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Rincari energetici e Parmigiano Reggiano, produrlo costerà il 20% in più

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Il rincaro delle materie prime energetiche rischia di avere un conto salatissimo per il mondo del Parmigiano Reggiano.

Come noto la produzione di Parmigiano Reggiano impiega materie prime, quali metano (per scaldare caldaie e ambienti), energia elettrica per le attrezzature, ma anche carburanti e altro.

I recenti rincari vedono in queste settimane i caseifici alle prese con brutte sorprese, proprio a ridosso di un periodo in cui la produzione di forme è aumentata del 12% rispetto al 2014 e dove la produzione di latte è aumentata del 15%.

In montagna, già gravata per i maggiori costi di raccolta del latte, si produce il 20% della produzione totale di Parmigiano Reggiano. Tra Reggio, Parma, Modena e Bologna sono attivi 87 caseifici che producono 850.000 forme. Qui sono attive 915 aziende. Su di essi – tradizionalmente gravati da un maggiore costo di produzione per pendenze e raccolta - , ma anche sul resto del comprensorio, si abbatte la stangata del rincaro dell’energia a causa della ripresa economica, prima, e delle tensioni mondiali in atto col conflitto voluto dai Russi.

Per il metano, ad esempio, sono in scadenza i contratti di quei caseifici che avevano il prezzo bloccato. Ora si passa ai nuovi contratti che fanno riferimento al prezzo variabile.

“Se prima il prezzo del metano era di 0,30 euro a metro cubo ora è salito a 1,80 euro a metro cubo più lo spread (oggi non è più consentito fare contratti con prezzi fissi, ma si fa riferimento al Psv più lo spread)”

Un caseificio di medie dimensioni, per capire, impiega circa 500 metri cubi di metano al giorno, con una spesa di 150 euro al giorno di metano che con le nuove tariffe nei nuovi contratti salirà di oltre 6 volte, passando a 950 euro al giorno.

Aumenti anche per l’energia elettrica, che raddoppia, con una spesa che, nel caseificio medio, sale da 4 mila a 8 mila euro al mese.

“Se prima produrre Parmigiano Reggiano costa 14 euro, circa, per quintale di latte – spiega a Redacon un presidente – solo per i rincari energetici si salirà a quasi 16. A questo sensibile aggravio si aggiungeranno però gli altri costi energetici per i trasporti o le materie prime, come i materiali di consumo negli spacci”. Solo per i costi energetici, in Appennino si ipotizza un aumento di circa 16 milioni di euro, mentre contemplando anche gli altri aumenti in definitiva il costo di produzione (non di vendita) del Parmigiano Reggiano aumenterà fino al 20% in più.

A parità di prezzi, significa minori introiti per gli agricoltori che, a titolo di esempio, sono pagati oggi circa 75-85 euro a quintale e, quindi, riceveranno quattro euro in meno. Un’azienda che, ad esempio, dispone di oltre 100 bovine in mungitura e conferisce a un caseificio di Parmigiano Reggiano 10 mila quintali di latte, avrà pagamenti inferiori, da parte del caseificio, di 40 mila euro. Non solo: le stesse aziende avranno a loro volta maggiori costi energetici e di alimentazione. In un solo anno potrebbero avere perdite di circa 100 mila euro su 800 mila di ricavi. La situazione, per quanto sia una stima, è questa al momento della stesura dell’articolo, ma i prezzi sono in continua evoluzione e, purtroppo, potrebbero salire ulteriormente.

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8 Commenti

  1. Oggi il costo del petrolio al barile è inferiore a quando iniziò la guerra in Ucraina perché per chi non lo sapesse la Cina (maggior produttore mondiale) si trova in piena crisi economica a causa della sua politica rigorosa conto il COVID e quindi c’è meno domanda di greggio ma tutto continua ad aumentare.Forse qualcuno fa speculazione?
    La politica che fa? Forse la politica è al servizio di qualcuno molto influente? (Le famose lobby?) Io personalmente credo che senza voler attaccare in particolare il parmigiano che è molto buono si dovrebbe cercare di consumare il meno possibile su ogni settore per far abbassare i prezzi di ogni prodotto, ragioniamoci su.

