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Diga di Vetto: si riparta immediatamente con i lavori

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Riceviamo e pubblichiamo

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Se vogliamo garantire acqua ai rubinetti, ai prati stabili del Parmigiano Reggiano e tanta energia pulita oltre a creare migliaia di posti di lavoro su queste terre montane e offrire una nuova viabilità in valle, basta ripartire con i lavori della Diga di Vetto sospesi il 16 agosto del 1989 e mai ripresi per una chiara scelta politica di qualcuno.

Solo la ripresa dei lavori della Diga di Vetto, previo adeguamento del progetto Marcello, allora la Società d’Ingegneria di progettazione dighe più quotata al mondo, garantirebbe questo in tempi brevi; la telenovela dello Studio di Fattibilità, un tempo chiamato “Studio Preliminare”, rinvierebbe il progetto Definitivo/Esecutivo alle calende greche, senza contare tutte le implicazioni ambientali che verrebbero sollevate già a partire dalla Progetto di massima; mentre parlando della Diga di Vetto come da Progetto Marcello, parliamo di un’opera approvata, appaltata e iniziata, con i pareri favorevoli dal Ministero dell’Ambiente, del Lavoro, dell’Agricoltura e con tutti i ricorsi al TAR annullati dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

Pur trovandoci nella situazione in cui i cambiamenti climatici prospettano situazioni devastanti, che il massiccio prelievo di acque di falda deve diminuire, che i fabbisogni idrici per gli usi alla persona e per gli usi irrigui sono indispensabili, che l’utilizzo delle acque inquinate da microplastiche e altro deve ridursi o meglio cessare, che le carenze energetiche stanno mettendo in ginocchio questo paese e tanto altro; in Emilia Romagna si continua come se nulla fosse, come se i problemi della mancanza d’acqua, di lavoro, del caro bollette, dello spopolamento e del dissesto montano e dei danni da esondazione, non esistessero.

Ma ora la cosa assurda e inconcepibile a mio avviso, è proporre uno Studio di Fattibilità dal costo di 3,5 milioni di Euro, che inoltre fa credere a tanti che sia mirato alla ripresa dei lavori della Diga di Vetto; non è assolutamente così; lo Studio di Fattibilità non centra assolutamente nulla con i lavori della Diga di Vetto avviati e poi sospesi; a mio avviso è un escamotage geniale che allunga a dismisura la realizzazione di una eventuale diga sull’Enza di 10/15/20 anni, un sistema per prendersi anni e anni di tempo per fare, non fare, o fare cosa.

Se scelte politiche sbagliate hanno portato l’Emilia Romagna ad avere una capacità idrica invasata pari a 113 ML di metri cubi di acqua invasata (dati ministeriali), a fronte di una Sardegna con superficie molto simile che ha una capacità idrica invasata di oltre 2 Miliardi di metri cubi (dati ministeriali), e che persino la piccola Umbria ha una capacità idrica invasata di circa tre volte quella dell’Emilia Romagna, ci auguriamo che basti a far comprendere (spero a tutti) che la mancata ripresa dei lavori fu un grave un errore politico, ma persistere lo ritengo diabolico, e spendere milioni di Euro di noi Italiani per uno Studio di Fattibilità, a mio avviso totalmente inutile, è ancora peggio.
Auguri Italiani

Lino Franzini
Presidente della Municipalità di Ramiseto e del Comitato promotore della Diga di Vetto
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10 Commenti

