È stato sottoscritto ieri, all’Acquario Biosfera di Parma a Mezzano Inferiore, il Contratto di Fiume “Valle dell’Enza”, promosso dall’Autorità di bacino distrettuale del Fiume Po e dalla Regione Emilia-Romagna. L’accordo è il risultato di un percorso partecipativo avviato nel 2023, che ha coinvolto enti e associazioni del territorio per costruire una visione condivisa sul futuro del fiume Enza e del suo bacino.
Il lavoro svolto ha permesso di integrare competenze tecniche, conoscenze scientifiche, esperienze locali e proposte operative, definendo responsabilità e impegni comuni per la tutela, la gestione e la valorizzazione dell’ecosistema fluviale. Con la firma del documento si apre ora la fase attuativa del Programma d’Azione, che prevede interventi per migliorare la qualità delle acque, ridurre il rischio alluvionale, conservare la biodiversità, riqualificare gli ecosistemi fluviali e rafforzare le comunità rivierasche di fronte ai cambiamenti climatici.
Alessandro Delpiano, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Po, ha ricordato che «dalla salvezza dei nostri fiumi dipende il nostro futuro». Ha definito la sottoscrizione del Contratto «un traguardo importante per il territorio» e ha sottolineato il valore della programmazione partecipata per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, alla sicurezza idraulica e alla tutela degli ecosistemi. «Oggi sottoscriviamo un contratto, da domani inizieremo ad attuarne le azioni previste. L’Autorità di bacino continuerà ad accompagnare questo percorso affinché gli impegni assunti si traducano in risultati tangibili per il fiume, per l’ambiente e per le comunità della valle dell’Enza».
L’assessora regionale Irene Priolo ha ricordato che il percorso nasce dalle esigenze emerse dopo la grave siccità del 2017 e dal lavoro del Tavolo Tecnico Enza. «Accogliendo le indicazioni maturate in quel contesto – ha spiegato – l’Autorità di bacino e la Regione hanno promosso e accompagnato il percorso di costruzione del Contratto di Fiume, favorendo un ampio processo di ascolto, confronto e co-progettazione».
Priolo ha evidenziato come la firma del documento rappresenti l’assunzione di un impegno concreto da parte dei soggetti aderenti: «Daremo attuazione al Programma d’Azione attraverso un sistema di governance condiviso e un monitoraggio periodico degli interventi, consolidando una visione comune per il futuro della Valle dell’Enza».
Il Contratto, ha aggiunto, «costituisce uno strumento operativo capace di integrare pianificazione, partecipazione e progettualità, mettendo in rete competenze, risorse e responsabilità per accrescere la qualità ambientale, la sicurezza del territorio e il benessere delle comunità che vivono il fiume».





Mi scuso se a volte mi ripeto, ma ritengo sia una certezza; in questo paese c’è qualcosa che non funziona più; a decidere non è più il buon senso ma chi agisce per ideologie, spesso dettate da direttive partitiche per interessi di voti.
Il Tavolo Tecnico Enza, gestito dalla Assessora Priolo fu un ottimo lavoro, un lavoro dettagliato, mirato a definire le esigenze idriche ad uso irriguo, idropotabile ed industriale del conoide dell’Enza; unico errore che considerava solo il conoide dell’Enza e non il territorio dal Taro al Tresinaro.
Da parte mia ritenevo che il Contratto di Fiume Enza (Torrente Enza) Enza fosse quello di trovare la soluzione per garantire le forniture idriche per questi fabbisogni; ma chiunque abbia un minimo di granu salis comprende che l’Enza, essendo un torrente, cambia il flusso delle acque con il cambiare delle stagioni, nel periodo estivo, quando ci sono maggiori necessità idriche va completamente in secca, con tutto quello che ne consegue, moria di tutta la fauna, ma questo sembra non interessi a nessuno, neppure a coloro che si definiscono “ambientalisti”.
Purtroppo il Contratto di Fiume Enza, ripeto torrente, non prevede la Diga di Vetto che garantirebbe nel periodo estivo acqua di ottima qualità a rubinetti e ai prati stabili e acque limpide nel letto dell’Enza fino a Po 365 giorni all’anno, garantendo la vita in alveo ad ogni essere vivente; la Diga di Vetto doveva essere al primo posto del Contratto di Fiume.
Si sappia che una Diga tanta acqua riceve e tanta ne rilascia; ne trattiene una parte nei periodi alluvionali o di abbondanza per rilasciarla in modo regimentato quando scarseggia; questa è la funzione principale di una diga, una diga si riempie nei periodi invernali primaverili per svuotarsi nei periodi estivi.
Recentemente ho ascoltato un commento ad un convegno a Castelnovo ne Monti; un commento talmente assurdo che mi fa capire che qualcosa non torna; il relatore diceva: ora che non piove come si riempirebbe la diga?; non credo serva un tecnico per capire che nessuna diga si riempie in estate, in estate una diga si deve vuotare, questo è il suo scopo.
Senza la Diga di Vetto il contratto di fiume Enza come fa a garantire le forniture idriche?, come fa a garantire la vita in alveo?, come fa ad essere attrattivo se l’alveo diventa una palude maleodorante?, come fa a rimpinguare le falde quando è in secca?; come possono sorgere spiagge sui lati dei versanti?; come si possono fare gare di canoa o di kayak?, ecc.; nulla di tutto questo.
Il mio timore di questo Contratto di Fiume è che succeda come sta succedendo nelle aree SIC e ZPS dove non si può fare nulla e tutto muore, lo vediamo lungo il torrente Enza da La Mora a Compiano e lo vediamo ancora meglio al Lago Calamone in Ventasso; non potendo intervenire seriamente per tenere pulito il lago, tra pochi decenni sarà una torbiera e il nostro bellissimo lago, la perla del Ventasso, scomparirà; per la gioia di qualcuno; questo va impedito nel modo più assoluto.