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I racconti di Elda Zannini

Elda racconta “Le favole dell’Elda”

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Dal momento che i miei pasti estivi, sono molto veloci dal momento che ho eliminato il “primo” perciò niente pasta, niente minestre e minestroni, darò loro il benvenuto, quando arriveranno i primi freddi, ora un secondo con contorno, basta e avanza.

Dopo, breve riposino sul letto, ma solo le mie vecchie ossa riposano, perché la mia mente continua a scavare nel passato.

Mio padre era originario di Carnola, paese molto frequentato da me, là c’erano i miei cugini, l’adorata zia Amabile e le mie amiche preferite.

Sì io mi trovavo meglio con loro, che con le Castelnovine, specialmente certe che avevano la “puzza sotto al naso”.

Adesso che ho una certa età, ricordo certi aneddoti che mi hanno accompagnato nella mia lunga vita.

In un certo punto di Carnola, vicino alla fontana del Varano c’era una fossa piena d’acqua dove i contadini portavano ad abbeverare le mucche e dove le donne riempivano secchi d’acqua e ci mettevano in bagno la biancheria, che poi veniva insaponata, passata con la spazzola dura da bucato, infine sciacquata dentro a quella vasca.

I bambini giocavano volentieri con quell’acqua, facendoci navigare le barchette ricavate da mezzo guscio di noce, oppure costruite con il foglio di un vecchio quaderno.

Un giorno un bambino che si era sporto più del solito, è caduto dentro all’acqua e tutti a chiamare la madre che si trovava lì vicino:

“Svan l’è cascà in tla fòsa” cioè “Giovanni è caduto nella fossa”.

La madre velocissima arrivava, lo tirava su, poi lo liberava dei vestiti fradici che metteva ad asciugare sulla siepe e Svan resta in mutande   bagnate, ma stavolta era acqua, non era la solita pipi, in ogni modo sempre bagnate erano.

I bambini continuano a giocare, ma dopo un po’ si sente urlare di nuovo:

“Svan l’è cascà int la fòsa”. Giovanni è caduto nella fossa!

Arriva la mamma velocissima lo tira su gli fa una bella ramanzina, ma non doveva neanche svestirlo aveva solo quelle mutande che gli cadevano sotto al sedere col peso dell’acqua, stavolta la mamma gli proibisce di giocare con l’acqua.

Ma Svan non resiste e per la terza volta cade dentro alla fossa, stavolta la mamma molto arrabbiata gli tira fuori dall’acqua la testa, lo fa respirare poi lo calca sotto un’altra volta, e questo per altre due volte, poi lo tira fuori e gli dice:

“Et capì adesa cusa a suced?” Hai capito adesso cosa succede? Se cadi dentro e nessuno ti tira fuori?

La lezione a Giovanni era bastata, tanto che dopo girava al largo dalla “Fossa del Varano” e non vi so dire se più tardi ha imparato a nuotare nel fiume Secchia come gli altri ragazzini, perché io non andavo più a giocare a Carnola, ma da Suor Giulia a imparare a ricamare e lì cominciava un’altra fase della mia vita.

Elda Zannini