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la nota della consigliera regionale elena carletti

Omicidio Saman Abbas, la Cassazione conferma le condanne per i familiari

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Nessuno sconto di pena e nessuna cancellazione della premeditazione per l'omicidio di Saman Abbas. Con il rigetto dei ricorsi da parte della Corte Suprema di Cassazione, cala definitivamente il sipario sul processo per la tragica morte della diciottenne pakistana, uccisa a Novellara nel maggio del 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato.

I giudici della Suprema Corte hanno confermato in toto l'impianto accusatorio e la sentenza della Corte d'Assise d'Appello. Diventano così definitive le condanne all'ergastolo per i genitori della ragazza, quelle per i due cugini (per i quali in appello era stata ribaltata l'assoluzione di primo grado) e la condanna a 22 anni di reclusione per lo zio.

Al centro del ricorso dei legali della difesa c'era proprio il tentativo di far cadere l'aggravante della premeditazione – mossa che, in particolare per la posizione dello zio, puntava ad ottenere gli sconti di pena del rito abbreviato. La Cassazione ha però blindato la ricostruzione dei giudici di merito, sancendo in via definitiva la sussistenza della premeditazione e la piena tenuta del quadro sanzionatorio.

«La decisione di oggi scrive una pagina definitiva sul fronte giudiziario, confermando la gravità assoluta di un delitto che ha sconvolto le nostre coscienze», commenta Elena Carletti, consigliera regionale Pd ed ex sindaca di Novellara.

Nel suo ruolo, Elena Carletti ha guidato la comunità novellarese nei mesi più duri seguiti alla scomparsa e al drammatico ritrovamento di Saman, affrontando in prima linea le implicazioni sociali e culturali della vicenda.

«Come ex sindaca - continua la consigliera - ho vissuto ogni giorno di questa terribile vicenda a fianco dei miei concittadini, dando voce alla nostra comunità unita. Ma in seguito, anche come donna, ho sentito il bisogno di testimoniare, sempre, che Novellara e il nostro territorio non hanno mai dimenticato Saman, figlia di questa nostra terra, e i suoi sogni che sono stati così terribilmente interrotti».

«La giustizia ha fatto il suo corso e ha confermato una verità dolorosa: la premeditazione di un orrore nato all'interno del nucleo che avrebbe dovuto proteggerla - conclude Carletti -. Eppure la fine dei processi non cancella il vuoto, perché quella di Saman resta una ferita aperta nel cuore della nostra comunità. In un contesto dove c'è persino chi nega la realtà dei femminicidi, il nostro impegno contro la violenza di genere e a favore dell'emancipazione e della libertà di ogni donna non si ferma certo oggi. Perché lo dobbiamo a Saman e a tutte le ragazze e le donne che chiedono solo di poter scegliere liberamente il proprio futuro e il percorso della propria vita».