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Nasce il coordinamento per la tutela del torrente Enza

Ambientalisti contro la diga di Vetto: nasce il ‘Coordinamento per la tutela del torrente Enza’

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Duilio Cangiari

«Un errore storico», così il neo nato Coordinamento per la tutela del torrente Enza definisce la realizzazione della diga di Vetto, «opera destinata a produrre danni irreversibili al territorio e a compromettere il futuro dell’agricoltura della valle».

Si tratta di una rete di associazioni ambientaliste, culturali e comitati formata da: Università Verde Reggio Emilia, Lipu Reggio Emilia, Wu Ming Foundation, Wwf Emilia Centrale e Wwf Parma, Legambiente Regionale, Legambiente val d’Enza, Legambiente Reggio Emilia, Legambiente Appennino Reggiano, Legambiente Parma, Salviamo il Paesaggio Reggio Emilia, Associazione Terre di Canossa, Pro Natura Reggio Emilia, Pro Natura Val d’Enza, e sarà presentato giovedì 22 gennaio, presso la sede di Università Verde in via Zandonai 25 a Reggio Emilia.

La nascita del Coordinamento segue l’incontro di mercoledì 14 gennaio, durante il quale è stato presentato alle associazioni e ai comitati il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) sulla diga di Vetto. Un appuntamento che, anziché chiarire, ha rafforzato le perplessità e le critiche dei partecipanti, evidenziando – secondo il Coordinamento – tutte le fragilità di un percorso giudicato frettoloso, opaco e inadeguato.

«La prima, grave criticità è il metodo – afferma il Coordinamento –. Per un’opera che sarebbe la più grande infrastruttura pubblica del territorio dopo l’Alta Velocità, il confronto è stato ridotto a due assemblee e a quattro incontri online, senza un vero dibattito pubblico. È un percorso formalmente legittimo, ma politicamente e democraticamente insufficiente».

Secondo il Coordinamento, negli anni le istituzioni hanno evitato un confronto diretto con i cittadini, lasciando che il dibattito si sviluppasse quasi esclusivamente sui giornali. «L’unica vera informazione sul territorio è arrivata dalle associazioni, attraverso iniziative autogestite come le proiezioni del film La valle ferita. Un fatto che segnala in modo clamoroso la debolezza e l’assenza delle istituzioni pubbliche».

Durissime anche le critiche al Docfap, giudicato un documento fragile, lacunoso e tecnicamente debole, non all’altezza della complessità dell’opera. «È paradossale – prosegue il Coordinamento – che si ipotizzi di spendere fino a 20 milioni di euro per un futuro progetto di fattibilità partendo da uno studio preliminare che non approfondisce adeguatamente gli scenari, vanificando di fatto la verifica reale dell’opzione zero, cioè la scelta di non costruire la diga. Così si rischia di buttare un mare di soldi pubblici in un progetto destinato a schiantarsi contro la realtà».

Il Coordinamento denuncia inoltre l’assenza di una seria valutazione delle alternative reali, come ad esempio l’efficientamento delle pratiche irrigue, e contesta l’insistenza su una presunta scarsa qualità delle acque ad uso civile. «Su questo punto – affermano – chiederemo risposte pubbliche ai gestori del servizio idrico. Finora abbiamo ascoltato solo affermazioni generiche, prive di dati e di responsabilità».

«Ci troviamo di fronte a un rischio concreto: un enorme spreco di risorse pubbliche e una scelta irreversibile calata dall’alto – conclude il Coordinamento –. Per questo continueremo a chiedere trasparenza, approfondimenti veri e un confronto pubblico reale. Il futuro della valle dell’Enza non può essere deciso in stanze chiuse o in incontri di facciata».

