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Intervista a Paola Cerri

“Un’alimentazione più naturale può migliorare la nostra salute e quella del pianeta”

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Intervista a Paola Cerri, medico di medicina generale in pensione e promotrice di uno stile di vita sostenibile

Dottoressa, come è iniziato il suo percorso verso un’alimentazione più naturale?

La mia esperienza è legata sia alla mia vita personale che professionale. Fin da piccola sono stata orientata, anche grazie a mia nonna materna, verso un’alimentazione semplice, con molti vegetali e pochi prodotti industriali. Lei era originaria di Vetto e si era trasferita a Milano da giovane, ma tornava spesso in montagna, dove io la seguivo volentieri. Questo contatto con la natura ha lasciato un segno profondo, spingendomi a trasferirmi qui in montagna a vivere. Poi, dopo il mio percorso universitario e la specializzazione in cardiologia, ho avuto la fortuna di conoscere medici attenti al legame tra alimentazione e salute. Uno di loro è stato il dottor Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Tumori di Milano. Partecipando ai corsi promossi nella Cascina Rosa – che univa medicina, cucina e prevenzione – si è aperto per me un mondo: un cibo sano poteva essere anche gustoso e gratificante. Qui e in seguito anche nella nostra provincia sono venuta a contatto con produttori agricoli che coltivano ed allevano in modo biologico o comunque rispettoso dell’ ambiente, in quanto la materia prima di base in questo tipo di cucina assume molta importanza. Da più di 15 anni ho intrapreso un percorso di divulgazione teorico-pratica circa la consapevolezza alimentare sia nelle scuole che per adulti con buoni riscontri.

Quali sono i principi di questa alimentazione?

Una dieta naturale, quella che potremmo definire “mediterranea vera”, si basa su cereali integrali, legumi, verdure di stagione, frutta, semi oleosi e frutta a guscio.. Riduce sensibilmente l’uso di prodotti animali, in particolare carne rossa e salumi. Non è una dieta rigida, ma uno stile di vita: comprende attività fisica, cura delle relazioni, riduzione dello stress e attenzione per l’ambiente.

Ci sono evidenze scientifiche a supporto di questa scelta?

Sì, e sono numerose. Una dieta a prevalenza vegetale riduce l’infiammazione cronica silente, che è una delle cause principali di molte malattie moderne: cardiovascolari, metaboliche, autoimmuni e neurodegenerative. Un ruolo importante è svolto anche dal microbiota, l’insieme di miliardi di batteri e miceti che abitano soprattutto il nostro intestino. Il microbiota può proteggerci o danneggiarci, a seconda di cosa mangiamo. Fibre e antiossidanti – presenti solo nei cibi vegetali – lo nutrono in modo favorevole. Inoltre, questo tipo di alimentazione ha un impatto positivo anche sull’ambiente, poiché comporta un minor consumo di risorse, meno emissioni e meno allevamenti intensivi.

La riduzione del consumo di carne è davvero così importante?

Sì. In particolare, la carne rossa e i salumi influenzano negativamente il microbiota e, di conseguenza, anche il cervello. Il consumo eccessivo di proteine animali è stato associato a un aumento del rischio di varie patologie.

In Italia il consumo medio è ancora alto: circa 70 kg di carne a persona all’anno, di cui quasi 20 kg solo in salumi. Ridurne il consumo, senza eliminarlo totalmente, è già un passo significativo.

Quali sono le resistenze più forti che incontra nel proporre questo cambiamento?

La resistenza più grande è legata all’abitudine. Il nostro cervello è ancora programmato per sopravvivere, come in epoca paleolitica, e quindi tende a preferire cibi ipercalorici, zuccherati o grassi. L’industria alimentare lo sa bene e produce alimenti irresistibili per la nostra parte più antica del cervello. Non è una questione di debolezza personale, ma di biologia. Tuttavia, possiamo allenare la parte più razionale del cervello a fare scelte migliori. Ad esempio preparare una lista della spesa di cibi freschi ed attenersi a quella, assaporare e masticare a lungo in modo che la parte antica del nostro cervello diventi consapevole che il cibo c’è e calando pian piano i cibi ultra processati industriali.

Come si può cominciare, concretamente?

Basta introdurre piccole variazioni graduali. Iniziare con due o tre pasti a settimana a base di legumi, accompagnati da cereali integrali: pasta e fagioli, riso e piselli, couscous con ceci. Provare con curiosità anche altri cereali come l’ avena, veramente preziosa per la nostra salute. Aggiungere frutta secca alla colazione, usare olio extravergine di oliva di buona qualità, introdurre due porzioni di verdura al giorno, cotta e cruda. Usare spezie, erbe aromatiche e imparare a cucinare i vegetali in modo appetitoso: un broccolo, cotto bene (cioè poco) condito con olive, pomodorini secchi e capperi, può diventare un piatto gustoso. Non si tratta di rinunce, ma di riscoprire sapori veri.

Poi ci saranno i giorni di festa e le serate conviviali in cui si degusteranno i nostri cibi tradizionali, compresi i dolci che saranno così più apprezzati.

 Ci sono rischi o carenze legate a un’alimentazione vegetariana o a ridotto contenuto di carne? No, se l’alimentazione è ben bilanciata. Il mito delle “proteine nobili” della carne è stato ridimensionato. Combinando legumi, cereali e frutta secca si ottengono tutte le proteine necessarie. Nel caso di una dieta completamente vegetale (vegana), l’unico integratore davvero consigliato è la vitamina B12, che il nostro corpo non riesce a produrre in quantità sufficiente. Per chi segue una dieta prevalentemente vegetale, consiglio di rifarsi al Piatto Sano di Harvard, (da suddividere durante la giornata),  un modello visivo semplice e ben fatto che mostra le proporzioni ideali tra i diversi gruppi alimentari.

C’è un dato che ci può far riflettere?

Uno studio pubblicato nel 2019 dalla commissione EAT-Lancet ha stimato che dimezzando il consumo di carne rossa nei Paesi occidentali si potrebbero evitare circa 10 milioni di decessi all’anno. Non serve diventare tutti vegetariani da un giorno all’altro: basta iniziare a fare scelte più consapevoli.