È stata, prima ancora che una festa, una storia che si ripete ogni anno.
A Pasqua e Pasquetta, a Castelnovo ne’ Monti, lo Scusìn è tornato ad animare il centro storico con quella sua atmosfera, fatta di voci, attese e piccoli gesti tramandati nel tempo.

Al centro, come sempre, le uova. Non solo un gioco, ma una sorta di rito: mani che si
avvicinano, uno sguardo d’intesa, poi il colpo secco. Una sfida rapida, quasi silenziosa, che
decide vincitori e vinti.
Il resto è intuibile: chi resiste continua, chi cede lascia qualcosa
all’altro. È una dinamica semplice, ma capace ancora oggi di coinvolgere bambini e adulti,
curiosi e appassionati.
Eppure lo Scusìn non è mai stato soltanto un passatempo. Dietro quel gesto essenziale si
nasconde una memoria più profonda, quella di un tempo in cui anche poco bastava per fare la differenza. E così, tra una sfida e l’altra, riaffiora una cultura che parla di condivisione, ingegno e comunità.
Intorno, il paese ha vissuto due giorni pieni: musica, stand, incontri, sorrisi, in un intreccio continuo tra tradizione e presente. Un centro storico vivo, attraversato da generazioni diverse, unite da qualcosa che va oltre l’evento.
Lo Scusìn 2026 è stato tutto questo: una festa, certo, ma anche un linguaggio.
Quello delle cose semplici, che non hanno bisogno di essere spiegate fino in fondo per essere capite.
Perché, a Castelnovo ne’ Monti, a volte basta il suono leggero di un uovo che si rompe per
raccontare una comunità intera.
Guardate il servizio!
Michele Ciani



