L’ammirazione per John Keats della poeta americana Amy Lowell (1874-1925) fu tanto coinvolgente da far capolino, anche in modo imprevisto, dalle pieghe dei suoi versi. E sono versi intensi, ricchi del potere di creare immagini, immagini racchiuse da parole potenti anche se essenziali perché, come diceva lei stessa: “la maggior parte di noi crede che la sintesi sia la vera essenza della poesia”, most of us believe that concentration is of the very essence of poetry. Nella famosissima ‘Ode a un’urna greca’, Ode on a Grecian Urn, scritta nel 1819, due anni prima della morte, Keats descrive l’estasi dei partecipanti a una celebrazione pagana, le danze al ritmo dei tamburelli, le corse e l’agitazione di dei e mortali inebriati dal vino.
Ed è nel vino che Amy Lowell trova l’immagine per dipingere l’attesa dell’incontro d’amore:
Attesa fremente
Son sempre stata quieta, misurata,
Ma è probabile che sarò decisamente ubriaca
Nell’attesa di te.
Ci sono state volte in cui
Avevo paura di camminare per la strada
Nel timore di vacillare per il vino che tu sei,
E di urtare gli altri
Mentre camminano tranquilli.
Ora sono assetata, la mia lingua orribile in bocca,
Ma la mia mente è tutta un suono
Di coppe di vino che sbattono e gorgogliano nel riempirsi.

Anticipation
I have been temperate always,
But I am like to be very drunk
With your coming.
There have been times
I feared to walk down the street
Lest I should reel with the wine of you,
And jerk against my neighbours
As they go by.
I am parched now, and my tongue is horrible in my mouth,
But my brain is noisy
With the clash and gurgle of filling wine-cups. (1914)
Lowell crea la visione di un’attesa fremente di desiderio, ma anche di timore e paura delle sue stesse reazioni con le parole semplici, il linguaggio quotidiano e il nuovo ritmo del verso libero della poesia Imagista. Anche l’inatteso paragone dell’ebbrezza d’amore a quella del vino offre un’immagine al contempo inusuale e chiarissima, altri elementi tipici, appunto, di quella poesia.
La poeta, solitamente quieta e discreta, sente l’avvicinarsi dell’incontro d’amore con un’intensità tale da riempirsi di ebbrezza come una baccanale, come una donna che non si cura più di apparire modesta e misurata. L’amante è come il vino, riempie mente, sangue e corpo in modo tale da cancellare il resto. Che importa se si urta chi ci cammina appresso perché il nostro equilibrio è divenuto instabile? Che importa se la bocca è arida nell’attesa dell’unica bevanda d’amore che potrà dissetarla?

Non importa affatto: non importa perché il corpo già avverte i suoni dell’amore, delle sue parole, dei suoi sospiri. Sono suoni di gioia completa, sono suoni rivelatori del desiderio, sono suoni che echeggiano del toccarsi dei bicchieri colmi di vino. E’ il vino essenza dell’amore conquistato. La moderatezza iniziale è diventata euforia perché la poeta ha bevuto il liquido magico che trasforma mente e corpo. E seppur la lingua e il palato rimandano effetti spiacevoli, questi non dissuaderanno mai dal bere il liquore che porta la completezza, perché l’amore non è mai stanco di se stesso e la bocca asciutta è solo la richiesta di un sentimento ancora più coinvolgente.
Ma ci sono altre trasformazioni, oltre a quelle cui l'amore ci costringe, rendendoci assetati, dipendenti di qualcosa che non è mai abbastanza e che ci cambia per sempre.
La natura cambia, le stagioni mutano, il tempo ci insegue come fossimo foglie strappate nell’aria d’autunno:
Autunno
Tutto il giorno ho guardato le foglie viola del rampicante
Cadere nell’acqua.
E ora ancora cadono nella luce della luna,
Ma ogni foglia è orlata d’argento.
Autumn
All day I have watched the purple vine leaves
Fall into the water.
And now in the moonlight they still fall,
But each leaf is fringed with silver. (September 1919)
Le foglie tornano all'acqua creatrice, un ciclo si compie. Tuttavia, per quanto smarrite si possa essere all'arrivo della notte, della fine, del dissolversi, così come il viola del rampicante si stempera nell’acqua, nonostante tutto ciò, la luna orla di luce argentata le foglie morte, regalando, seppur nella dissoluzione, un dono prezioso quando pareva che tutto fosse perduto, una luminosità accesa come l’ebbrezza d’amore.




