Il Dibattito Pubblico sul Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) per la realizzazione di un invaso sul torrente Enza è entrato nel vivo nelle scorse settimane, ma le prime osservazioni sollevate da enti e istituzioni mostrano già un quadro complesso e tutt’altro che privo di criticità.
Fabbisogni idrici e costi del servizio: le prime perplessità
Autorità di Bacino e Atersir hanno trasmesso le loro valutazioni preliminari, mettendo in discussione le modalità di calcolo dei fabbisogni idrici e ipotizzando una possibile sovrastima delle necessità future. La Regione Emilia-Romagna, dal canto suo, chiede che venga esplicitato l’impatto dell’opera sui costi del servizio idrico, sia per l’uso irriguo sia per quello potabile: un tema che, almeno nelle presentazioni pubbliche finora svolte, non è stato affrontato in modo diretto.
Un nodo che molti cittadini considerano centrale, poiché l’eventuale aumento delle tariffe ricadrebbe sull’intera comunità, indipendentemente dalla posizione favorevole o contraria all’invaso.
Ulteriori interrogativi emergono dal cronoprogramma pubblicato dal Commissario straordinario, il professor Orlandini, datato 15 ottobre 2025. Il documento prevede un costo complessivo di 20 milioni di euro per la redazione del PFTE e del progetto esecutivo, ma allo stato attuale risultano impegnati solo 3,5 milioni, senza aggiornamenti successivi.
Resta quindi da capire se sarà possibile rispettare la scadenza del 16 maggio per la gara d’appalto del PFTE e, soprattutto, con quali risorse. Lo stesso cronoprogramma affida infatti al soggetto attuatore, il Consorzio di Bonifica Emilia Centrale, il compito di reperire i fondi necessari entro febbraio 2026.
Il comune di Vetto chiede ristori adeguati
L’ipotesi di invaso attualmente più accreditata riguarda il territorio del Comune di Vetto, dove sarebbero previsti espropri, sommersione di strade e terreni agricoli e un cantiere destinato a incidere a lungo sulla vita quotidiana della popolazione.
L’amministrazione comunale ha già avanzato richieste precise: ristori adeguati, non limitati ai soli indennizzi economici, ma inseriti in un progetto più ampio che comprenda ripristini ecosistemici e un potenziamento dei servizi locali. Una domanda resta però aperta: come intende il Commissario garantire queste misure e con quali risorse?
Un ulteriore punto critico riguarda il futuro delle opere sinergiche previste dall’Autorità di Bacino. Se i finanziamenti per l’invaso non dovessero essere reperiti, tali interventi, considerati fondamentali per l’adattamento climatico della Val d’Enza, verrebbero comunque realizzati o rischierebbero di decadere?
Un’eventualità che preoccupa amministratori e cittadini, timorosi che il territorio possa trovarsi ancora una volta senza strumenti adeguati per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Le comunità locali e gli stakeholder coinvolti attendono ora che il Commissario fornisca risposte puntuali nei prossimi incontri del Dibattito Pubblico. Trasparenza, chiarezza sui costi e garanzie per i territori coinvolti sono le richieste che emergono con maggiore forza, affinché il confronto possa proseguire in modo informato e consapevole.






Sono d’accordo che a Vetto vengano riconosciuti determinati ristori, anche in termini di opere pubbliche; durante l’esecuzione dei lavori sarà il Comune che subirà il maggior disagio, specie il Borgo di Atticola, che mi spiace molto; ma successivamente, per vari secoli, ne avrà vantaggi enormi, ma li avrà anche durante l’esecuzione dei lavori; ricordo le parole esatte che mi disse il grande Giuseppe Costetti, detto Pippo, titolare del mobilificio e della ferramenta di Vetto: ho lavorato più in quei mesi di cantiere che in anni di attività.
