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“Aquila svettante”: muore il giornalista Matteo Incerti

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Lascia tutti attoniti l’improvvisa scomparsa di Matteo Incerti, giornalista e storico reggiano, colpito da un malore che non gli ha lasciato scampo, all’età di 50 anni.

Si trovava in Canada, dove era arrivato da pochissimi giorni per presentare il suo libro “I pellerossa che liberarono l’Italia” e dove aveva in programma di realizzare un reportage sulle tribù indigene. “Aquila svettante” era il nome che gli era stato assegnato, un riconoscimento unico e rarissimo di cui andava molto fiero.

Matteo viene ricordato da tutti come uno ‘straordinario scopritore di storie’. Lo era. Lascia un vuoto enorme; sgomento, tristezza e la consapevolezza di aver perso una persona straordinaria e un gran comunicatore.

“Ciao Matteo - commenta Gabriele Arlotti, presidente della Novanta scs - ci mancheranno i tuoi modi veloci, ma le tue risposte sempre presenti. Ci conoscemmo alle conferenze stampa con la tua immancabile agendina e la tua proverbiale fretta. Un giorno, organizzandone una, nemmeno ti salutai appena ti vidi: ‘so che non hai tempo, ti ho già preparato tutto’, dissi serio ma scherzando. Forse l’unica volta che ti stupii! Poi il tuo impegno a Roma, per la comunicazione al Senato col Movimento 5 Stelle, il tuo orgoglio per parlare di Rossella Ognibene, nostra collaboratrice che forse scegliesti tu per candidarla alla Camera, o di Sabrina Pignedoli, nostra concittadina e ora in Europarlamento. Quindi la delusione per quanto accadde in seguito in quella forza di governo. Non venne mai meno, però, il tuo impegno nel ricostruire storie della Liberazione che eri sicuro avrebbero meritato almeno un film. Ti scopristi ottimo saggista. Quante telefonate entusiaste per raccontarmi pezzo pezzo quanto scoprivi del paracadute di David Kirkpatrick che Albertina usò come abito (intimo) da sposa. Mi rammarico di non avere partecipato alle presentazioni cui puntualmente e con orgoglio ci invitavi. Sullo sfondo sempre l’Appennino che, avevi colto, era un ottimo teatro naturale. Proprio il giorno della tua scomparsa ti pensavo per sottoporti un’ultima piccola curiosità storica. Non ne ho avuto modo. Ora proseguiamo il nostro dialogo a distanza. Ovunque tu sia”.

Matteo aveva collaborato anche con Redacon: aveva scelto il giornale on line dell’Appennino Reggiano per lanciare in anteprima l’ incredibile storia che sarebbe confluita nel suo libro “Un bracciale di sterline” e per raccontare dell’operazione Tombola. Nel libro, scritto con Valentina Ruozi, si raccontano le gesta di David Kirkpatrick, il ‘mad piper’ scozzese di operazione Tombola, l’attacco alleato-partigiano al comando tedesco della Linea Gotica occidentale a Botteghe d’Albinea il 27 marzo 1945, rintracciato  da Matteo Incerti nel giugno del 2010. Kirkpatrick raccontò di aver donato il suo paracadute ad una famiglia che lo ospitò nei borghi intorno al Cusna. Serviva loro per fare il vestito da sposa alla figlia. E proprio su Redacon David Kirkpatrick, lanciò l’appello per ritrovare quella donna.

Appassionato di trekking sull’ Appennino, amico di Beppe Grillo, è stato anche tra i primi attivisti del Movimento 5 Stelle in Emilia. L’ex premier Giuseppe Conte lo ha ricordato con un messaggio su Twitter: "È con immenso dolore che apprendo della morte di Matteo Incerti, un ragazzo della nostra comunità, un amico che ha visto il Movimento muovere i suoi passi sin dall'inizio. Caro Matteo, ti ricorderemo sempre con affetto. Ci stringiamo al dolore dei suoi cari".

Anche il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio esprime il suo cordoglio: "Ciao caro Matteo, ancora non posso credere che sia successo. Oggi viene a mancare un grande uomo e un grande professionista. Un abbraccio forte alla sua famiglia. Mancherai a tanti, riposa in pace".

Qualche anno fa fu il protagonista di una vicenda di cui si parlò molto: la storia del soldato americano Martin Adler che, durante la guerra, scattò una foto a tre bambini di Monterenzio sull'Appennino bolognese. Grazie anche alla mediazione di Incerti Adler riuscì a rintracciarli, poi ad incontrarli.

Il suo ultimo libro raccontava la storia di un gruppo di volontari delle tribù native americane del Canada che si arruolarono come volontari durante la guerra e molti di loro caddero nel nostro paese.

“Sipario! Sulla penisola di Bruce si alzano le stelle! Cenare, con amici e amiche Ojibwa in riva al lago osservando il sole che man mano si addormenta e le voci del Bosco che spezzano il silenzio”, l’ultimo pensiero lasciato dal giornalista, postato sul suo profilo facebook.

La redazione e la direzione di Redacon si uniscono al cordoglio.

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1 commento

  1. MUORE UN OTTIMO GIORNALISTA E RICERCATORE REGGIANO.
    Ero stato diverse volte in contatto con Matteo Incerti. Non ultimo negli anni 2017-2019, dall’isola di Ikaria, Egeo orientale, Grecia. Avevo scoperto una strage dimenticata di giovani soldati italiani, uccisi a tradimento dopo la resa, nell’autunno del 1943, dai tedeschi della Wehrmacht. Dopo essere stati disarmati furono fatti salire nel porto di Agios Kiricos, Ikaria, su due caicchi in legno, scortati da una cannoniera tedesca. A poche centinaia di metri dalla riva, prima della fine dell’isola, a sud ovest, due esplosioni provocate ad arte, affondarono le navi con i soldati italiani. Per giorni il mare riportò a riva decine di cadaveri, ai quali venne data cristiana sepoltura dai greci. La maggior parte, i resti mortali di centinaia di nostri giovani italiani, giace ancora in un fondale di circa trenta metri. Matteo era in Germania, a consultare archivi. Come sempre disponibile, mi fornì alcuni suggerimenti e indicazioni per identificare i distaccamenti e il numero dei militari presenti nella basi italiane, sull’isola di Ikaria e di Samos. L’idea era di contattare il nostro Ministero della Difesa, per costruire un piccolo monumento alla memoria e portare gli onori militari ai giovani caduti, dopo quasi ottant’anni dalla strage.
    Sono colpito e addolorato per la prematura perdita di Matteo.
    Le mie sincere condoglianze alla sua famiglia.
    Alessandro Raniero Davoli

    Alessandro Raniero Davoli

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