    Giovanni

  2. Pregevole la disanima di Arlotti, ma la ritengo riduttiva , in quanto si i costi energetici sono maggiori anche per le aziende agricole, come anche per i foraggi, ma un “salasso” notevole arriverà dai costi di gestione corrente:
    Spargimento liquami
    Aratura
    costo semi
    Fertilizzanti
    Materiale di consumo corrente, carta, detergenti
    Non per ultimo i costi dei materiali, grazie alla SPECULAZIONE del 110% una regola abominevole che ha fatto triplicare i costi di costruzioni quali
    Tettoie, hangar, impianti di mungitura e nuovi impianti.
    Questa congiuntura , porterà a rivalutare i nuovi investimenti e il modo di gestire l’azienda.
    In merito al commento di Max, posso condividere il fatto che alcuni contributi, nn sono serviti per incrementare posti di lavoro, ma sono serviti a rinnovare parchi macchine o attrezzatura, ma se ritiene che l’allevamento dei bovini da latte sia il BENGODI, avanti c’è posto ,ma si ricordi che l’alba arriva 365 gg l’hanno e che le mucche vanno munte ad ogni alba e tramonto, non si portano al mare o in montagna, o al VR, mangiano e “cacano” 6/7 volte al gg……
    Cordialmente

    Roberto Malvolti

  3. Caro signor Malvolti tutte le volte che si parla di contributi per l’agricoltura, salta fuori che è un lavoro duro e impegnativo ,niente da dire in merito, ma quando ti danno il 75% a fondo perduto per acquistare attrezzature , mi sembra un po’ esagerato.. soprattutto quando ci sono aziende e attività che danno lavoro a tante famiglie in montagna e non sono mai state aiutate da nessuno , e lei questo lo sa bene perché da commerciante e passato al agricoltura.

    Max

  4. Buona sera Sig Max, apprendo che i contributi a fondo perduto sono arrivati al 75%, forse mi è sfuggito qualcosa…..
    In merito alla sua affermazione che io e la mia famiglia sappiamo bene dei fondi, in quanto a suo dire sarei passato dal commercio all’agricoltura allettato da facili “contributi”, le consiglierei di informarsi prima di asserire queste cose, perchè si tratta di diffamazione a mezzo stampa,
    Vede Sig Max i dati sono pubblici, basta chiedere con con la sola partita IVA e le si aprirà il mondo dei contributi ricevuti dalla Ro & Ro.
    le risparmio io la fatica € 30.000 contributo ricevuto dalla regione su una spesa di € 110.000 per prevenzione danni da fauna selvatica, dopo aver ricevuto un danno da Lupi e Volpi per svariate decine di migliaia di €.
    La stalla di bovini da latte è stata aperta a spese aziendali, come l’acquisto di attrezzature e capannoni.
    La saluto con una preghiera, onde cadere in “spiacevoli” querele, prima di asserire bisogna informarsi.
    Avanti c’è posto , cordialmente

    Roberto Malvolti

  5. Diffamazione di cosa, spiacevoli querele, l’unica mia preghiera e che il Signore mantenga in salute la mia famiglia ,e che un cinghiale o un capriolo non mi sfasci la macchina mentre vado a lavorare al mattino presto in fabbrica altrimenti nessuno mi risarcisce..

    Max

  6. Opportunamente Malvolti ha esposto le proprie ragioni, portando elementi precisi, e se del caso altre potrebbe avanzarne, anche col prendere di nuovo le parti di chi è dedito alla nostra importante agricoltura, ma eviterei di ipotizzare diffamazioni e querele, il che può “spegnere” il dibattito, quando invece Redacon consente di poter confrontare i diversi punti di vista (non me ne voglia Malvolti se mi sono permesso questa considerazione).

    Passando al tema in questione, proprio sull’onda della “schermaglia” tra Max e Malvolti, potrebbe essere interessante un prosieguo del discorso per comprendere, da chi disponesse dei dati – anche al di fuori dei due protagonisti – quale sia l’ammontare dei contributi disponibili per la nostra agricoltura, e se vi siano più canali di erogazione, e in quale modo e misura i contributi vengono assegnati, e altrettanto per altri settori.

    E’ forse difficile e complesso mettere insieme le varie e diverse voci così da avere un quadro completo dei “sostegni” accessibili dalle nostre attività montane, ma potrebbero essere già indicativi i dati di uno degli ultimi anni, comprensivi di numero e percentuale delle attività che anno ricevuto contributi, onde capire se il meccanismo ha funzionato o sia migliorabile, e quale eventuale incremento di “aiuti” potrà venire dai fondi PNRR

    P.B. 24.08.2022

    P.B.

  7. MI vorrei soffermare sulle parole del Sig. Max e dell’interpretazione che do io da lettore: si vuole evidenziere che in certi settori, vedasi l’agricoltura, si possa beneficiare di maggiori contributi rispetto ad altri settori, vedasi il commercio. In riferimento in risposta al Sig. Malvolti sul fatto che lo stesso ne sia a conoscenza penso si intenda che: “dal momento che hai toccato con mano entrambi i settori sei a conoscenza di quelli che sono i vantaggi, gli svantaggi, le imposizioni e/o i benefici fiscali, buracrazie, agevolazioni e non…ecc…ecc… di entrambe le attivita’”; la diffamazione dove starebbe? io non ce la vedo!. Saluti a tutti.

    Andrea.S.

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