; le gare di lunghezza inferiori a 42km vengono definite Trail, ed hanno in genere un dislivello non superiore ai 3000 metri, mentre le gare che si disputano su un percorso più lungo di 42 km e/o con un dislivello maggiore di 4000m vengono definite Ultra Trail, normalmente in semi-autosufficienza idrico-alimentare.

Simone Corsini nel 2019 ha vinto il Dolomiti Extreme Trail di 53km, nel 2021 ha concluso al 5° posto  il TOR (Tor Des Géants) di 330 km con il tempo di 82h45’52”, sempre  nel 2021 conclude la maratona di Reggio Emilia all’undicesimo posto assoluto con il tempo di 2h27’41”, mentre, è di quest’anno, l’affermazione al Gran Trail di Courmayeur 100km con il tempo di 15h10’02”, dove nel 2021 era arrivato secondo.

E’ corretto Simone?

“Si è corretto, quest’anno ho cercato di cambiare un po' il mio modo di avvicinarmi agli obbiettivi prefissi, se negli anni passati facevo poche gare nel percorso di avvicinamento a quella che era la gara principale, nel 2022 ho corso qualche gara in più proprio come allenamento; ad inizio anno ho partecipato al Dolomiti Beer Trail 45 km dove ho concluso quarto, poi Lago Maggiore International Trail 55km che ho terminato  al terzo posto; successivamente ho vinto la Via delle Giulie trail  di 90km ed il Trail del Battaglione a Courmayeur lo scorso fine settimana.”

Facciamo un passo indietro, sei nato correndo quindi?

No, come la maggiore parte dei ragazzi della montagna, il mio primo approccio al mondo dello sport è stato con il calcio, assieme ai miei compagni di scuola ho giocato a Cavola, e poi con il Progetto Montagna; quando però ho iniziato l’università e mi sono trasferito a Bologna, il calcio, è diventato, per me insostenibile, e dopo un anno trascorso a fare poco e niente, ho iniziato a correre, inizialmente per cercare di mantenermi in forma, poi grazie anche alla spinta di mio zio, Fabio Caselli, ho iniziato a seguire le gare e fare le cose un po' più seriamente,  ed è subito stato amore a prima vista. Non ero assolutamente pronto, ma un po' per sfida ed un po' per incoscienza, la mia prima gara vera è stata la maratona di Reggio Emilia, conclusa in circa  3h e 20’ e da li poi non mi sono più fermato, tra corse su strada e corse in montagna.

Quale preferisci, l’asfalto della strada o lo sterrato della montagna?

Diciamo che a me piace la corsa in generale, le apprezzo entrambe, forse anche grazie alla loro natura diversa, mi fanno provare sensazioni, emozioni e mi danno stimoli differenti; vivendo a Toano è chiaro che mi è molto più facile allenarmi e correre in montagna,  ma nei periodi più freddi dell’anno mi piace comunque correre anche su strada.

Quale è la gara che ricordi più volentieri, alla quale sei legato particolarmente, e quella invece che hai corso, ma alla quale non ti saresti mai voluto iscrivere?

La gara che ricordo più volentieri è sicuramente lo Sciacche Trail delle Cinque Terre, una gara bellissima in posti veramente fantastici che ho corso per la prima volta quasi per caso; qui ho conosciuto  persone, in gara e non, uniche nel loro essere, tanto è, che tutti gli anni faccio in modo di essere presente al via.

Quella a cui non  vorrei mai essermi iscritto è sicuramente il TOR (sorride n.d.r.) perché mi ha fatto entrare  in un circolo vizioso dal quale non è più possibile uscirne, quindi se non la avessi mai corsa non saprei nulla di ciò che si prova in gara, ma purtroppo, o per fortuna, l’ho fatta.

Parliamo della tuo allenamento, quanto tempo dedichi, mediamente in una settimana, alla corsa?

Riesco a dedicare molto tempo alla corsa, diciamo che mediamente, in una settimana “normale”, esco a correre un paio di ore al giorno, che sicuramente aumentano durante i periodi di carico, quando gli allenamenti diventano un po' più lunghi e pesanti.

Quindi sei un atleta professionista a tutti gli effetti?

