Don Paul:” Dio a volte cerca la conversione dei peccatori attraverso la Sua parola e la nostra testimonianza”

don Paul Poku

Se durante le scorse domeniche il tema centrale è stato il rapporto tra il credente e la fede, oggi la liturgia ci chiama a riflettere sulla relazione tra Dio e tutti coloro che non ascoltano la Sua parola, che potremmo perciò definire “peccatori”: cosa fa Dio con loro?
La prima lettura ci presenta il celebre episodio del vitello d’oro, fabbricato da Israele mentre Mosè era al cospetto di Dio sul monte Sinai. Consegnando le tavole della legge a Mosè, Dio aveva stipulato un’alleanza con gli Ebrei: egli sarebbe stato il loro Dio ed essi il suo popolo. Ma la fabbricazione del vitello d’oro ha comportato una violazione del patto da parte di Israele, che ha perso così la vicinanza di Dio; Egli è così pronto a distruggere Israele, donando però una nuova nazione a Mosè (e mantenendo così la promessa da parte sua). Tuttavia Mosè riesce ad intercedere per il suo popolo sostenendo che l’alleanza è valida perché Dio è buono, non perché Israele è perfetto; in altre parole, la debolezza propria di noi uomini ci ostacola nel tener fede alle promesse fatte a Dio, ma solo la bontà e la misericordia di Dio ci possono permettere di ottenere il perdono.
Ciò che in quel tempo è valso per il popolo eletto è stato vissuto sulla propria pelle da Paolo, che lo descrive nella sua lettera a Timoteo. Egli era in principio «un bestemmiatore, un persecutore e un violento», indegno di ricevere qualunque tipo di misericordia; ma è stato Dio a fare il primo passo verso di lui per perdonarlo e ricolmarlo di grazia. Questa è infatti la volontà di Dio: Egli non smette mai di ricercare i peccatori per concedergli l’infinita grazia del Suo perdono. Questa Sua volontà si realizza e si incarna in Gesù Cristo, che è venuto nel mondo per salvare i peccatori.
Arriviamo quindi al Vangelo, dove questa volontà di Dio è espressa da Gesù attraverso tre parabole: la parabola della pecora smarrita, della moneta smarrita e del padre misericordioso (qui ci concentreremo sulle prime due). Prima di tutto è utile contestualizzare il brano: Gesù sta predicando a dei peccatori, in particolare anche a dei pubblicani (che per il loro mestiere erano spinti a essere disonesti lucrando sulle tasse da esigere per guadagnarsi da vivere). Farisei e scribi sono naturalmente scandalizzati dal vedere Gesù dedicare a loro le sue attenzioni e addirittura mangiare con loro (gesto che all’epoca era compiuto tra amici): nella loro concezione era motivo di impurità accostarsi a un peccatore. Ma le parabole che Gesù racconta a loro segnano una lontananza netta tra la loro ottica e la vera volontà di Dio.
La prima parabola descrive un pastore che, avendo perso una pecora del suo gregge, abbandona le altre novantanove nel deserto per cercare quella smarrita. Quando la ritrova, non si comporta con lei come un padrone adirato, ma al contrario se la carica amorevolmente sulle spalle e, tornato a casa, chiama gli amici per far festa. In quest’immagine si misura tutta la distanza tra la prospettiva dei farisei e quella di Gesù: mentre per i primi una persona che non ascolta la Parola di Dio era da considerarsi perduta, per il Signore non è altro che una creatura debole verso cui provare amore. In questo senso si spiega il messaggio finale della parabola: «vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
La seconda parabola è analoga alla precedente: una donna perde una moneta e passa a setaccio la casa finché non la ritrova; una volta trovata, chiama le amiche e le vicine per far festa con loro. Rispetto alla prima parabola c’è però un piccolo particolare che ci riguarda in prima persona. Nel testo è specificato che la donna «accende la lampada» per spazzare la casa. Nulla di strano; le case dell’epoca erano piuttosto buie, serviva luce per cercare un oggetto piccolo come una moneta. Ma dobbiamo tenere presente che in senso biblico la lampada è il simbolo della parola di Dio e della testimonianza dei credenti. L’insegnamento che la parabola vuole fornirci è questo: Dio a volte cerca la conversione dei peccatori attraverso la Sua parola e la nostra testimonianza. Impariamo quindi a essere testimoni coerenti del Vangelo di Gesù, per essere validi strumenti di misericordia nelle mani di Dio
Buona domenica

Don Paul

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