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Con cento vocaboli Giampiero Lupatelli e Antonio De Rossi esplorano la rigenerazione territoriale

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E’ in un volume fresco di stampa dal titolo “Rigenerazione urbana – Un glossario”  (Ed. Donzelli) che i curatori illustrano la materia. Nel testo sono esposte le definizioni delle principali parole attraverso la lettura delle quali si riesce ad ottenere un ampio panorama sul tema della trasformazione dell’ambiente cittadino e rurale. Giampiero Lupatelli e Antonio De Rossi si sono avvalsi della collaborazione di numerosi autori (quasi cento come le definizioni esposte) per indagare analiticamente ciò che sottende ad una disciplina complessa e trasversale quale appunto è rinnovamento cui è sottoposto l’ambiente antropizzato.

Dottor Lupatelli, come si è arrivati a questo libro?

“Qualche anno fa nasce un’importante attività su questa disciplina in seno a Legacoop Emilia Romagna di cui sono consulente. Si costituisce un  board composto da tutti i soggetti interessati al tema della rigenerazione urbana e  territoriale con lo scopo di impostare ragionamenti ampi e concreti sulla materia. Il percorso intrapreso era  ambizioso. La parte formativa era essenziale. C’era l’obiettivo di lavorare per costruire una cultura condivisa di una rigenerazione urbana nelle culture tecniche delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti privati, delle imprese e dei professionisti”.

Come è stata impostata l’attività?

“Era evidente come fosse necessario far avvicinare culture che sono state molto lontane nel tempo nella nuova idea di rigenerazione urbanistica. Ognuna delle categorie rappresentate nei board aveva un proprio concetto di rigenerazione urbana.  Gli intensi processi di sistemazione del territorio che si prospettavano non avrebbero dovuto produrre disequilibri importanti. Gli operatori si trovavano spesso su sponde distinte se non addirittura opposte. La questione andava dunque trattata cercando un punto di contatto tra tutti portatori di interesse coinvolti nella questione”.

Come siete riusciti a raggiungere questo obiettivo?

“L’attività intrapresa ha coinvolto Marina Dragotto che purtroppo è scomparsa molto giovane poco tempo fa. Lei era dell’idea che riportare in valore e in vita parti di territorio dove il valore dello stesso è stato perso perché è mutato il contesto, richiede un approccio collaborativo tra i diversi e distinti soggetti che vi operano che va oltre la necessaria sinergia che tra questi è possibile creare. Quello che avevamo in mente andava in sostanza contro a ciò che sino ad allora succedeva nella pratica, e il risultato era tutt’altro che scontato. Fondamentale è stato dunque il processo formativo fruito dai soggetti interessati fatto di laboratori, di pratiche, di sperimentazioni di crescita. Questo cammino ha trovato il suo momento di culmine durante due giorni di lavori organizzati insieme alla Regione Emilia Romagna. Qui da un lato il board Legacoop Emilia Romagna ha proposto i risultati dei lavori intrapresi, dall’altro la Regione ha presentato il suo bando da poco lanciato per la rigenerazione dei comuni minori. Questa opportunità data al territorio ha avuto un grande successo anche sul nostro Appennino. Tutti i progetti presentati sono stati finanziati; tra questi Vetto si è  piazzato al primo posto della graduatoria”.

Vetto social club

E’ stato in quella due giorni di lavori  vero che è stata fatta conoscere la prima versione del glossario?

“Si esatto e aggiungo che è stato raccolto molto interesse. Quella versione conteneva solo cinquanta voci poi estese a cento. Sono stati quasi altrettanti gli autori messi assieme attraverso le nostre reti di relazione coinvolgendo tanti amici. Importante è stata anche la disponibilità dell’editore Donzelli che ha pubblicato il testo nella collana ‘Le Saggine’ dando al volume anche  una bella visione estetica. A fare da curatore al volume un mio caro amico il prof. Antonio De Rossi del Politecnico di Torino”.

Perché il testo è stato scritto come glossario?

