Dopo 36 anni dal blocco dei lavori, anche quest'anno, come ogni anno, il Comitato per la Diga di Vetto e gli Amici del Comitato, il 16 agosto porteranno una corona sul taglione al suono dell’inno Nazionale.
«Purtroppo in Val d’Enza i contrari a tutto non si opposero solo alla Diga di Vetto - si legge in una nota - appaltata e iniziata ma anche alla Fondovalle Val d’Enza, anch’essa appaltata e iniziata, condannando questa Valle allo spopolamento, all’abbandono e al dissesto totale e in Val Lonza per andare da Vetto a Ramiseto si transita ancora su due guadi con scritto “provvisorio” da 30 anni. Ora con la nomina di un Commissario Nazionale torna la speranza che la Diga di Vetto veda la luce, non è una certezza, chi era contrario 36 anni fa lo è ancora e di bastoni tra le ruote ne metterà parecchi».
«Da parte del Governo - continua - la nomina di un Commissario è stata una scelta doverosa, in 36 anni il potere politico non è stato in grado di decidere su quest’opera, pur avendo ricevuto tutta la documentazione tecnica richiesta dopo la sospensione dei lavori, compreso la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) costato miliardi di vecchie Lire.
Ci risulta che il Commissario sia già operativo e in base al Doc.Fap e allo Studio di Fattibilità Tecnica ed Economica che dovrà essere redatto, deciderà se realizzare la diga e di che dimensioni, compiti che avrebbe dovuto svolgerli il potere politico».
E aggiunge: «Da anni i cambiamenti climatici, i fabbisogni irrigui e idropotabili di acqua di qualità e priva di nitrati, microplastiche e metalli pesanti, i fabbisogni energetici e la necessità di eliminare i danni da esondazione a valle, ci inducono a sperare che la Diga di Vetto venga realizzata, l’acqua, quella buona, è un bene sempre più prezioso, ma le acque dell’Enza e dei suoi affluenti da 36 anni si mandano a Po per poi ripompare quelle del Po verso monte, pur essendoci a Vetto una località che consentirebbe di trattenerne una parte durante le piogge alluvionali e nei periodi di abbondanza, per restituirle a Valle, in modo regimentato, quando servono, garantendo acque limpide nel letto dell’Enza tutto l’anno producendo energia pulita e garantendo acqua al comparto agro-alimentare di Reggio Emilia e Parma e la vita della fauna ittica presente in alveo, oltre a garantire grandi proventi economici ai Comuni rivieraschi della montagna e a realizzare la nuova viabilità lungo la Valle della Lonza».
«Ci auguriamo - conclude la nota - che i fautori del NO a tutto, che si sono sempre opposti alla Diga di Vetto, alla fondovalle Val d’Enza, fondovalle Val Secchia e Val Lonza portando i territori montani allo spopolamento e al dissesto totale, comprendano i danni che hanno fatto e che il Commissario proponga nella Stretta di Vetto una Diga in base alla potenzialità dei versanti; se dovesse scendere a compromessi con il potere politico o con i fautori del NO a tutto che propongono un piccolo invaso, o peggio ancora buttare via milioni di Euro per laghetti inutili, molto meglio non fare nulla».





Egregi Lettori di Radacon, Vi parlo da montanaro, da uomo che vorrebbe che l’uomo continuasse a vivere i territori dei nostri padri, ma questo potrà succedere solo se verranno realizzate infrastrutture come la Diga di Vetto, la fondovalle Val d’Enza, la fondovalle Val Secchia e la fondovalle Val Lonza.
Queste opere avrebbero completamente cambiato il destino del nostro Appennino Reggiano; questo crinale presenta località turistiche stupende e la mentalità imprenditoriale di tanti; agricola, industriale e commerciale, avrebbero garantito uno sviluppo incredibile a queste terre montane.
Ma non solo queste opere che avrebbero garantito a noi, ai nostri figli e nipoti di restate su queste terre non sono state realizzate, è stato impedito che venissero fatte, condannando queste Valle i questi paesi allo spopolamento, all’abbandono e al dissesto totale.
Non ci resta che sperare nella Diga di Vetto, un lago navigabile e balneabile a Vetto, area faunistica, area camper, scuole di nautica, ecc.; a metà strada tra crinale e città sarebbe un epicentro turistico e lavorativo, oltre a dare la speranza di un miglioramento della viabilità, consentendo a tutti di raggiungere l’Appennino e permettendo un pendolarismo accettabile, inoltre avrebbe garantito proventi a Comuni montani incredibili in termini economici.
Ora considerando i cambiamenti climatici, i fabbisogni idrici plurimi, i fabbisogni energetici e di laminazione delle piene per evitare i danni a Valle, ci auguriamo che questo “no a tutto” abbia finalmente fine e che almeno la Diga di Vetto veda la luce.
Questo Appennino è stato condannato alla morte da interessi di parte e da certe mentalità ideologiche, ora c’è una speranza di rinascita, spero che la si colga, dipende da tutti noi.
Lino Franzini Presidente della Municipalità di Ramiseto