Ma in questi giorni cruciali per la definizione della Diga i Comuni montani, Reggiani e Parmensi, di Destra o di Sinistra, devono essere uniti, e chiedere che venga realizzata una Diga che porti benefici anche ai paesi montani; va benissimo dare acqua alle terre del Parmigiano Reggiano, dare ottima acqua ai rubinetti, eliminare i pericoli di esondazione, produrre tanta energia pulita, ridurre il pompaggio da falda o da Po, ridurre l’inquinamento, ecc. ecc., ma ai paesi montani cosa resta?; resta solo l’impatto della realizzazione della diga?; i paesi montani possono e devono accettarla perchè la diga serve, ma devono chiedere, nel modo più tassativo e senza ombra di dubbio, che la Diga che sarà realizzata garantisca ai Comuni montani un lago “balneabile e navigabile” nei mesi estivi; massima garanzia su questo.
Ma questo potrà farlo solo una Diga con una buona capacità idrica, di almeno 120 milioni di metri cubi più i milioni per la laminazione per proteggere i paesi a Valle da alluvioni, meglio sarebbe 150 milioni più la laminazione, ma questa capacità comporterebbe alcune difficoltà esecutive.
Vorrei mettere in chiaro una cosa, visto che di Dighe ne ho viste tante, la cosa più brutta che si possa vedere è una diga vuota, fondo fangoso, versanti limacciosi e rocciosi e alberi morti, una vista lunare spaventosa; è questo che la montagna vuole nei mesi estivi tutti gli anni?, sarebbe pura follia.
Una diga di queste capacità non può essere fatta alle Gazze, ma solo a Vetto, alle Gazze la massima capacità può essere di 50 milioni di metri cubi, che in estate sarebbe sempre vuota; niente balneazione, niente navigabilità, niente di niente, solo una vista lunare; una diga da 50 milioni che include l’uso idropotabile, industriale ed irriguo (che deve alimentare dei canali) e non solo dei rubinetti come Ridracoli, si vuota velocemente; si sappia che l’aspetto di vuotarsi velocemente potrebbe aumentare qualora IREN decidesse di ridurre il prelievo di acqua da falda per l’alto numero di nitrati che contiene e decidesse di usare le acque della Diga di Vetto, quasi prive completamente di nitrati per alimentare Reggio, Parma e tanti altri Comuni, la legge è dalla sua, potrà farlo quando vuole, l’idropotabile ha la priorità di legge, confermato da Atersir.
La montagna vuole un lago dove tenere gare nazionali e internazionali di barche a remi o a vela, di canoa e di kayak, con aree di balneazione dotate di spogliatoi, servizi, parcheggi e strade di accesso a queste aree; pista ciclo pedonale su entrambi i versanti del lago, area faunistica come realizzata alla Diga del Bilancino a Barberino del Mugello, creazioni di aree di sosta e picnic, aree di pesca, museo delle acque e la garanzia che le opere di manutenzione ai versanti e alla diga saranno affidate a ditte locali; come la pulizia del lago da tronchi, rami e foglie dovrà essere affidata ad una cooperativa di giovani della montagna, così pure il servizio di controllo e vigilanza.
Ora compete ai Sindaci della Montagna fare sentire la loro voce; la montagna vuole la Diga, ma vuole che questa diga porti turismo, lavoro e l’insediamento di tante nuove attività su questi territori montani, oltre al miglioramento della viabilità in valle.
Montanari: se ci siete battete un colpo, ora o mai più, il futuro dei Vs. Figli e Nipoti su queste terre montane dipenderà anche da Voi; fate sentire la Vs. voce, chiediamo alla politica di fare e non di opporsi.
Quando si parla di opere di questa natura sorgono spontaneamente dei dubbi e solo con l’approfondimento dell’analisi ci si può chiarire le idee. A questo proposito mi sono dato il tempo per analizzare tutta la documentazione, lo studio e i 28 allegati e posso dire che sono state utilizzate le migliori metodologie di analisi, seguite in modo attento e puntuale, sono stati approfonditi i punti critici geologici e geofisici. Concordo che la soluzione migliore sia Vetto, sulla capienza si parla di 86 milioni di metri cubi con laminazione di 10 e su questo e’ stata fatta l’analisi. Forse c’è un po’ di ottimismo sulla parte economica , allegato apposito, con un ERR da cui calcolo un ROI di circa 12 ma per opere con questa rilevanza sociale e di sicurezza la cosa è irrilevante.
