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intervista al presidente Massimiliano Gibertini

La rinascita dei boschi abbandonati: il progetto del Consorzio Temar

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Restituire valore ai boschi abbandonati, promuovendo una gestione sostenibile, partecipata e innovativa del patrimonio forestale. È questo l’obiettivo del progetto “Curare il bosco, rigenerare l’Appennino”, parte della Green Community “La Montagna del Latte”, finanziata dal PNRR e dall’Unione Europea.

A guidare l’iniziativa è il Consorzio Forestale Terre Medio Appennino Reggiano, presieduto da Massimiliano Gibertini. Nato a Marola di Carpineti, il Consorzio riunisce proprietari fondiari e associazioni locali con l’ambizione di sperimentare nuove forme di associazionismo e gestione integrata delle risorse boschive, in linea con la L.R. 30/81.

Al centro di tutto, un’idea semplice ma potente: il bosco può tornare a essere una risorsa viva, se curato con competenza, visione e passione condivisa.

Presidente, qual è la missione principale del Consorzio e come si è evoluta nel tempo?

Il Consorzio TEMAR è nato nel 2018 come braccio operativo dell’Associazione Amici del Castagneto Matildico di Marola per recuperare gli oltre 50 ettari di castagneto adiacente all’Abbazia Matildica di Marola. Al momento con i progetti di ristrutturazione sono stati recuperati oltre 30 ettari di bosco e potati oltre 600 piante, la maggior parte secolari. Il Consorzio però sta cercando di ampliare la propria area di azione mediante la locazione di altre proprietà boschive e coinvolgendo alcuni proprietari locali per continuare la propria opera di recupero e valorizzazione di boschi in abbandono.

Qual è il ruolo delle associazioni come gli “Amici del Castagneto Matildico di Marola” all’interno del consorzio?

L’Associazione Amici del Castagneto Matildico dei Marola sono stati i fondatori e sono il soggetto economico di riferimento del Consorzio TEMAR. All’interno della compagine sociale sono presenti anche l’Associazione Pro Loco Marola e Il Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Reggiano come portatori di interessi e per meglio rappresentare le comunità locali.

Come coinvolgete le comunità locali e i proprietari fondiari nella gestione forestale?

Abbiamo avuto diversi incontri con alcuni proprietari della zona di Marola per allargare la base sociale del Consorzio. Molti si sono avvicinati vedendo appunto che eravamo riusciti a realizzare un progetto che fino a 7-8 anni fa era impensabile. Il nostro obiettivo per il futuro è quello di ampliare le aree in gestione.

Come si finanzia il Consorzio Forestale e quali sono i costi incomprimibili come ad esempio le spese fisse, i costi degli Amministratori ecc. che ogni anno la società deve sostenere?

Fino ad ora il consorzio TEMAR si è sempre autofinanziato e quando è stato necessario i soci hanno assicurato i fondi necessari. Per effettuare i lavori di riqualificazione del Castagneto Matildico di Marola si è ricorso ad un prestito bancario che è fase di rimborso. I costi fissi di gestione, anche se non alti, purtroppo ci sono, e sono coperti in parte dalla cessione dei crediti di sostenibilità. Da due anni infatti abbiamo conseguito la certificazione di gestione forestale sostenibile e responsabile all’interno del Gruppo Appennino Tosco Emiliano. Sottolineo che il Consiglio di Amministrazione non percepisce alcun compenso in quanto è composto da persone che in maniera volontaria hanno deciso di impegnarsi in questa “mission”. Anzi colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amministratori che nei vari mandati hanno contribuito al raggiungimento dei vari obiettivi.

Come immagina il futuro del Consorzio e del territorio forestale reggiano tra dieci anni?

Il futuro del Consorzio TEMAR mi piacerebbe immaginarlo come un soggetto che è riuscito nel suo intento di promozione della gestione forestale di boschi attualmente in abbandono. Quindi mi immagino che TEMAR gestisca molti più ettari di bosco sui quali ha già effettuato piani di gestione e interventi di recupero. Si dovrebbero poi innescare sinergie con consorzi e produttori locali per la raccolta delle castagne e per la vendita del materiale legnoso in modo da valorizzarlo adeguatamente.

2 COMMENTS

  1. Un altro articolo che cattura la mia attenzione!
    Ho partecipato domenica alla festa d’autunno e devo complimentarmi con gli Amici del Castagneto di Marola per l’ottima organizzazione e per il recupero perfetto del bosco con le Infrastrutture che agevolano la fruizione dei cittadini. Ma ancor di più devo complementarmi per l’ottima veste culturale data a tutto l’evento.

