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la nota dell'assessore

Boni sulla nuova Casa di Comunità: «Servono servizi e specialisti»

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In merito all'inaugurazione della nuova Casa di Comunità e Ospedale di Comunità (Osco) di Castelnovo ne' Monti che avverrà il 9 luglio, interviene Carlo Boni, assessore alla salute del Comune di Castelnovo e medico pediatra.

L’assessore Boni che  «sulla imminente inaugurazione della nuova Casa della Comunità e l'Ospedale di Comunità di Castelnovo quale riteniamo doveroso esprimere alcune considerazioni come Amministrazione comunale, trattandosi di un tema che riguarda direttamente il diritto alla salute dei cittadini dell'Appennino».

«L'inaugurazione precisa -  di una nuova struttura rappresenta certamente un momento importante e un investimento significativo per il territorio. Proprio per questo auspichiamo che la Casa della Comunità possa diventare realmente il fulcro della nuova sanità territoriale. Oggi, però, siamo preoccupati perché, allo stato attuale, il rischio è che queste strutture finiscano per rappresentare poco più di una nuova sede nella quale operano insieme i medici di medicina generale, una modalità organizzativa che, di fatto, era già presente attraverso le medicine di gruppo e di rete».

Prosegue Boni: «La riforma della medicina territoriale, varata dopo la pandemia e sostenuta dagli investimenti del PNRR, prevedeva molto di più. Le Case della Comunità Hub e Spoke avrebbero dovuto ospitare stabilmente diverse figure specialistiche – come cardiologo, pneumologo, neurologo e diabetologo – oltre ai medici di famiglia, favorendo una presa in carico multidisciplinare dei pazienti. Ad oggi, invece, l'unica presenza specialistica strutturata sembra essere quella del cardiologo. Allo stesso modo non risultano ancora avviati strumenti previsti dalla riforma, come la medicina d'iniziativa e la medicina di popolazione, di grande importanza per la gestione della cronicità e l'individuazione del rischio reale di popolazione. Sono aspetti che rappresentavano uno dei pilastri della nuova organizzazione sanitaria territoriale e che, almeno per ora, sembrano essere rimasti sulla carta».

«Le Case della Comunità - spiega l’assessore - sono nate con un obiettivo preciso: avvicinare la sanità ai cittadini, offrire risposte tempestive ai bisogni di salute e ridurre gli accessi inopportuni ai Pronto soccorso nonché ricoveri e terapie improprie, alleggerendo così la pressione sugli ospedali. Oggi, però, il rischio è che ci si fermi alla realizzazione degli edifici senza completare quel cambiamento organizzativo che dovrebbe renderli davvero efficaci. Come assessore alla Salute, ma anche come medico che continua ogni giorno a lavorare sul territorio, vedo una situazione che ritengo ancora insufficiente a rispondere ai bisogni reali della popolazione. Nei territori montani, dove le distanze e la carenza di professionisti rendono tutto più complesso, servono servizi concreti, personale e strumenti realmente utilizzabili».

Boni alla salute: servono scelte coraggiose

Boni ritorna poi sull’importanza della telemedicina.

«Penso – afferma - ancora una volta, all'importanza della telemedicina. Così come fondamentali sarebbero alcuni semplici strumenti, come elettrocardiografia con refertazione a distanza; ecografia da effettuare in loco dopo adeguata formazione degli operatori o con refertazione a distanza. Non risultano ancora attivati in questo ambito corsi di formazione specifici. Inoltre la possibilità di eseguire esami diagnostici di primo livello direttamente nelle Case della Comunità consentirebbe di intercettare precocemente molte situazioni cliniche, evitando ricoveri impropri, accessi non necessari ai Pronto soccorso e percorsi diagnostici più lunghi e complessi. Sarebbe un vantaggio sia per i cittadini sia per la sostenibilità del Servizio sanitario.

L'Emilia-Romagna continua a essere una delle regioni italiane più avanzate nella realizzazione delle Case della Comunità. Tuttavia non basta inaugurare gli edifici: occorre riempirli di servizi, professionisti e organizzazione. Altrimenti la riforma della sanità territoriale rischia di rimanere incompleta».