Sicuramente mi recherò, per interesse personale, a vedere i progressi del cantiere quando partirà, però vi assicuro che sono un “umarell” con qualche competenza.
Tra i benefici che porta la diga, oltre alla riserva d’acqua per la potabilizzazione, L’irrigazione e la generazione di elettricità, che condivido e per me è già sufficiente, Franzini elenca anche la balnazione, la navigazione e la pesca, attività che secondo me, almeno nella nostra ragione, risulterebbero vietate. Se è come afferma Franzini, chiedo: quali bacini artificiali la cui acqua è destinata alla potabilizzazione e/o ad uso idroelettrico in Emilia-Romagna sono autorizzati all’attività ludiche di cui lui parla?
Selvaggia
Gent.ma Selvaggia, non la mando molto lontano per verificare quanto Le dico, io parlo sempre di realtà e non per ideologie; basta recarsi alla diga del Bilancino a Barberino del Mugello, cinque aree di balneazione con migliaia e migliaia di persone a fare il bagno, aree di balneazione dotate di immensi parcheggi, spogliatoi, servizi e bar; tre scuole di nautica internazionali per barche a remi, vela e canoa, area adibita a parcheggio Camper per chi fa le vacanze al lago in camper, area faunistica per la cura degli uccelli feriti o abbandonati; le acque della diga del Bilancino, oltre ad avere salvato Firenze dalla esondazione del novembre 2023, dichiarato da Nardella, assicura ottima acqua a tutti i rubinetti di Firenze e Prato; ma lo stesso dicasi di Montedoglio sul Tevere al confine con l’Emilia Romagna o la Diga di Bomba in Val di Sangro, in estate è come essere a Rimini, il lago è tutta una vela.
Di tutto questo ho le foto fatte dal sottoscritto, se avessi una sua e-mail provvedo ad inviargliele, il mio n° di tel. è 328 2776268
Signor Franzini la ringrazio per il veloce riscontro ma l’invito a leggere la mia affermazione e la mia domanda alla quale lei non ha risposto: ” in quali bacini artificiali di acque destinate alla potabilizzazione e/o all’idroelettrico in Emilia-Romagna si possono svolgere anche attività ludiche?” A me risulta in nessuno tanto che lei ha nominato solo
dighe fuori regione e, questo per alcuni invasi devo verificarlo, di acque non destinate alla potabilizzazione. Le ragioni del divieto vigente credo siano ovvie. A mio modesto parere l’unico vantaggio extra della diga può essere la veduta, il microclima, la biodiversità naturale e poco altro. Comunque nelle relazioni di progetto si leggeranno le attività ammesse e quelle vietate e, se non cambia la legislazione della regione, le attività ludiche non saranno possibili.
Selvaggia
https://www.redacon.it/2025/12/14/diga-di-vetto-iniziato-il-dibattito-pubblico/
Per conoscenza.
Con riferimento ai dubbi espressi da Selvaggia, riguardo a balneazione, navigazione e pesca, dubbi che mi paiono essere realistici e plausibili, mi viene di pensare che anche qualora dette attività fossero consentite si tratterebbe comunque di benefici indiretti, e tutti da venire e costruire, nonché usufruibili legittimamente da chiunque, ossia anche da chi non risiede in Val d’Enza o sul nostro Appennino, mentre io avrei innanzitutto puntato su quelli diretti, visti come concreta e mirata forma di ristoro o compensazione per i nostri luoghi, in modo che “ai paesi montani non resti solo l’impatto della realizzazione della Diga”, mutuando un avveduto concetto del primo commento.
Atteso che l’invaso porterebbe a “dare acqua alle terre del Parmigiano Reggiano, dare ottima acqua ai rubinetti, eliminare i pericoli di esondazione, produrre tanta energia pulita, ridurre il pompaggio da falda o da Po, ridurre l’inquinamento, ecc. ecc…”, come ci ricorda Franzini, ovvero una molteplicità e pluralità di giovamenti dei quali potranno avvalersi in particolare e maggiormente i territori dei comprensori posti a valle, mi parrebbe abbastanza naturale, nonché ragionevole, una “contropartita”, o “riconoscimento”, per quegli ambiti comunali rivieraschi che mettono a disposizione aree del proprio territorio per la realizzazione dell’invaso e anche per la sua operatività.