    Per quanto riguarda le speranze del Presidente del Consorzio Forestale qui espresse di vedere il futuro dell’ente da lui presieduto con più soci e maggior ettari di bosco da gestire, nutro delle perplessità che ciò possa avvenire. E questo non per le capacità di Gibertini che è anche presidente della locale Proloco e del quale, considerato i suoi operati, si può solo esprimere stima e parlarne bene.

    Il forte dubbio che quanto da lui auspicato si possa realizzare lo si deduce proprio dalle sue parole quando dice che: “Temar è nato come braccio operativo dell’Associazione Amici del castagneto di Marola per recuperare i 50 etteri di castagneto dell’Abbazia”, affermando che di fatto il “Consorzio” è controllato dagli “Amici”.

    Ho dei dubbi che dei proprietari di boschi entrino soci in un consorzio forestale non autonomo e controllato da un altro ente che ha un obiettivo ben preciso e che ormai ha brillantemente raggiunto.

    I proprietari di boschi sono esortati ad organizzarsi in consorzi forestale per ottenere i necessari finanziamenti da poter investire nel recupero delle foreste vetuste con conseguente positiva ricaduta sull’ambiente e sul territorio. Importante però è che il loro organismo sia autonomo e da loro gestito e non controllato da un altro soggetto che potrebbe anche avere interessi confliggenti.

    • Firma - Selvaggia
  2. Non mi paiono prive di logica le considerazioni di Selvaggia, segnatamente nelle seconda parte del suo commento, ma c’è un altro aspetto che mi sembra meritevole di riflessione, ed è laddove nell’articolo si parla della “cessione dei crediti di sostenibilità”, una terminologia che da quanto ne so è traducibile quale conversione dei boschi cedui nelle cosiddette foreste, ossia boschi ad alto fusto, il che comporta di fatto, salvo miei fraintendimenti, la rarefazione o sospensione dei tagli periodici ivi abitualmente praticati

    Un concetto che ritrovo nella L.R. 30/81 qui citata, art.4, comma 2, lett. a), come almeno l’ho inteso, e dal momento che tale disposto normativo regionale risale a quasi mezzo secolo fa, c’è da supporre che la proporzione tra i coltivi e le aree boscate fosse allora sbilanciata a favore dei primi, e dunque abbastanza diversa da quella odierna, che vede crescere sempre più gli incolti, che andranno verosimilmente a generare nuovi boschi, posto che diversi degli stessi sono già stati colonizzati dalle cosiddette piante pioniere.

    Se casomai vale questo presupposto, io credo che lo sviluppo dei nuovi boschi comporti la sottrazione di anidride carbonica dall’ambiente, con successivo Incameramento e accumulo di carbonio nelle piante in crescita, e si costituirà altresì un patrimonio boschivo di entità tale da rendere possibile la sua gestione nella modalità tradizionale, ossia con la rotazione tipica del bosco ceduo, che fornisce legna da ardere, funzione molto importante, oltre a rappresentare una forma di attività agricola che sa resistere al passare del tempo.

    Il che sembra peraltro corrispondere in pieno ad uno degli obiettivi che si propone la L.R. 30/81, art. 1, ossia quello di “favorire l’ampliamento della superficie boscata per scopi produttivi nonché per la tutela dell’ambiente in genere e, in particolare, per il miglioramento dell’assetto idrogeologico dei terreni montani e di quelli collinari” , e circa poi il costituirsi in Consorzi, può rappresentare una soluzione sul piano per così dire “amministrativo”, ma resta comunque il problema di chi esegue materialmente il lavori di manutenzione, ecc …

    Un pari discorso si pone a mio avviso per quei campi i cui proprietari vorrebbero evitare che diventassero gerbidi, ma non sono i grado di lavorarli (vuoi per età, o mancanza di attrezzatura, ecc …), né sono interessate aziende agricole a trarne foraggio per il proprio bestiame, e da questo insieme ricavo l’idea che il “contoterzista” sia una figura centrale per le nostre campagne, viste nel loro insieme, e mi auguro quindi che tale figura si mantenga negli anni, e che sia rispondente al caso la normativa riguardante la sua attività

    P.B. 28.09.2025

    • Firma - P.B.