Riceviamo e pubblichiamo
Nell’ormai lontano 2012 e confermato con decreto n. 164 del 27 giugno a firma Giarratano Maria Carmela del Ministero dell’Ambiente/97047140583, il Sig. Direttore Generale comunicava che il Dott. Fausto Giovanelli era stato nominato Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.
Normalmente la durata dell’incarico, se non erro, dovrebbe essere quinquennale e dunque nel 2026 i quinquenni non tornano.
Non torna questa lunga conferma come durata, ma soprattutto non torna l’assoluto silenzio del nostro territorio, dei suoi politici e delle varie amministrazioni locali in occasione del prossimo rinnovo della carica: Regione Emilia Romagna in primis e per terminare con i soggetti politici del Territorio. PD in primis.
Ci sono questioni che non possono passare sotto silenzio o con indicazioni della presidenza di un cosi importante ente che interessa buona parte del nostro appennino e dei sui abitanti senza il coinvolgimento del territorio.
Ci sono da fare riflessioni che attengono ad aspetti relativi all’agricoltura, al turismo, alle infrastrutture (ad esempio strade e viabilità e telecomunicazioni), alla salvaguardia dell’ambiente e del cambiamento climatico, di artigianato, di commercio di trasporti e per non farci mancare nulla anche delle potenzialità per l’uso della cosi detta intelligenza artificiale. In pratica per l’importanza dell’Ente tutto il territorio del nostro Appennino sarà interessato dalla nomina del nuovo Presidente.
I partiti, i sindacati, e associazioni di categoria hanno delle indicazioni programmatiche sul tema? Sapranno e vorranno condividere eventuali scelte con i “montanari” che in ultima analisi dovrebbero essere i “beneficiari” di una carica così importante? Certo il forse troppo lungo periodo di vigenza “Giovanelli” farebbe pensare ad una legittima alternanza della Presidenza con una figura espressa dalla Regione Toscana, ma Reggio Emilia e l’Emilia Romagna non credono che sia almeno il caso di discuterne con i cittadini o non hanno argomenti e/o figure per questo incarico?
I sindaci dei comuni interessati, la Provincia di RE e le figure politiche reggiane in Regione, vedi l’assessore all’Agricoltura, hanno qualcosa da dire? Il silenzio su questo tema è preoccupante forse perché i soggetti che dovrebbero esprimere pareri e/o indicazioni non hanno molto da dire.
I “montanari distratti” avranno pertanto ben cinque anni (salvo proroghe) per lamentarsi del loro mancato coinvolgimento.
Conte Da Palude




Un interessamento concreto al futuro del Parco dell’ Appenino da parte delle componenti economiche e politiche reggiane ed emiliane sembra piu’ che mai opportuna in un momento in cui si sta ragionando concretamente sulla ipotesi di costruzione della Diga di VETTO , investimento davvero “storico” che potrebbe portare novita’ davvero eccezionali in tutta la zona montana reggiana e parmense.
Sia dal punto di vista economico, infrastrutturale, turistico ed ambientale, con riflessi rilevanti per tutto l’appennino centrale dell’Emilia .
Un progetto cosi’ rilevante certo dovrebbe essere portato avanti in stretta sinergia col Parco Nazionale dell’ Appennino sia in fase realizzativa pluriennale che poi in quella gestionale futura. Per garantire che da tale eccezionale investimento possano derivare per i Comuni montani coinvolti tutti i vantaggi strutturali ed economici prospettici potenziali e non solo i relativi “disagi”.