Riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore
Credo che non sia facile commentare la sentenza definitiva di condanna all'orefice Roggero.
A 72 anni l'essere condannato a 14 anni di reclusione equivale presumibilmente ad una condanna all'ergastolo. Una delle motivazioni indicata dai media e per il quale Mario Roggero ha subito la condanna è che il pericolo era finito e che pertanto, il tardivo inseguimento e l'uccisione dei due ladri e il ferimento del terzo, non può essere considerata legittima difesa.
Io personalmente credo che un imprenditore che viene rapinato e vedere minacciata la moglie e la figlia non può reagire immediatamente per non compromettere la vita dei famigliari sparando ai delinquenti con il rischio di colpire proprio uno dei famigliari o che il rapinatore possa colpire uno dei famigliari. I romani antichi consideravano tardiva la vendetta quando il pericolo era finito, ma nel caso di una rapina il pericolo non finisce con la fuga dei rapinatori: il pericolo rimane fino a quando i rapinatori sono liberi e, per varie motivazioni, troppi malviventi sono a piede libero; d'altra parte una persona che è già stata precedentemente rapinata e i ladri non sono stati ripresi, come fa a pensare che la minaccia sia finita?
Neppure il richiamato Far West, che alcuni commentatori segnalano fra i rischi della giustizia del -fai da te-, mi convince e, non vorrei che il rapinato fosse condannato perché ha sparato tardi e non ha estratto la pistola più velocemente dei rapinatori mentre quei pochi secondi di ritardo, gli sono costati 14 anni di carcere. Non mi convince neppure l'esborso per il risarcimento ai famigliari dei rapinatori (E. 780.000 circa) ad indennizzarli perché verrebbe a mancare a loro il presumibile "reddito futuro" davvero? e ... il mancato reddito derivante dal lavoro del "carcerato" chi lo dovrebbe indennizzare?
Non tutti sono veloci come Tex Willer ad estrarre la pistola e non vorrei che la condanna all'orefice fosse un invito a sparare ancora prima che la minaccia si verifichi perché potrebbe diventare: "legittima difesa preventiva"!!!
Quanto alla possibilità di candidare Roggero alle prossime elezioni, direi che forse è il caso di soprassedere e non replicare il caso della parlamentare Europea eletta nonostante fosse inquisita in un paese estero.
Cordialità,
C.d.P.
RISPONDE LA REDAZIONE
Aderendo al dovere di cronaca e al rispetto delle sentenze, riteniamo doveroso precisare e contestualizzare alcuni elementi chiave di questa drammatica vicenda.
La sentenza della Corte di Cassazione non nasce da una valutazione astratta o "ideologica", ma dalla ricostruzione rigorosa dei fatti attraverso le immagini di videosorveglianza. La dinamica accertata dai giudici parla chiaro: Assenza di pericolo attuale: Mario Roggero ha inseguito i rapinatori all'esterno del negozio mentre questi erano ormai in fase di fuga. I colpi sono stati esplosi in strada e alle spalle. Il bilancio è stato di due morti e un ferito grave.
La legge non ammette la "vendetta" o la giustizia fai-da-te: Perché si possa parlare di legittima difesa (art. 52 del Codice Penale), la legge richiede la presenza simultanea di un pericolo imminente, la necessità di reagire e la proporzione dei mezzi. Quando l'aggressore scappa, il pericolo cessa; l'inseguimento e l'uso dell'arma diventano un'azione punibile come omicidio, indipendentemente dai precedenti penali dei malviventi o dallo stato emotivo di chi ha subito il reato.
L'arma e il porto illegale
E' opportuno ricordare che Roggero è stato condannato anche per porto illegale di armi: la pistola non poteva essere portata ed usata in pubblica via.
Quanto alle indiscrezioni sui beni o sui rapporti finanziari dell'imputato, spetta agli organi inquirenti e ai procedimenti civilistici valutare la capienza e la regolarità delle risorse ai fini dei risarcimenti. E mezzo però intanto in queste ore il fatto che il condannato avesse un conto all’estero assieme alla moglie, dove aveva depositato i soldi ricevuti a supporto.
Infine, per quanto va sottolineato che negli Stati Uniti o in Paesi a spiccata tutela della proprietà è maggiore libertà nell’uso delle armi, sparare ad assalitori in aperta fuga sulla pubblica via configura solitamente reato di omicidio, condannabile con la pena di morte in diversi Stati.
I fatti di cronaca sollevano comprensibili reazioni emotive, ma il compito della giustizia — e dell'informazione — è quello di distinguere tra la difesa della vita nel momento del pericolo e l'uso arbitrario della forza quando il pericolo è ormai passato.
Cordialmente,
La Redazione







La sentenza e’ giusta in punta di legge anzi, mite per 2 omicidi volontari. L’orefice pero’ non doveva trovarsi nella condizione di doversi difendere sparando, da varie rapine e soprattutto, da troppe violenze. Il sistema di leggi e la situazione carcerarie in Italia non funziona. Chi viola la legge deve pagare con il carcere e non con la vita altrimenti si torna al Far West e chi e’ piu’ veloce e meglio armato vince.