  1. Caro Franzini,
    leggo sempre con interesse i Suoi interventi sul tema in quanto mi sembra l’unico realmente informato sui fatti e spero ogni volta di leggere che si riprenderanno i lavori, che si è deciso di sbloccare qualcosa, insomma un minimo di avanzamento su qualsiasi fronte.. ma ogni volta rimango deluso.
    è talmente ovvio che l’unica cosa da fare sia procedere subito con la realizzazione dell’opera (ma non per invasare 27 milioni di mc, sia chiaro…) che non si riesce a capire perchè siamo da anni fermi perdendo tempo, soldi, lavoro e benessere per la montagna, con in più la beffa dei danni provocati dalle sempre più frequenti piene improvvise, siccità, costi per il caro energia e costi per ri-pompare l’acqua (sporca?) del Po verso monte…ASSURDO
    Mi auguro che la sua tenacia ed impegno servano a qualcosa, ma inizio ad avere forti dubbi sull’effettivo avvio dei lavori. Mi sto rassegnando all’idea che la nostra amata montagna debba diventare un territorio semi abbandonato, frequentato solo nel mese di agosto da chi vuole tornare a vivere bene, nei territori d’origine, almeno per qualche settimana
    Continui così, e ci tenga informati sugli sviluppi
    Grazie

    Andrea

  2. Caro Franzini, il progetto dell’invaso da 90-100 milioni per quanto sia valido e migliore di quello da 30 milioni ( la penso come lei ) va rivisto secondo le norme attuali e va approvato in tutte le sue fasi dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti tramite l’ufficio dighe. Non si può riprendere i lavori con il progetto esecutivo vecchio, e quasi sicuramente è necessaria una nuova procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale).

    GA

  3. Bellissimo l’intervento del Sig. Andrea, che rispecchia appieno uno dei miei interventi fatti anni orsono quando scrissi, “benvenuti nella riserva dell’appennino Tosco Emiliano”, mi creda, da uomo di sinistra, guardare questa nostra montagna, “munta” da valle “nord” come un bacino di voti a spot quinquennali, fa veramente rabbrividire,
    La diga di Vetto è l’esempio calzante, io c’ero lo posso dire a voce alta, alla presentazione del progetto Marcello, io c’ero alla presentazione dello studio di impatto ambientale, io c’ero alla STOP end GO dei lavori.
    Una vergogna tutta italiana, o all’italian style.
    Ora si parla di fare uno studio nuovo, ma uno studio di cosa, mi perdoni questi vogliono sapere se è nata prima la gallina o l’uovo…..
    Troppi studiosi o troppi politicanti modello promesse SS63,
    Ma lasci tempo al tempo, vedrà che quando in pianura “valle” non potrà piu annaffiare o l’energia costerà 3 € Kw , allora si che si sveglieranno, ma allora spero che noi montanari della “riserva” faremo pagare il FIO a questi signori della pianura, quel giorno le garantisco se sarò ancora in forze, sarò li davanti a trainare la folla.
    Cordialmente

    Roberto Malvolti

  4. E’ ovviamente lecito non essere sulle posizioni di Franzini, ma trovo queste sue righe molto chiare ed eloquenti, ancorché ciascuno possa poi restare fermo nella propria opinione in materia.

    P.B. 24.08.2022

    P.B.

  5. Caro Andrea, comprendo la sua delusione, penso sia quella di un qualsiasi cittadino che ragioni fuori dalle ideologie di parte o di partito; per alcuni Madre Natura ha sbagliato facendo andare le acque dei fiumi in discesa, ma a Reggio Emilia l’uomo a provveduto a questo errore, ha realizzato fiumi che vanno in salita, anche se questo comporta spendere vari milioni di Euro di energia, pensi che da Boretto per far giungere le acque del Po oltre la Via Emilia, e dico le acque del Po senza aggiungere altri commenti su quello che contengono, vengono sollevate con impianti giganteschi fino a cinque volte, mentre quelle limpide dell’Enza, per gravità, producendo tanta energia pulita se fossero invasate, andrebbero a valle ad irrigare i prati stabili del Parmigiano Reggiano da sole; ma ora per sopperire alle carenze del Po si stanno svuotando le falde fino a profondità inimmaginabili. La Diga di Vetto farebbe la cosa più logica del mondo, tratterrebbe una parte delle acque nei periodi di abbondanza per restituirle a valle nei periodi di secca, senza berne neppure un litro; è un semplice immagazzinamento, la stessa cosa ora la sta facendo ENI con il gas metano per incrementare le riserve per disporne nel prossimo inverno. Mi fermo qui, scrivere le cose logiche contro le ideologie o contro certi interessi di parte o di partito non serve a nulla, lo dimostra che da 33 anni i lavori sono fermi. Ci vorrebbe qualcuno che chiedesse i danni che questo fermo cantiere ha comportato in questi 33 anni, anche per la mancata produzione di energia pulita, se c’è giustizia qualcuno dovrebbe pagare, anche per i danni da esondazione, danni che la Diga avrebbe evitato totalmente