Come mi è capitato di dire più di una volta, anche su queste pagine, una forma di “contropartita” diretta potrebbe essere quella traducibile in benefici fiscali per le attività svolte in detti ambiti, graduati secondo il livello delle “ripercussioni” che potranno aversi sull’uno o altro ambito, ma io credo che una tale “negoziazione” andasse avviata da tempo, ossia già anni fa, in modo che la questione della contropartita nei termini che dicevo, o similari, o equivalenti, accompagnasse il percorso progettuale, quando eravamo ancora nella fase sostanzialmente politica, mentre ho l’impressione che con la nomina del Commissario gli spazi negoziali si siano inevitabilmente ridotti.
P.B. 14.01.2026
Gent.ma Selvaggia; probabilmente non sono stato chiaro nella mia risposta.
In Emilia Romagna abbiamo pochissime dighe, questa Regione è al terzultimo posto in Italia come acque invasate in bacini artificiali (dighe), pensi che la piccola Umbria, due province, ha quattro volte le acque invasate della grande Emilia Romagna, la Toscana 7 volte, la Sardegna 21 volte, ecc.
Le Dighe che abbiamo in Emilia Romagna, ad esclusione della diga di Ridracoli in Provincia di Forlì Cesena, sono dighe ad uso idroelettrico costruite quasi tutte ad inizio secolo dalle Società elettriche di allora, Emiliana, SADE, CIELI, ecc.
La diga di Ridracoli in Romagna è una delle poche ad uso idropotabile, ma per la configurazione dei suoi versanti (molto ripidi e pericolosi) ne è vietata la balneazione, questo vale per tutte le dighe che hanno i versanti ripidi, Vetto avrebbe i dolci pendii di Gottano e il vecchio progetto prevedeva le aree di Balneazione con spogliatoi e servizi.
Questo è il motivo per cui ho elencato dighe fuori Regione, ma sui confini, la Diga del Bilancino è a Barberino del Mugello, vicina ai confini con l’Emilia, è ad uso idropotabile, alimenta i rubinetti di Firenze e Prato, su questo lago è consentita la balneazione e tutte le attività di nautica, in estate il lago è pieno di migliaia e migliaia di persone che fanno il bagno, inoltre il lago è tutta una vela.
Con Redacon non so come allegare foto che ho fatto io delle spiagge al Bilancino, è come essere a Rimini in agosto, molta gente preferisce il fresco e il verde del lago in montagna alla calura del mare, inoltre tutti i fabbricati in prossimità del lago sono stati trasformati in B&B, in Agriturismi o Ristoranti alberghi, i terreni sono andati alle stelle; lo stesso vale per le dighe che le accennavo, vada su internet a vedere la Diga di Bomba in Val di Sangro e vedrà cosa significa un lago balneabile in montagna.
Per le aree balneabili non credo che l’Emilia Romagna abbia adottato normative diverse dalle altre Regioni Italiane, semplicemente perchè le acque destinate all’idropotabile devono sempre essere sottoposte a depurazione, le acque della diga di Ridracoli, su cui è vietata la balneazione e non esistono paesi sopra la diga, la Romagna Acque (simile a IREN) ha creato un impianto di depurazione dove lavorano 32 dipendenti, anche se queste acque sono praticamente già potabili.
Approfittavo per dirLe quali assurdità portarono alla sospensione dei lavori della Diga di Vetto il 16 agosto del 1989; il movimento di sostegno alla Lontra portò a tante e a tali proteste che il Ministro dell’Ambiente decise di sospendere i lavori e fare ulteriori accertamenti, che nel 1992 confermarono la regolarità del progetto, a Vetto le Lontre fermarono i lavori, mentre in Abruzzo, la Diga di Penne, fotocopia di quella di Vetto, è dedicata ad allevamento Nazionale delle Lontre (la diga di Penne la trova su Internet).
Per qualsiasi ulteriore chiarimento può contattarmi, cordiali saluti