Conclude Boni: «C'è poi un tema che considero altrettanto importante: quello della programmazione specialistica del personale sanitario. Se non si aumenta il numero degli specialisti formati e disponibili, continueremo a rincorrere le emergenze senza riuscire a garantire un ricambio adeguato. Lo vediamo anche nella pediatria: nei prossimi anni il nostro distretto perderà altri professionisti e il rischio è quello di una progressiva riduzione dei servizi, proprio mentre i bisogni della popolazione aumentano. L'obiettivo del contenimento della spesa pubblica è certamente importante, ma non può tradursi in una diminuzione dei servizi offerti ai cittadini. Quando le prestazioni pubbliche vengono meno, il costo ricade inevitabilmente sulle persone, che sono costrette ad affrontare tempi di attesa sempre più lunghi oppure a rivolgersi alla libera professione. Il nostro auspicio è quindi che, oltre all'inaugurazione della struttura, venga presentato anche un cronoprogramma chiaro sull'attuazione completa della riforma, indicando quali servizi, quali professionalità e quali strumenti saranno progressivamente attivati e in quali tempi. Solo così la Casa della Comunità potrà diventare davvero il punto di riferimento della sanità territoriale che cittadini e operatori attendono da anni».

1 COMMENT

  1. Sull’argomento in questione l’Assessore era già intervenuto su Redacon nell’aprile 2023, allora nella veste di Consigliere comunale, per rappresentare la “preoccupazione quasi unanime per la mancanza di personale sanitario che potrebbe rendere queste strutture delle scatole vuote, trasformandole in un ennesimo spreco di pubblico denaro”, con riferimento ad un incontro tenutosi nella serata precedente (vedesi l’articolo del 18.04.2026, dal titolo “Sulla sanità chi può agisca con determinazione”).

    Qui troviamo poi scritto che “l’Emilia-Romagna continua a essere una delle regioni italiane più avanzate nella realizzazione delle Case della Comunità. Tuttavia non basta inaugurare gli edifici: occorre riempirli di servizi, professionisti e organizzazione …”, e mi viene di ricollegare tale affermazione ad un articolo di Redacon del 30 giugno, stesso anno, con titolo “ALLARME PD PER L’EMILIA ROMAGNA – Pnrr: Ritardi su case e ospedali di comunità”, e da cui traggo elementi che mi paiono divenuti attuali.

    In detto articolo del 30 giugno 2023, si diceva che il Governo pareva “orientato a tagliare una parte significativa delle case e degli ospedali di comunità” e si lamentava altresì che lo stesso “non avesse ancora indicato dove reperire le risorse necessarie per la gestione e il funzionamento della rete, a partire da quelle per il personale medico, infermieristico e tecnico-amministrativo”, e si sottolineava l’importanza di Ospedali e Case di Comunità, e COT, per la riorganizzazione della medicina del territorio.

    Vi si leggeva altresì che la Regione Emilia-Romagna, se ho ben inteso, aveva programmato la realizzazione, con risorse PNRR, di 84 nuove Case della Salute e 27 Ospedali di Comunità (OSCO), unitamente a 45 centrali operative territoriali (COT), oltre a contare già su 128 Case della Salute, rispetto ad un totale nazionale di 500, arrivando così ad avere un numero abbastanza consistente di tali strutture, il che può aver forse indotto l’allora Consigliere, oggi Assessore, a temere che OSCO e Case di Comunità, una volta costruite, non siano poi operative (stando ad un articolo del 06.09.2013).

    Essendo ricorrente il tema del personale, io continuo a domandarmi se non fosse preferibile “concentrare” il personale sanitario nell’Ospedale Sant’Anna, anziché impegnarlo in un OSCO (mentre il discorso è diverso per la Case di Comunità, che mi sembrano destinate ad ospitare la Medicina di Base), e mi chiedo inoltre come la nostra Regione, e gli esponenti dei partiti che ne sono alla guida, non si siano posti il problema delle risorse necessarie per il nuovo ed ulteriore personale (posto che la “tutela della salute” compete alle Regioni, in forza dell’art.117 della Costituzione).

    P.B. 09.07.2026

    • Firma - P.B.