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LA LETTERA

Mirtillo selvatico sull’Appennino: la protesta di un residente

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore, residente sul crinale, che solleva una forte critica sulla gestione della stagione di raccolta del mirtillo selvatico sull'Appennino Reggiano.

Tra l'anticipo delle date di apertura, la mancanza di controlli e il rischio di danni irreversibili all'ecosistema montano, il lettore punta il dito contro le decisioni delle istituzioni locali e chiede maggiore rispetto per il territorio e per chi ci vive.

Riguardo alla raccolta del mirtillo selvatico sull'Appennino Reggiano, ormai da anni si è affermato il principio secondo cui, in mancanza di controlli (mai effettuati, malgrado le continue segnalazioni), chi primo arriva, vince.

In questo modo si incentiva ulteriormente la dannosa pratica, già consolidata nelle mirtillaie di "confine", di raccogliere bacche ancora acerbe.

Quest'anno, ancor più che in passato, si è scelto di "legalizzare" questa guerra tra raccoglitori, anticipando l'apertura della raccolta al 20 luglio. Tutto ciò avviene a totale scapito dell'ecosistema delle praterie d'alta quota e della tutela del mirtillo selvatico, un'eccellenza già fortemente colpita dalla carenza di copertura nevosa invernale e dall'assenza del pascolo stagionale.

Raccogliere mirtilli acerbi comporta conseguenze gravissime: pèreclude la maturazione delle bacche ancora verdi negli strati inferiori; aumenta enormemente il rischio di estirpare l'intera pianta.

Oltre al danno, la beffa

Il regolamento prevede che i residenti dei comuni del crinale abbiano il diritto di iniziare la raccolta due settimane prima dei non residenti. Anticipando l'apertura al 20 luglio, le squadre di raccoglitori inviate dall'industria modenese del mirtillo arriveranno il 3 agosto: ovvero proprio quando i mirtilli inizieranno finalmente a essere maturi.

Non è un caso che il confinante Parco del Frignano, che effettua controlli costanti da anni, incassando risorse grazie a tesserini e sanzioni, apra la raccolta esclusivamente quando le bacche sono giunte a completa maturazione.

A peggiorare la situazione, la pubblicazione di questa decisione è avvenuta sul sito dell'Unione dei Comuni solo dopo l'orario di chiusura degli uffici, costringendo così chi vive lontano da Castelnovo ne' Monti a perdere una giornata utile di raccolta solo per potersi recare di persona a fare il permesso.

Alla luce di tutto ciò, mi chiedo:

  1. In che modo l'Unione dei Comuni tutelerebbe gli abitanti del crinale, già penalizzati da quotidiani disagi e disservizi?
  2. In che modo il Parco tutela le nostre montagne e le eccellenze che esse ci donano?

Lettera firmata