    Franzini Lino Presidente della Municipalità di Ramiseto

  6. Di questa medaglia si ascolta solo la parte che porta a vantaggi economici ma vorrei anche ragionare sulla parte dei bicchiere mezzo vuoto: perdita, per sempre, di una parte paesaggistica in cui l’antropizzazione è molto contenuta, proprio per le caratteristiche geomorfologiche della zona, e che ha una bellezza intrinseca difficile da ritrovare in altri ambiti, sia provinciali che regionali.
    La lontra, negli anni settanta, fermò allora questo progetto. Il movimento Verde attuale non riesce ad entrare su questo argomento ma oggi abbiamo bisogno di ripensare alla nostra crescita, non solo in termini di quantità: più acqua , più latte, più energia , bensì in termini di qualità: paesaggio naturale, incontaminato, bassa o nulla antropizzazione, salvaguardia della diversità biologica, turismo slow.
    Alternative? Piccoli invasi nelle aree di cava, riorganizzazione delle reti di distribuzione irrigua e perché no, una sana cultura del risparmio idrico.
    Le risorse non sono infinite, una diga stravolge il territorio e la sua fruibilità sarà poi limitata dal riempimento dei detriti portati dal fiume….fate un giro sul Secchia a Castellarano per vedere l’effetto che fa…
    No allora diga

  7. mi volete forse dire che nessuna diga ha ragion d’essere perchè si riempie di detriti? da che mondo è mondo è prevista la pulizia periodica…
    o forse che non ha senso farla perchè deturpa il paesaggio? affermazione tutta soggettiva, a me per esempio un bel lago tra due versanti di montagna affascina molto di più dei paesaggio attuale.
    Oppure ancora dobbiamo rinunciare alla sopravvivenza della montagna, all’abbattimento dell’inquinamento, dei costi per la produzione di energia e sobbarcarci le esondazioni in pianura, il pompaggio a monte dell’acqua ed i problemi di siccità perchè non possiamo disturbare qualche lontra??
    beh, se questi sono gli argomenti dei “contrari alla diga”, permettetemi di nutrire qualche dubbio su queste persone

    Andrea

  8. Nelle osservazioni al progetto della diga di Castellarano un illustre professore dell’Università di Bologna evidenziava errori di progettazione e descriveva tutte le problematiche che sarebbero sorte, problematiche che poi si sono puntualmente presentate. Nessuno prese in considerazione le sue osservazioni. A volte, ragionando sui progetti si possono evitare gli errori commessi in precedenza. Io non so cosa sia giusto i sbagliato ma pensare che una regione come la nostra, che riceve fiumi da ogni parte, sia carente di disponibilità idrica mi fa sorridere amaramente. Il mondo sta cambiando e anche le idee debbono cambiare, il cambiamento non aspetta.

    Antonio D. Manini

  9. Parlare della diga di Vetto è fiato sprecato, occorre cambiare chi amministra questi comuni, provincia e regione; la mancata ripresa di questi lavori è solo politico. Avete mai sentito qualche sindaco di Castelnovo, di Vetto o Presidenti di Provincia a dire che i lavori sospesi vanno ripresi?, al limite si dicono favorevoli a una diga, ma a quale diga?, a un piccolo invaso?, che alla montagna fa solo danno e non porta alcun beneficio. Ma qualcuno di questi amministratori si rende conto di come siamo messi con la siccità o le potenziali esondazioni a causa dei cambiamenti climatici che la diga di Vetto eviterebbe?; ma guai a dire di si a ripartire.

    Pierluigi

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