4 COMMENTS

  1. Nasce il coordinamento della tutele del torrente Enza e; aggiungerei, della morte dei paesi montani, dell’agricoltura di Reggio Emilia e Parma, dei paesi a valle a causa delle esondazioni, come già avvenuto nel 1972 e nel 2017, obbliga i cittadini a bere, meglio sarebbe dire non bere, acque prossime al limite della potabilità e arricchisce chi produce energia da fossili, gas e carbone, aumentando l’inquinamento e garantendo al businnes del pompaggio delle acque di continuare a farlo; ma questo è ciò che vuole una certa Italia, una certa Italia che a mio avviso, non da più peso ad una semplice parola “Coscienza” e da peso solo alle Ideologie; continuiamo così, continuiamo a sprecare le acque, il bene più prezioso dell’umanità; auguri a chi verrà dopo di me e vedrà la fine dei paesi montani della Val d’Enza, una valle priva di fondovalli, di autostrada, di ferrovia e di tunnel per il mare, come promesso a suo tempo; una valle priva di tutto; e di questa situazione dobbiamo dire grazie a qualcuno che sempre sostenuto questo.
    Ma la cosa assurda è criticare il Doc.Fap, un documento che indica delle linee generali, il Doc.Fap non è un progetto definitivo; è un documento che fa delle proposte, indica le migliori soluzioni, individua delle esigenze; non indica l’opzione zero come voluta da certe associazioni, semplicemente perchè ha valutato che non esiste, e ha proposto due località idonee alla realizzazione di una diga, Vetto e Gazze e ha detto No a Lonza e Bardea.
    Siamo alla follia, si parla di opzione zero e vengono proposte aree soggette ad esondazione controllata; immaginate casa Vostra e le Vostre terre coltivate, quando l’Enza è in piena viene fatta esondare da Voi, allagando tutto, con quel che ne consegue per decine di anni; ben sapendo che in Val d’Enza tutto questo è evitabile con un invaso a monte che porta solo grandi benefici a tutti.
    La situazione è peggiorata, non ci sono più le lontre come nel 1989, ma ai “lontristi” o i gamberi (non ricordo di che colore) che la diga potrebbe fare morire, anche questa cosa assurda in quanto quando l’Enza va in secca nei mesi estivi tutti i gamberi muoiono, mentre la diga garantirebbe acque limpide fino a Po, anche nei mesi estivi salvando i pesci, gamberi e tutta la fauna fluviale; ma questo a chi si definisce ambientalista non interessa.
    Basta con le ideologie del NO a tutto, ciò che serve, è utile e fa solo del bene, va fatto; sempre che si trovino i fondi.

    • Firma - Lino Franzini
  2. Credo che ognuno possa avere le sue idee e ha il diritto di portarle avanti, credo altresì che non sia invece giusto sminuire il lavoro e la competenza tecnico scientifica dei professionisti che propongono uno studio per un progetto che non piace. Dire che il “documento è fragile, lacunoso e tecnicamente debole” non mi sembra riguardoso verso chi ha fatto lo studio che ricordo si compone di una relazione di 90 pagine, 28 allegati tecnici con oltre 3000 pagine di tabelle, elaborazione immagini, grafici e analisi dettagliate. Sono stati coinvolti ingegneri, architetti, geologi, dottori forestali ecc… possibile che tutti assieme abbiano prodotto uno studio come viene definito nell’articolo? Io mi sono dato il tempo di leggerlo, alcune parti non ho la competenza per valutarle, altre invece le comprendo bene e non trovo alcun errore. Per quanto riguarda invece la metodologia utilizzata posso dire che nella mia quarantennale carriera di Project Manager di grandi progetti un po’ ne ho prodotti e tanti altri li ho visionati e posso assicurare che questo Studio di Fattibilità è uno dei più dettagliati e completi visti. Certo chi ha più esperienza della mia può trovare difetti che io non ho visto, sarebbe però interessante segnalare nel dettaglio i punti degli allegati che presentano lacune o superficialità se non errori, sono pronto a verificarli e cambiare opinione, fino ad allora però continuo a considerarlo validi e preciso.

    • Firma - Vulzio Prati
  3. Quanto sostiene il Sig. Vulzio Prati mi è stato confermato da una Società di Ingegneria di Milano a cui ho inviato questo Doc.Fap per avere un loro parere in merito; da parte mia, come vecchio geom. ancora iscritto all’albo, ho lavorato vari decenni all’Ufficio Costruzioni Enel, progetti, appalti e lavori erano di competenza di questo ufficio, ma volendo maggiori chiarimenti su questo Doc.Fap mi sono rivolto ad altri.
    La Soc. di Ingegneria che lo ha esaminato mi ha espresso il suo parere favorevole, dichiarandolo un documento esaustivo che ha approfondito vari aspetti, rimanendo sempre in ambito Doc.Fap, che nulla a che fare con un progetto esecutivo/definitivo.
    Comprendo che ad alcuni questo documento non sia gradito, ma non è corretto sminuirne il contenuto; la Società C&S. Di Giuseppe – Ingegneri Associati, da anni elabora Doc.Fap a livello Nazionale con notevole professionalità e soddisfazione da parte dei clienti, inoltre per alcuni approfondimenti si avvale di Enti e progettisti qualificati.

    • Firma - Lino Franzini