Questa mattina, lunedì 6 luglio, alle prime luci dell’alba, le campane della chiesa di Santa Teresa hanno annunciato il trasferimento della salma di mons. Adriano Caprioli in Cattedrale. Un ritorno nel luogo che ha segnato profondamente i suoi quattordici anni di episcopato reggiano e che fu oggetto di un impegnativo restauro da lui fortemente voluto.
In Duomo la solenne concelebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi, che ha ricordato i molti doni offerti da mons. Caprioli alla Chiesa reggiano‑guastallese, nella quale ha scelto di rimanere fino alla morte e dove ha chiesto di essere sepolto, nel sepolcreto dei vescovi situato nella cripta della Cattedrale.
Alla celebrazione hanno concelebrato i vescovi originari della diocesi — Rabitti, Ghizzoni, Gianotti e Monari — insieme al vescovo emerito Camisasca e ai presuli Pizzi e Ambrosi. Tra i banchi erano presenti le autorità civili e militari e una delegazione di Solbiate Olona, città natale di Caprioli, con il sindaco, il gonfalone comunale e il vicario di Varese.
Le parole dell’omelia
Nell’omelia, mons. Lorenzo Ghizzoni, già ausiliare di mons. Caprioli e oggi arcivescovo metropolita di Ravenna‑Cervia, ha ricordato le disposizioni lasciate dal vescovo Adriano per il proprio commiato: «Desidero che i miei funerali siano semplicissimi e che in tutto appaia la gioia e l’attesa dell’incontro con il Signore. Le letture della liturgia di commiato siano quelle della Parola di Dio data dalla Chiesa per la Messa del giorno, accentuando il carattere di omelia sulla Parola di Dio, come se fosse la mia ultima omelia alla mia Chiesa, non l’elogio della Chiesa al suo vescovo».
Mons. Caprioli, esperto di liturgia, aveva inoltre chiesto che tra i canti fosse inserito "Del Padre invincibile", di cui aveva scritto personalmente il testo su musica di Bach.
Ghizzoni ha sottolineato la centralità dell’azione liturgica nella spiritualità, nella predicazione e negli scritti del vescovo Adriano: «Fino all’ultimo ci ha chiesto di rinnovare la nostra Speranza cristiana, che non si deve spegnere di fronte alla morte». Ha poi ricordato il rapporto personale che li ha legati: «Mi ha insegnato a fare il vescovo ausiliare», evidenziando un dialogo sempre aperto, fatto anche di pazienza e ascolto.
Durante i quattordici anni trascorsi a Reggio come vescovo emerito mons. Caprioli ha mantenuto costante la preoccupazione pastorale e la preghiera per la sua Chiesa diocesana. Si è spento nella notte del 4 luglio, memoria liturgica di san Pier Giorgio Frassati, giovane di Azione Cattolica.
Il ricordo di don Daniele Casini
Con voce commossa, don Daniele Casini, che per quattordici anni segretario del vescovo Adriano e poi suo parroco a Santa Teresa, ha ricordato il generoso ministero svolto da Caprioli e il servizio semplice e prezioso offerto come emerito alle comunità parrocchiali. Ha sottolineato anche la sobrietà del suo stile: la semplice talare nera ambrosiana, talvolta accompagnata dalla fascia rossa, e l’importanza attribuita all’anello episcopale, segno del legame sponsale con la Chiesa reggiano‑guastallese.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto dall’arcivescovo Morandi a quanti hanno accompagnato mons. Caprioli nel tempo della malattia.
Al termine della celebrazione, la bara è stata portata a spalle da alcuni sacerdoti diocesani nella cripta della Cattedrale, dove è stata deposta nel sepolcreto dei vescovi, secondo il desiderio espresso dallo stesso mons. Adriano.