No il mio lavoro è fare l’insegnante, esercito la mia professione all’Istituto di Istruzione Superiore “Cattaneo” di Castelnovo ne’ Monti, dove sono docente di laboratorio di scienza applicata all’elettronica. Mi ritengo molto fortunato perché innanzitutto è un lavoro che mi piace molto, mi piace stare con i ragazzi, mi trovo bene e mi piace insegnare, inoltre, mi consente di avere parecchio tempo libero, da dedicare a me e alle mie cose, alla mia famiglia e naturalmente anche alla corsa.

Rimaniamo all’interno dell’ambito scolastico, pensi che nelle scuole italiane lo sport abbia l’importanza che si merita, oppure il divario è ancora molto netto, prendendo come esempio i modelli di USA, Francia e Spagna?

La mia impressione è che in Italia, l’importanza dello sport, in molti settori sia trascurata, partendo, purtroppo, dalla scuola; la quale fornisce sicuramente ai ragazzi le basi didattiche necessarie, per affrontare la vita, il proprio futuro, ma che purtroppo non fornisce la giusta educazione sportiva che i bambini ed i ragazzi meriterebbero. Credo che l’Italia abbia un potenziale sportivo molto elevato, basti pensare ai vari Jacobs, Tamberi, Razzoli, Sinner solo per citarne alcuni, ma attualmente chi fa sport, non viene per nulla stimolato, agevolato e premiato dal sistema, e quindi, chi arriva a certi livelli è perché ci mette parecchio del suo, sia dal punto di vista economico che da quello fisico/morale, e non sicuramente perché ha ricevuto una formazione idonea per ciò che ha scelto di fare.

Torniamo a te, personalmente credo che la corsa sia il giusto mix di preparazione fisica e mentale, lo stesso Marcel  Jacobs, ha attribuito una notevole importanza alla propria mental coach in seguito ai successi ottenuti alle Olimpiadi di Tokyo 2021. Tu come gestisci questo aspetto,  calcolando che le tue gare durano parecchie ore, e non pochi secondi, e che spesso ti puoi ritrovare al buio, da solo, in posto sconosciuto….

Penso che l’aspetto mentale della preparazione sia spesso sottovalutato dagli atleti che praticano le corse di lunga durata;  quando i tempi si dilatano, come nelle gare di Ultra Trail e rimani  per ore ed ore da solo, diventa tutto molto complicato,  ti ritrovi ad affrontare dubbi e paure durante la gara e a volte questo fattore, per alcuni atleti, è determinante, in modo negativo. Sicuramente non è un processo immediato, ma come l’allenamento fisico,  anche per l’aspetto mentale,  sono necessari diversi step,  che richiedono tempo, tenacia e dedizione. Dal mio punto di vista, attorno a me, ho un gruppo di persone che mi ascoltano, mi capiscono e mi supportano sempre,  in special modo durante i periodi di difficoltà, con le quali  mi confido e mi confronto quotidianamente. Personalmente sono molto fortunato sotto questo aspetto, perché in gara mi abbandona sempre prima il fisico che la testa.

A questo punto però mi devi raccontare che cosa succede in un ultra trail di 80 ore……

Come dico spesso a chi me lo chiede, in una corsa di 80 ore si muore e si nasce almeno due volte… (sorride n.d.r.); scherzi a parte,  il primo giorno è abbastanza gestibile, il fisico più o meno regge, ma la fame, la sete, la stanchezza e l’assenza di riposo creano una serie di stati d’animo, di emozioni, di euforie, di momenti difficili, di allucinazioni, di crisi che passano  e ritornano;  insomma è un continuo su e giù, salite e discese, alti e bassi, proprio come l’altimetria di un percorso;  a questo punto entra in gioco la forza mentale, che una volta finita l’energia fisica ti spinge ad andare avanti, a continuare, a resistere. La mia famiglia in tutto ciò è fondamentale;  mio zio Fabio, i miei genitori, le mie sorelle, la mia fidanzata, sono sempre con me, sono la mia squadra, e per me, tutto ciò, è fonte di tranquillità e sicurezza, stabilità ed energia.

Prima della pandemia si correvano più gare sul nostro appennino,  pensi che le nostre montagne abbiano le caratteristiche per ospitare un evento che, con il tempo, possa diventare importante per gli atleti e per il territorio?

