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Associazioni e ambientalisti contestano il DOCFAP: costi sottostimati, analisi fragili e 133 osservazioni degli enti

Val d’Enza, cresce il fronte del NO: “La diga di Vetto è un azzardo”

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Compensi sottostimati, analisi affidate a micro-imprese senza dipendenti e 133 rilievi tecnici: “Così si mette a rischio il futuro della Val d’Enza”.

È il messaggio lanciato dal Coordinamento per la salvaguardia e tutela del torrente Enza, che questa mattina ha presentato ufficialmente alla stampa e alla cittadinanza le proprie osservazioni sul progetto della diga di Vetto analizzando le criticità tecniche, economiche e procedurali, durante un incontro ospitato nella sede di Università Verde in via Zandonai a Reggio Emilia.

Il Coordinamento, che riunisce realtà ambientaliste e associazioni del territorio, si è ampliato nelle ultime settimane fino a comprendere: Università Verde Reggio Emilia, Lipu Reggio Emilia, Wu Ming Foundation, WWF Emilia Centrale e WWF Parma, Legambiente (Regionale, Val d’Enza, Reggio Emilia, Appennino Reggiano, Parma), Salviamo il Paesaggio Reggio Emilia, Associazione Terre di Canossa, Federazione Nazionale Pro Natura, Pro Natura Val d’Enza, Green odv Reggio Emilia e FEDERGEV Emilia Romagna.

“Compensi fuori norma e studio inadeguato”

Nel mirino finisce il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP), definito dal Coordinamento “il cuore scientifico di un’opera da mezzo miliardo di euro”. Secondo le associazioni, il documento sarebbe stato affidato con un compenso professionale pari a circa un quinto delle tariffe ministeriali, in violazione della delibera ANAC n. 102/2025 sull’equo compenso.

“Un paradosso istituzionale”, lo definiscono. A preoccupare è anche l’affidamento dell’analisi costi-benefici – appena 23.400 euro – a una micro-impresa senza dipendenti. Una scelta giudicata “inaccettabile” per un’opera di tale portata.

Le criticità non arrivano solo dal Coordinamento. Regione Emilia-Romagna, Autorità di Bacino e Atersir hanno già sollevato 133 osservazioni al documento, giudicato “del tutto insufficiente”.

“Si spendono 30.000 euro per la propaganda del dibattito pubblico, ma si risparmia sull’analisi tecnica che dovrebbe garantire la sicurezza del territorio”, denunciano le associazioni.

Secondo il Coordinamento, approvare un DOCFAP lacunoso potrebbe innescare un effetto domino: 20 milioni di euro destinati alla progettazione successiva rischierebbero di essere sprecati, poiché l’opera potrebbe comunque arenarsi di fronte ai vincoli ambientali e geologici della Val d’Enza.

Il paragone evocato è quello della diga di Chiauci, “riempita per anni solo di progettisti e mai di acqua”.

“Basta cronoprogrammi elettorali: servono alternative serie”

Le associazioni chiedono di abbandonare “cronoprogrammi da fantascienza” e di valutare soluzioni alternative, definite “più economiche, più rapide e realmente efficaci”, che – sostengono – la politica continuerebbe a ignorare.

Il Coordinamento invita infine la cittadinanza a partecipare all’iniziativa pubblica in programma sabato alle ore 10, ai Chiostri di San Pietro, dove interverranno esperti e tecnici per approfondire gli aspetti ambientali, economici e normativi del progetto.

6 COMMENTS

  1. Leggere di un “coordinamento per la salvaguardia e tutela del torrente Enza” e conoscere la situazione di questo torrente, è un colpo al cuore.
    In Emilia, a partire dal Trebbia, Nure, Tidone, Taro, Parma, Enza, Crostolo, Secchia, Panaro, Reno, ecc. sono fiumi e torrenti che presentano un alveo, dalle sorgenti alla foce, in condizioni accettabili, il più bello è il Trebbia in quanto è vivo anche in estate per merito delle acque della diga del Brugneto e a Bobbio e Rivergaro è pieno di bagnanti (vedere per credere).
    Quando ci si avvicina all’Enza, è terrificante, non è più un letto di un torrente, è un canyon scavato nella terra, situazione ben visibile nel docufilm la “Valle Ferita”, vedere l’Enza ridotta cosi non ci sono parole, posso assicurare a tutti che non è colpa della Diga di Vetto; non c’è; se ci fosse eviterebbe le alluvioni che incidono la “ferita” sempre profondamente, e in estate, non avendo nessun DMV è una cloaca dove trova la morte qualsiasi forma di fauna.
    Ma l’Enza ridotta così rispecchia la situazione dei paesi montani, completamente spopolati, dissestati e abbandonati, solo Ramiseto nel censimento del 1951 contava più di 4.000 abitanti, ora il grande Comune di Ventasso (Ramiseto, Busana, Collagna e Ligonchio), ne conta solo 3.800; tutto questo grazie a chi ha sempre detto di NO a tutto, compreso il NO alla diga di Vetto, l’unica opera che riporterebbe la vita su queste alte terre.
    Ma qualcuno continua a dire di NO, non so con quale coraggio, ma si persiste col dire di NO; spero solo che la coscienza torni a fare meditare tutti; per capirlo basterebbe osservare quali danni ha fatto una diga; vicino al confine con l’Umbria ne abbiamo due, Montedoglio e Ridracoli, nel Bolognese abbiamo Suviana e Brasimone, sul Confine Parmense abbiamo la Diga di Paduli (Lagastrello), nel Piacentino la Diga del Molato, di Mignano e sul confine con Genova il Brugneto, e poche altre; quali danni hanno dato?, nessuno, solo benefici; ma le 93 dighe nelle Province di Trento e Bolzano quanti danni hanno dato, nessuno, solo grandi benefici; ma a Reggio Emilia e Parma si devono usare le acque da falda o da Po e i trattori e le turbine per pomparle, se questo costa una follia e le acque sono quello che sono e l’inquinamento è spaventoso, va bene cosi; la cosa importante è dire di NO all’unica opera che riporta la vita in montagna, che da acqua buona ai rubinetti, all’agricoltura e produce energia pulita e salva i paesi a valle come Montecchio, Sant’Ilario, Sorbolo, Brescello, Lentigione, ecc. dalle esondazioni, rese più probabili dai cambiamenti climatici (vedi Sicilia ieri), ma tutto questo non ha importanza, la cosa importante per qualcuno è dire di NO alla Diga di Vetto; mi fermo qui, e mi ripeto: confido che esista ancora una coscienza in ogni uomo che faccia meditare, è a Lei che ogni uomo dovrebbe rendere conto ogni sera; io l’esame di coscienza lo faccio, e vista l’età lo farò ancora per poco, ma me ne andrò avanti, come diciamo noi Alpini, con la certezza di avere fatto solo del bene, questo mi ripaga per ciò che ho fatto e ciò che faccio; questo dovrebbe valere per ogni uomo, buona serata.