Le due posizioni qui espresse, da parte di C.d.P. e della Redazione, sembrano rispecchiare di fatto il “dualismo” che sta dividendo la pubblica opinione, alimentato semmai anche dai rispettivi orientamenti politici, trattandosi di una tematica piuttosto attuale e fortemente dibattuta, il che non mi pare dover sorprendere più di tanto, e del resto io ricordo più d’una vicenda giudiziaria del passato nel cui corso l’opinione popolare si divideva tra “colpevolisti” e “innocentisti” (non di rado affidandosi ad un personale sentire e stato d’animo più che ai tecnicismi giuridici).
In questi giorni udiamo abbastanza spesso dire che i politici dovrebbero astenersi dall’entrare nel caso in discorso, ma a me pare che la politica sia invece autorizzata a intercettare i nostri comuni sentimenti e punti di vista (come credo possa intendersi il non isolato pensiero di C.d.P.), e a farsene interprete dandovi voce e rappresentanza, specie quando le nostre legittime percezioni-sensazioni riguardano materie affatto secondarie, come in questa circostanza (anche perché ove la politica non dovesse farlo, potrebbe casomai sentirsi dire che ha perso i contatti con la “gente”).
P.B. 21.07.2026
Concordo in pieno con quanto scritto dalla redazione, complimentandomi per la chiarezza nell’esposizione delle argomentazioni.
Mi permetto anche di specificare il motivo per cui il porto d’armi era stato ritirato al Sig. Roggero: salvo miei fraintendimenti, egli aveva minacciato con un’arma da fuoco il fidanzato della figlia.
Pur capendo il suo stato emotivo, non penso che egli abbia fatto quello che ha fatto senza sapere di rischiare di finire in galera. E così è stato. Probabilmente, e anche in un certo qual modo comprensibilmente, la sete di vendetta e la paura irrazionale hanno avuto il sopravvento, ma di queste attenuanti è stato tenuto conto in sede di giudizio.
Come sempre, i miei complimenti a Salvini che lo vuole candidare. Semplicemente geniale.
Ha ucciso 2 persone con volontà e ne ha ferito un terzo. Aveva il porto d’armi revocato. Era già stato incriminato anni fa. Secondo me merita l’ergastolo. Che poi agli estremisti di destra non faccia piacere e’ normale.
Per precisione all’orefice non era stato ritirato il porto d’armi ,nonostante la sua minaccia al fidanzato della figlia, ma l’arma era detenuta regolarmente.
Nel sentir parlare di “ergastolo”, come si legge nel commento di Max Carpineti, mi tornano alla mente, con un po’ di brivido e preoccupazione, le piazze “forcaiole” degli anni di Tangentopoli, dalle quali si levava non di rado la voce “in galera”, un giustizialismo che col senno del poi non credo abbia portato alla fine granché fortuna ai “vocianti” dell’epoca, e chi oggi evoca o rievoca quel “castigo” dovrebbe fors’anche tener presente, andando per metafora, che in un passato più lontano chi faceva tagliar teste a “furor di popolo” si è poi visto mozzar pure la propria.
Il commento di Andrea dà poi l’idea di volersi unire a quanti vogliono spiegare ed avallare la sentenza, la quale sarà sicuramente giusta “in punta di legge”, usando il vocabolario di Gian, ma questo non può tuttavia impedire, a mio modesto avviso, che vi siano altri che la pensano diversamente, e ritengono altresì’, e legittimamente, che la legge vada riveduta, se per l’appunto la norma attuale fosse stata causa di una carcerazione immeritata, e si aspettano di riflesso che vi siano forze politiche che operino e avanzino proposte in tal senso.
P.B. 23.07.2026
È assolutamente legittimo chiedere che le leggi vengano cambiate, ce ne sono molte in Italia che sono ingiuste ed è condivisibile protestare anche con la disobbedienza civile, come insegnava Gandhi.
Detto ciò, se qualcuno vuole che i cittadini Italiani siano liberi di rincorrere i ladri per strada e sparargli alle spalle, peraltro essendo privi di porto d’armi.
È assolutamente legittimo chiedere che le leggi vengano cambiate, ce ne sono molte in Italia che sono ingiuste ed è condivisibile protestare anche con la disobbedienza civile, come insegnava Gandhi.
Detto ciò, se qualcuno vuole che i cittadini Italiani siano liberi di rincorrere i ladri per strada e sparargli alle spalle mentre scappano, peraltro essendo privi di porto d’armi, di sicuro non troverà d’accordo il sottoscritto. E dubito altresì che un’istanza smile possa trovare il consenso della maggioranza parlamentare, visti i distinguo già emersi in maggioranza e visto che una norma di questo genere non è in linea con i principi di un paese democratico che rispetta i diritti civili.
Penso che come sempre la questione sia stata strumentalizzata da Salvini, che ormai sta rischiando il fondo del barile, per cercare di racimolare un po’ di consensi tra la parte più populista dell’elettorato del paese. Tra poco non ne sentiremo più parlare, come degli esodati, della legge Fornero, dell accise sui carburanti e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe meglio che, una volta tanto, si occupasse dei treni.