Sicuramente il nostro territorio, sotto questo punto di vista,  è poco valorizzato; abbiamo delle montagne fantastiche che purtroppo  in pochi conoscono. E’ un peccato che gare come il Trail dell’Amorotto, che tra l’altro ho vinto due volte, o l’ecomaratona del Ventasso, non siano state organizzate, perché, nonostante fossero diverse tra loro, erano due gare bellissime,  con delle difficoltà tecniche molto elevate;  capisco che però trovare le risorse umane ed economiche, per i comitati organizzatori, sia, al giorno d’oggi, molto difficoltoso, ma mi auguro che, in un futuro non tanto lontano,  si possa tornare a correre sui sentieri di casa dove il tifo e l’entusiasmo non sono mai mancati.

Simone, un’ultima domanda, quali sono gli obbiettivi che ti sei posto per questo finale di stagione 2022?

A fine agosto sarò a Chamonix per quello che è una sorta di festival mondiale del trail running non ufficiale; lì saranno presenti  tutti i migliori trail runner  mondiali e, per me che gareggerò sulla distanza di 55km, è già una grossa soddisfazione personale essere al via. Successivamente a settembre correrò di nuovo il TOR 330 km dove l’obbiettivo è ripetere la buona prestazione dello scorso anno; infine  se tutto andrà come deve e il mio fisico me lo permetterà, a dicembre correrò la maratona di Reggio Emilia.

 

Dario Menolfi

 

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2 Commenti

  1. Finalmente la giusta “ vetrina” per Simone . Si sta’ rivelando un GRANDE CAMPIONE grazie a piazzamenti e vittorie in gare di tutto rispetto in uno sport fatto di tanta fatica e sacrifici. Chi non segue o pratica questa disciplina fa forse un po’ fatica a rendersi conto del CAMPIONE che vive e si allena sulle nostre montagne. Chi lo conosce lo apprezza per la sua semplicità e per la voglia di correre che ti trasmette. Il TOR …..come dice Simone dopo che partecipi a questa gara estrema “ entri in un circolo vizioso che non è più possibile uscirne” .E si sembra incomprensibile ma il TOR è una seconda pelle, ti cambia dentro, ti scava dentro. Ora che i riflettori si sono accesi su di te Simone, avrai un aiuto morale e psicologico in più come nel calcio quando dicono che il pubblico è il dodicesimo uomo in campo. Grazie a te è come dici tu a tutte le persone che in questi anni di crescita sportiva ti hanno sostenuto spronato incitato in ogni tua gara. Vai Simo ….raggiungi i tuoi obbiettivi ma se anche qualche d’uno sfuma ci hai provato con tutta la determinazione e l ‘ impegno che ti contraddistingue . Come dico sempre io divertiti perché finché ti diverti tutto è molto più semplice. Grande Simo

    Marco ( il maestro)

    Rispondi
  2. Finalmente la giusta “ vetrina” per Simone . Si sta’ rivelando un GRANDE CAMPIONE grazie a piazzamenti e vittorie in gare di tutto rispetto in uno sport fatto di tanta fatica e sacrifici. Chi non segue o pratica questa disciplina fa forse un po’ fatica a rendersi conto del CAMPIONE che vive e si allena sulle nostre montagne. Chi lo conosce lo apprezza per la sua semplicità e per la voglia di correre che ti trasmette. Il TOR …..come dice Simone dopo che partecipi a questa gara estrema “ entri in un circolo vizioso che non è più possibile uscirne” .E si sembra incomprensibile ma il TOR è una seconda pelle, ti cambia dentro, ti scava dentro. Ora che i riflettori si sono accesi su di te Simone, avrai un aiuto morale e psicologico in più come nel calcio quando dicono che il pubblico è il dodicesimo uomo in campo. Grazie a te è come dici tu a tutte le persone che in questi anni di crescita sportiva ti hanno sostenuto spronato incitato in ogni tua gara. Vai Simo ….raggiungi i tuoi obbiettivi ma se anche qualche d’uno sfuma ci hai provato con tutta la determinazione e l ‘ impegno che ti contraddistingue . Come dico sempre io divertiti perché finché ti diverti tutto è molto più semplice. Grande Simo

    Marco ( il maestro)

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