Sulle Letture della domenica XXII

Come cristiani siamo costantemente interrogati dalle seguenti domande: cosa vuol dire seguire Gesù? Cosa comporta la nostra adesione al cammino di fede? Le letture di questa domenica ci aiutano rispondere a questi interrogativi.

La prima lettura, tratta dal libro della Sapienza, ci ricorda come noi uomini, attraverso le nostre sole forze, non siamo in grado di intendere la volontà di Dio, nonostante siamo fatti a Sua immagine; tutta la nostra filosofia, tutta la nostra scienza non possono penetrare il mistero divino. Tuttavia, noi uomini non possiamo vivere senza il nostro Dio, perché è Lui a guidarci attraverso lo Spirito Santo.
Se è Dio che ci dirige nel nostro cammino verso la salvezza, dobbiamo altresì tenere a mente che il nostro non è un cammino che compiamo in solitaria, ma insieme ai fratelli che ci stanno vicino; tra questi fratelli possiamo infatti trovare un appoggio, un “direttore spirituale” a cui chiedere aiuto o da cui ricevere preziosi consigli durante il nostro percorso. L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci offre un esempio dell’importanza di questa direzione spirituale. All’inizio del brano Paolo si presenta «vecchio» (e perciò saggio) e «prigioniero di Cristo Gesù», non solo perché si trova effettivamente in carcere a motivo della sua fede, ma perché considera il suo volere assoggettato alla causa del Vangelo e paradossalmente riconosce la sua libertà alla luce della sequela di Cristo. Nella lettera che invia al suo discepolo Filemone, Paolo lo implora di accogliere di nuovo Onesimo, uno schiavo che gli era fuggito in passato e che Paolo aveva poi battezzato in carcere. Paolo vorrebbe che Filemone considerasse Onesimo non più come uno schiavo, ma come un fratello in Cristo. Nella luce del Vangelo non esistono classi sociali, perché siamo tutti membri dell’unica ekklesia, la comunità dei discepoli di Gesù all’interno della quale ogni “io” trova senso nel “noi”.

Ma come abbiamo capito anche nelle domeniche scorse, non basta definirsi discepoli di Gesù per essere cristiani autentici; nel Vangelo odierno Gesù rimarca di nuovo ai suoi uditori. Il brano inizia sottolineando come Gesù fosse seguito da una grande folla: in una logica quantitativa sembrerebbe un risultato di cui essere fieri, ma Gesù si preoccupa di “provocare” la folla per spronarla a riflettere sul significato autentico del discepolato. Già la prima affermazione di Gesù («Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo») mira subito a far capire che l’adesione al Vangelo non ammette mezze misure: Gesù ci chiede di non metterlo al secondo posto e di dedicargli la nostra massima attenzione. Anche l’immagine della croce («Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo») ci esorta a non risparmiare nulla delle nostre gioie né delle nostre sofferenze nella sequela del Vangelo. Sappiamo bene che a volte essere coerenti con la nostra fede può costarci fatica, ma Gesù ci chiede di non avere paura di affidare nelle sue mani i nostri sforzi.
Per essere sicuro di essere capito dalla folla che lo seguiva, Gesù racconta loro le due parabole della torre e del re in guerra. Entrambi i racconti hanno un messaggio analogo: la torre era il simbolo di gloria di una città, mentre la vittoria in guerra era la gloria di un popolo. Il senso delle immagini è di spendere tutte le nostre energie in vista della nostra gloria futura nella vita eterna in Cristo. Quanto più l’obiettivo da raggiungere è grande, tanto più dobbiamo concentrare la nostra attenzione (con la stessa perizia di un architetto o di un re guerriero) nell’adempimento di questo scopo.

Proprio perché Gesù ci chiede di non essere discepoli a metà, è fondamentale curare la trasmissione della fede all’interno delle nostre comunità. Per questo preghiamo sempre per coloro che sono stati chiamati a favorire la trasmissione della fede: non solo i sacerdoti e i consacrati, ma anche gli educatori, i catechisti e chiunque partecipi della missione dell’apostolato.
Buona domenica

Don Paul

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