“Quando c’è il tema di costruire una cultura condivisa, il linguaggio tecnico, il lessico è una cosa importante e deve essere condivisa. Dare lo stesso significato alle parole è essenziale e non può essere dato per scontato. Alcune voci hanno più di un autore quindi proponiamo sfaccettature diverse della stessa parola. Questo perché parole importanti fanno fatica a stare dentro una loro definizione univoca, allora si avverte la necessità di esplorare i  loro molteplici significati”.

Come si è giunti al glossario?

“L’esigenza di arricchire il discorso sulle parole deriva da un antefatto. Il contenuto essenziale del board di Legacoop era quello di proporre un manifesto per la rigenerazione urbana condiviso da istituzioni, agenzie, attori economici e sociali della Regione. L’abbiamo infatti posto in calce al volume. I lettori noteranno che è asciutto, fatto di una prosa senza fronzoli e aggettivi. Si voleva dire poche cose ma dirle chiaramente. Per non rischiare che questa essenzialità si trasformasse in una forma di aridità, si è pensato di elaborare il glossario. Questo serviva per dare colore, calore e spessore al discorso sulla rigenerazione urbana”.

A chi si rivolge il volume?

“La lettura è consigliata a coloro  che hanno interesse per la città e per il territorio,  che desiderano capire come si trasforma, quali sono le minacce che incombono sulla sua qualità. E’ un buon supporto per chi desidera cogliere le opportunità di una vita più intensa e qualificata all’interno delle capacità che i territori possono esprimere. Credo che il testo si presti molto a soddisfare questo tipo di  curiosità. E’ composto di apporti brevi. Mediamente ciascuna parola è descritta con non più di tremila battute. La lettura è quindi agevole. Il taglio è giornalistico, non trattatistico o da accademia. L’obiettivo non è fare sfoggio di erudizione. Si vuole piuttosto dire quali problemi, quali immagini  e sentimenti evoca una parola”.

Può farci un esempio concreto?

“Certo. Cosa vogliamo comunicare se ci riferiamo allo “spazio pubblico”? Qual è il suo ruolo nella rigenerazione urbana e territoriale? Oppure…Quando parliamo di “green community” si racconta di questa prospettiva che si apre per i territori intorno alla valorizzazione ambientale. Il volume è stato pensato per essere letto a pillole. E’ una buona compagnia da tenere sul comodino e leggere una definizione a sera. In questo modo  si costruisce un modo di pensare, un modo di raccontare. Il testo è indicato per una platea che va oltre i soli addetti ai lavori. ‘Rigenerazione  urbana” è per tutti quelli che sono interessati ai beni del territorio.

Quali sono le date di presentazione del libro?

“Il 12 ottobre alle ore 17 a Bologna in Sala Borsa ci sarà la prima presentazione ufficiale. La seconda è prevista per il 15 novembre in Triennale a Milano. A dicembre ce ne sarà una a Roma. In fase di programmazione una a Reggio in città e una in Appennino”.

Giampiero Lupatelli, economista territoriale, si è formato ad Ancona con Giorgio Fuà e Massimo Paci. Da quaranta anni si occupa di politiche territoriali collaborando con Osvaldo Piacentini e Ugo Baldini nell’alveo della tradizione urbanistica di CAIRE, la più antica società professionale d’Europa in forma cooperativa. Ha partecipato alla redazione del Progetto Appennino della Regione Emilia Romagna, all’Atlante Nazionale del Territorio Rurale per il Ministero delle politiche Agricole, al progetto Appennino Parco d’Europa (APE) per il Ministero dell’Ambiente, alla Strategia Nazionale per le Aree Interne.

Antonio De Rossi, architetto e PhD, insegna è professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana come professore ordinario al Politecnico di Torino. Dove ha anche la direzione dell’Istituto di Architettura montana e della rivista internazionale «ArchAlp». Sue sono diverse realizzazioni architettoniche e progetti di rigenerazione in territorio alpino. Il volume "La costruzione delle Alpi" (Donzelli, 2014 e 2016) gli ha valso il premio Rigoni Stern e il premio Acqui Storia.

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