A proposito della “disobbedienza civile” di cui parla l’ultimo commento di Andrea, io non ne vedo traccia alcuna nei comportamenti di quanti si stanno esprimendo a favore di Mario Roggero, e con molta compostezza chiedono semplicemente al legislatore norme che possano “garantire” maggiormente chi venisse fatto oggetto e bersaglio di aggressione all’interno della propria casa, o nei locali dove svolge la propria attività.
Quando si sente dire che deve essere lo Stato a tutelarci dagli atti di delinquenza, io credo che anche l’adeguamento delle norme possa avere una qualche funzione in tal senso, giacché non sarebbe materialmente possibile avere un agente di polizia ad ogni “angolo di strada”, e potrebbe altresì verificarsi che una “volante”, causa ad es. la distanza o il traffico, non riesca ad arrivare sul posto mentre si sta compiendo il fatto criminoso.
Non si tratta quindi di “farsi giustizia da sé”, ma di venir messi nelle condizioni di potersi casomai difendere allorché non può essere presente, per ragioni oggettive, chi rappresenta lo Stato, e se stiamo al ragionamento di Andrea, da come l’ho inteso, una volta che l’aggressore ha varcato la soglia di casa o del negozio, dopo il misfatto, non posso neppure cercare di trattenerlo, pena il rischio “andare semmai incontro a grane”.
P.B. 23.07.2026
Mai sostenuto che quanti si stanno esprimendo a favore di Mario Roggero abbiano fatto ricorso alla disobbedienza civile.
Mai sostenuto che una volta che l’aggressore ha varcato la soglia di casa o del negozio, dopo il misfatto, non si possa neppure cercare di trattenerlo. Sostengo piuttosto che non si possa sparargli nella schiena a bruciapelo mentre sta scappando, che mi pare cosa ben diversa.
Venir messi nelle condizioni di potersi casomai difendere allorché non può essere presente, per ragioni oggettive, chi rappresenta lo Stato è già possibile, visto che esiste una normativa sulla legittima difesa, che fortunatamente può però essere applicata entro determinati e ben precisi limiti di legge.
Forse, in questo suo ultimo commento, Andrea dimentica, o non ha casomai presente, che per taluni (e verosimilmente neppure in esiguo numero) anche il concetto della “proporzionalità”, cui deve ispirarsi la legittima difesa, andrebbe in qualche modo ripensato e rivisto, a ragione del fatto che lascerebbe margini interpretativi troppo ampi.
Ancorché la eventuale rimodulazione di tale concetto, o principio, possa rivelarsi affatto semplice, per la sua indubbia delicatezza, non si può comunque impedire, perlomeno a mio modesto avviso, che vi sia chi la sente come una aspettativa legittima, e chi intenda provarci, a non deluderla, tra quanti, in veste di legislatori, hanno titolo per cercar di farlo.
P.B. 25.07.2026
Malgrado abbia scritto oramai centinaia di volte, e in maniera credo molto chiara, che nessuno di coloro che scrivono su queste pagine (e tantomeno il sottoscritto) vuole impedire a chicchessia di pensarla come vuole e di esprimere la sua opinione, noto con stupore che P.B. continua a fare finta di nulla e a scrivere che è legittimo esprimere la propria opinione e sottoporre le proprie istanze alla politica, come se qualcuno volesse impedire di farlo. Oltre al diritto di espressione, come ho già scritto molte volte, esiste però anche il diritto di critica sui contenuti, cosa che P.B. sembra apprezzare molto poco specie quando le critiche riguardano posizioni espresse dalla sua parte politica, confondendo il diritto di critica con fantomatici tentativi di censura. Ad esempio sarei curioso di sapere se, nel caso in cui qualcuno prendesse posizioni a difesa di quegli idioti che durante le manifestazioni pensano bene di distruggere le città, P.B. sarebbe altrettanto solerte nel difendere chi la sente come una aspettativa legittima, e chi intenda provarci, a non deluderla, tra quanti, in veste di legislatori, hanno titolo per cercar di farlo.
Qualora Andrea intendesse casomai insegnarmi l’etica, o il principio, del “legittimo esprimere la propria opinione”, mi permetterei di dirgli che arriva in abbondante ritardo, posto che conosco abbastanza bene il disposto dell’art.21 della nostra Costituzione, che così testualmente recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Vi ho infatti dedicato un articolo, pubblicato su Redacon il 22 novembre 2022, con titolo “Libera manifestazione del proprio pensiero: qual è il limite, e per chi vale ?”, e l’ho richiamato anche più di recente, proprio interloquendo con Andrea nel commentare un articolo del 01 novembre 2025, dal titolo “Tagliati: di origini castelnovesi il segretario di Gioventù nazionale Parma” (forse Andrea non lo ricorda).
P.B. 26.07.2026
Carissimo P.B.
Se ci fosse un premio Nobel per il miglior sofista, lei lo meriterebbe senza se e senza ma.
Cordiali saluti
Andrea