Home Cronaca Parmigiano reggiano record: il Coordinamento nega la crisi e attacca la diga...
Produzione record di parmigiano reggiano a Bibbiano

Parmigiano reggiano record: il Coordinamento nega la crisi e attacca la diga di Vetto

1942
0

Produzione in crescita, marchio forte sui mercati e numeri che raccontano un comparto in salute. È su questi dati che il Coordinamento per la tutela del torrente Enza torna ad attaccare il progetto della diga di Vetto, definendo “strumentale” la narrazione di una presunta emergenza del settore lattiero-caseario.

Al centro della polemica c’è l’andamento produttivo del Parmigiano reggiano, che nel comprensorio reggiano continua a segnare risultati significativi. In particolare, Bibbiano – storicamente legata alla produzione del formaggio Dop – avrebbe raggiunto nel 2025 quota 151mila forme, raddoppiando i volumi rispetto a vent’anni fa.

Secondo il Coordinamento, questi numeri «smentiscono l’idea di un settore in ginocchio che avrebbe bisogno di una grande infrastruttura per sopravvivere».

«Se la produzione cresce e il marchio si consolida senza l’invaso, parlare di crisi strutturale appare forzato», sostengono gli ambientalisti.

Il nodo acqua

I promotori della diga ritengono l’opera strategica per garantire riserve idriche stabili all’agricoltura della Val d’Enza, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici e siccità ricorrenti. Per il Coordinamento, invece, l’emergenza verrebbe amplificata per accelerare un progetto da centinaia di milioni di euro.

Nel mirino finiscono anche gli impatti ambientali sul torrente Enza: alterazione dell’ecosistema fluviale, modifica del trasporto dei sedimenti, rischio eutrofizzazione e perdita di biodiversità. «La qualità dell’acqua è legata all’equilibrio naturale del bacino e ai prati stabili che filtrano la falda», si legge nella nota.

Alternative possibili

Il Coordinamento propone un approccio diverso: riduzione delle perdite nelle reti irrigue, riutilizzo delle acque reflue depurate, piccoli invasi diffusi e una gestione più efficiente della risorsa idrica. Interventi considerati meno impattanti rispetto a una grande diga.

Il confronto resta aperto. Da un lato chi vede nell’invaso una garanzia per il futuro dell’agricoltura e della filiera del Parmigiano reggiano; dall’altro chi teme un’opera irreversibile in un territorio già fragile.