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IL 29 MARZO, DOMENICA DELLE PALME

Sulle tracce di melodie medievali: antichi canti liturgici per il triduo pasquale

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L'antica chiesa parrocchiale cittadina di Santo Stefano ha ospitato la sera della domenica delle Palme un evento di particolare rilevanza sotto il profilo culturale e spirituale: Il mistero del sepolcro vuoto; dopo un silenzio durato vari secoli, proporre all'ascolto canti che venivano eseguiti a Reggio nel Medioevo durante la Settimana Santa. Una "prima" mondiale, si può affermare.

La serata è stato il frutto, come ha sottolineato nel commento dei testi Cesarino Ruini, professore dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, di puntuali ricerche d'archivio e soprattutto di impegnative trascrizioni da pergamene impiegate successivamente per rilegare registri e quindi di difficile lettura. Merito dell'iniziativa va all'Associazione "Il Saggiatore Musicale" assieme a Soli Deo Gloria, Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi – Sezione di Reggio Emilia e Parrocchia dei Santi Agostino, Stefano e Teresa. Progetto e coordinamento di Nicola Badolato, Cesarino Ruini e Stefani Roncroffi, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna.

La serata, introdotta dal parroco don Luca Grassi e dal presidente Della Deputazione Giuseppe Adriano Rossi, fa parte di un ciclo di quattro lezioni-concerto sulla Musica del Medioevo dal titolo "Sulle tracce di antiche melodie: viaggio in Aemilia tra patrimoni artistici e musicali".

Particolarmente apprezzata ed applaudita l'esecuzione da parte di due qualificati gruppi corali: la Scuola Gregoriana della Cappella Musicale San Francesco da Paola di Reggio Emilia, diretta da Pietro Magnani e Silvia Perucchetti e la Cappella Musicale Teresiana di Reggio Emilia, direttore Leonardo Pini.

Il canto dialogato Flete fideles anime – che ha aperto l'evento - era molto diffuso in Francia e Germania, ma era eseguito anche a Reggio Emilia nella cerimonia dell'adorazione della croce del Venerdì santo. Nessuno ne conosceva l'esistenza, fino a quando il professore Sauro Rodolfi ne ha trovato una traccia: una pergamena duecentesca di un libro di canto della Cattedrale impiegato nel Cinquecento come copertina di un registro battesimali del nostro Battistero. Il restauro di questo documento ad opera dell'Ufficio diocesano dei Beni Culturali e il suo studio non hanno consentito di recuperare per intero il testo e la musica; hanno però permesso di verificare che nelle parti leggibili corrispondeva allo stesso canto praticato nella chiesa di Padova e conservato in un manoscritto della cattedrale di quella città. La versione è stata proposta dal Schola Gregoriana della Cappella Musicale San Francesco da Paola di Reggio Emilia, accompagnato dal suono della "sìnfonia", antenata della gironda; il testo latino  è il risultato di una ricercatissima creazione letteraria, ricca di figure retoriche.

Uno dei momenti più intensi e partecipati della Veglia pasquale era la processione al fonte battesimale per la benedizione dell'acqua, con la quale si battezzavano i catecumeni.

Uno dei canti eseguiti durante questa liturgia battesimale a Reggio Emilia era l'antifona processionale Crucifixum in carne.

Una raccolta manoscritta di inni proveniente dalla Cattedrale reggiana, attualmente alla Biblioteca Panizzi, ne conserva una versione trecentesca intonata polifonicamente a quattro voci.

Il testo dell'antifona, molto antico, era conosciuto in diverse parti dell'Europa, ma la versione polifonica esiste solo nella fonte reggiana, ed è il più antico e unico brano che documenta l'uso della polifonia a Reggio Emilia nel secolo XVI. E' stato proposto nell'esecuzione offerta dalla Cappella Musicale Teresiana, diretta da Leonardo Pini.

La serata è stata conclusa da un dramma liturgico, una delle forme d'arte che la Chiesa antica metteva in campo per veicolare e rendere comprensibili ai più i misteri che il progressivo affinamento del pensiero teologico tendeva ad allontanare dal sentire comune, ha sottolineato Cesarino Ruini.Conosciuto anche come sacra rappresentazione, questa azione drammatica segnò, a partire dalla Francia del secolo IX, la ripresa in Occidente della pratica teatrale conosciuta  con il nome di "mystère" (mistero).

Il nucleo originario di questa forma di arte drammatica era l'episodio delle tre Marie che si recano al sepolcro, vuoto, di Cristo, per ungerne il corpo, e incontrano l'angelo che dice loro: "Chi cercate?" (Quem queritis?), parole che finirono per identificare emblematicamente il dramma stesso.

La notevole fortuna goduta da questa scena diede origine ad ampliamenti progressivi, con l'aggiunta di altri episodi, come quello delle Marie che acquistano gli unguenti, quello della Maddalena che incontra Gesù nell'orto scambiandolo per il giardiniere (Noli me tangere).

il Museo diocesano di Reggio Emilia conserva un capitello del secolo XII, proveniente dalla pieve di San Vitale di Carpineti, nel quale sono raffigurate le tre scene del di questo dramma liturgico, noto come "Visitatio sepulchri" (Visita al sepolcro). Questo elemento architettonico è una rarissima testimonianza che tale sacra rappresentazione era conosciuta anche in ambito reggiano e offre lo spunto per mettere in scena in forma interamente cantata la sceneggiatura dell'episodio evangelico pasquale, ripresa da un manoscritto della città francese di Tours coevo del capitello, che fra l'altro presenta tratti stilistici riferibili all'arte scultoria borgognona.

I testi e le musiche di questo dramma liturgico ripresi da questo manoscritto francese sono state  eseguite dalla Schola gregoriana della Cappella Musicale San Francesco da Paola di Reggio Emilia, diretta da Pietro Magnani e Silvia Perucchetti.

g.a.rossi