Sassolese, figlio del nostro compianto collaboratore Savino Rabotti, Doriano Rabotti entra nel mondo del giornalismo quasi per caso. Aveva quindici anni quando fermò per strada Leo Turrini per dirgli che voleva fare questo mestiere. Da allora non si è più fermato. Oggi, a quasi quarant’anni dall’inizio della sua carriera, è caporedattore responsabile dei servizi sportivi nazionali di QN, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione e del mensile QS Sport Magazine.
Lo incontriamo al termine delle Olimpiadi, uno dei momenti più intensi e complessi per chi lavora nello sport. E lui, che questi eventi li vive ancora “con l’eccitazione di un bambino”, racconta cosa significa coordinare quattro redazioni in un periodo in cui tutto accelera.
Cosa significa essere responsabile delle pagine nazionali di QN, Carlino, Giorno e Nazione?
“Significa decidere ogni giorno come trattare notizie e servizi, ma anche coordinare le pagine delle tre testate in modo che nessuno venga penalizzato. È un lavoro complesso già nella routine quotidiana, perché bisogna tenere insieme esigenze, spazi, priorità diverse. Durante le Olimpiadi tutto diventa ancora più difficile. Coordinare quattro testate è come guidare una squadra: nessuno deve sentirsi penalizzato”.
“Aumentano le pagine, aumentano gli eventi, aumentano le variabili. Devi programmare sapendo che quello che hai deciso al mattino potrebbe saltare. Devi essere pronto a sostituire, variare, modificare. A volte i giornalisti preparano più versioni dello stesso articolo per essere pronti a tutto”.
C’è la paura di sbagliare o di non riuscire a pubblicare una notizia in tempo?
“La paura di non riuscire a dire tutto quello che è necessario c’è ogni giorno. È impossibile essere ovunque, soprattutto in un’Olimpiade così geograficamente diffusa, in montagna, con spostamenti e collegamenti complicati. Rispetto a un tempo, però, oggi la tecnologia aiuta: internet ti permette di avere almeno qualche informazione anche se non sei sul posto. Una volta, se non eri lì, non avevi nulla”.
Cosa fa davvero la differenza nel racconto?
“Le curiosità, le storie personali degli atleti. Ognuno ha un percorso unico e poterlo raccontare è un privilegio. La notizia ormai arriva prima sui social: ciò che distingue un giornale è come la racconti”.
Che clima si è creato tra le redazioni?
“Bellissimo. Persone diverse, redazioni diverse, ma tutti hanno capito l’importanza del momento e hanno dato più di quanto fosse richiesto dal contratto. Abbiamo lavorato con spirito di squadra, come gli atleti sul campo. La nostra Olimpiade l’abbiamo vinta: non solo per la qualità del servizio, ma per la collaborazione straordinaria tra quattro redazioni”.
Doriano scrive sulla sua pagina Facebook: «Avrei voglia di citarli tutti… È stato un piacere che non ha fatto sentire la fatica, gli orari impossibili, i turni senza sosta…»
Ora che i Giochi sono finiti, cosa vi aspetta?
“Un po’ di routine, ma non ci si annoia mai. Ci sono i campionati alle porte, e ogni stagione porta sorprese e colpi di scena che possono sconvolgere il calendario. L’incognita più grande è il Mondiale 2026: non sappiamo ancora se l’Italia parteciperà, e questo cambia tutto anche per noi.”
Che messaggio darebbe a chi vuole intraprendere questo mestiere?
“Il mondo è cambiato, il giornalismo è cambiato, ma avere un’idea e un sogno resta fondamentale. Il mio sogno l’ho realizzato, ci sono arrivato: per me è il completamento di un percorso. Ai ragazzi dico: seguite i vostri sogni e rincorreteli. Quando ne realizzi uno, se ne apre un altro”.