    • Firma - Lino Franzini
  2. Egregio Sig. Franzini
    partendo dal presupposto che personalmente non sono contrario a prescindere alla diga, considerandola un “male necessario” visti i fabbisogni energetici, i cambiamenti climatici e gli squilibri idrici che purtroppo derivano dall’antropizzazione, devo dire che in generale mi infastidisce un po’ l’atteggiamento di chi se la canta e se la suona facendo domande e dandosi risposte (quali danni hanno dato? Nessuno? Facciamolo dire a chi abita quei luoghi…) e chi minimizza le posizioni non gradite, prendendo in giro gli ambientalisti con la storia delle lontre e dando fondamentalmente del cretino a chi si azzarda a sollevare qualsivoglia obiezione.
    Per quanto mi riguarda, terrei maggiormente in considerazione le sue affermazioni se il suo atteggiamento fosse più rispettoso di chi la pensa in maniera diversa, e se le sue affermazioni fossero maggiormente argomentate e non buttate lì come se fossimo al bar. Francemante questo stile comunicativo da ultrà della curva nord, che ultimamente va molto di moda, mi ha veramente stancato.
    Cordiali saluti.

    • Firma - Andrea
  3. Egr. Sig. Andrea, credo abbia perfettamente ragione, ma vedere i territori montani dissestati e abbandonati, i paesi completamente spopolati e le attività commerciali chiuse, e presto temo che saranno a rischio ambulatori medici, scuole, banche, uffici postali, e quelle poche attività ancora presenti, ecc e sapere che questi territori montani della Val d’Enza, a differenza di tanti altri, avrebbero avuto la possibilità di crescere e svilupparsi; ma qui è sempre stato detto di NO a tutto, cominciarono le fondovalli ma qualcuno riusci a farle sospendere, cominciarono la Diga di Vetto, definita nel 1987 urgente ed indifferibile dal Ministero dell’Agricoltura, ma qualcuno riusci a farla sospendere dopo aver speso varie decine di miliardi di vecchie lire.
    Pensi che da Vetto a Ramiseto, nel 2026, si transita ancora su due guadi, sulla Lonza e sulla Vaina, regolarmente segnalati, cose da terzo mondo, questo per farle capire come siamo messi a causa dei NO a tutto. Senza pensare a cosa succede a Valle, agricoltori disperati, acque dei rubinetti al limite della potabilità, si spendono milioni e milioni per il pompaggio delle acque da Po o da falda, i paesi come Montecchio e Sorbolo saranno i primi ad essere sommersi alla prima grande alluvione.
    Mi fermo qui; la ringrazio della sua considerazione, ne terrò conto, ma a volte mi lascio prendere la mano.

    • Firma - Lino Franzini
    • Egregio Sig. Franzini
      Sono molto contento che abbia raccolto le mie osservazioni, giuste o sbagliate che siano, e che mi permetto di esprimere nel profondo rispetto di una persona che porta avanti istanze nelle quali crede in maniera granitica.
      Un cordiale saluto.

      • Firma - Andrea
  4. Nella parte conclusiva dell’articolo, laddove si dice di “valutare soluzioni alternative ……. che la politica continuerebbe a ignorare”, penso ci si riferisca alle cosiddette opere minori, quali casse d’espansione, ecc …, ovvero interventi che non mi sembrano afferire alle competenze dello Stato (cui attengono invece le cosiddette grandi opere da quanto ne so) ma piuttosto a quelle locali (regionali, provinciali, comunali), ossia ad Istituzioni a noi molto più vicine, anche per farvi arrivare sollecitazioni e proposte in materia.

    A fronte di questa considerazione, che non mi sembra campata in aria, continuo a domandarmi, da non tifoso della diga, perché mai in tutti questi anni non si sia andati su tale strada, visto che in tal modo si sarebbe potuto verificare, nel senso che oggi saremmo già in grado di saperlo, se l’insieme di detti interventi poteva effettivamente rappresentare una soluzione alternativa all’invaso, e una risposta affermativa al riguardo avrebbe dato maggiore forza alla posizione di chi nutre riserve circa l’invaso.

    P.B. 23.01.2026

    • Firma - P.B.