Sul cantiere e sulla imminente chiusura della Galleria del Seminario lungo la SS 63 interviene con decisione Roberto Malvolti, coordinatore del Comitato Strada Statale 63.
Per Malvolti, l'intervento di ammodernamento della galleria, un'opera lunga circa 2.500 metri realizzata negli anni '90 e non più a norma di legge, è un passaggio ormai irrinunciabile e atteso da oltre tre lustri, frutto delle battaglie del Comitato e delle pressioni istituzionali portate avanti in passato dall'allora senatrice Leana Pignedoli.
Tuttavia, non mancano le critiche sulla gestione logistica dei lavori: «I tempi e le modalità scelti presentano criticità evidenti. Aver preso atto della chiusura del vecchio tracciato della SS 63 per il ripristino di un ponte avrebbe dovuto imporre il rinvio di almeno un mese del cantiere al Seminario, la cui chiusura non è ancora del tutto scontata per il 7 agosto. Inoltre nove mesi di chiusura sono una follia: occorrerebbe lavorare H24 per ridurre drasticamente i tempi. È su questo che il PD dovrebbe battersi».
Malvolti boccia senza appello la richiesta di dimissioni avanzata verso il Ministro Salvini: «Chiedere le dimissioni del Ministro è un'azione pretestuosa. Vorrei rammentare al PD locale, provinciale e regionale che lo stato di degrado e ritardo della SS 63 dura da decenni: addossare le colpe unicamente a questo Governo sa di barzelletta».
«Il nostro territorio — incalza Malvolti — ha espresso negli anni Presidenti del Consiglio, Ministri e Senatori, ma della Statale 63 si è sempre e solo parlato in modo marginale, tra promesse e passeggiate elettorali che non hanno mai avuto un seguito concreto. Per 30 anni le risposte al territorio sono state nulle».
In conclusione, dall'esponente del Comitato arriva una provocazione e un invito esplicito ai vertici territoriali del Partito Democratico per organizzare un convegno pubblico incentrato sui costi reali che la montagna ha pagato per l'isolamento viario.
Anziché perdersi nello scontro politico, secondo Malvolti il Partito Democratico dovrebbe promuovere un confronto pubblico su quelli che sono i costi reali pagati dalla montagna in questi decenni. La carenza di una viabilità moderna e veloce non rappresenta infatti un semplice disagio logistico, ma un vero e proprio freno economico che ha zavorrato lo sviluppo dell'Appennino, penalizzando famiglie e imprese. Un ritardo infrastrutturale che si è riflesso direttamente sullo spopolamento dei paesi, spingendo molti residenti ad abbandonare il territorio proprio a causa dell'assenza di collegamenti dignitosi con la pianura.
A farne le spese è stato anche il tessuto economico locale: il commercio di montagna ha subito un'emorragia costante, soffocato dall'isolamento e dalla mancanza di investimenti sulla rete stradale. Allo stesso modo, le enormi potenzialità turistiche del territorio sono rimaste in gran parte inespresse o fortemente ridimensionate dalle difficoltà di raggiungibilità.
«Fare politica per una comunità - conclude Malvolti - non significa scaricare la colpa sugli altri, ma trovare soluzioni per non far morire la montagna. Il resto è soltanto demagogia».






Concordo con Malvolti 9 mesi sono un tempo improponibile !!
Inoltre per valutare tale tempistica sarebbe necessario poter avere e consultare che tipo di intervento ed il relativo cronoprogramma.
Le dimissioni di Salvini invocate dal PD non rappresentano una soluzione.
La risposta del segretario provinciale della Lega che si limita a cercare le colpe del PD, di Bonaccini ecc, dicendo che hanno la colpa della chiusura del punto nascite ed altri argomenti, oltre ad essere del tutto fuori tema e dal contesto, non servono a risolvere un bel niente.
Meglio sarebbe se parlassero con Salvini, loro che mi auguro avranno un canale preferenziale, per concordare una soluzione più affrontabile per la chiusura della galleria del Seminario, rivedendo il progetto di intervento, ma soprattutto predisponendo l’ intervento con lavori h 24 e tutti i giorni della settimana riducendo così a massimo 2,5/3 mesi la durata dei lavori e con essi l’ impatto finesto sulla mobilità della ns montagna.
Queste a mio avviso sarebbero le cose da fare.
Ciao Vittorio
Analisi condivisibile se non fosse che riguarda prevalentemente il passato..remoto. Se si deve fare un dibattito deve essere incentrato sul futuro: cosa fare per cercare di migliorare la situazione del nostro bellissimo Appennino sempre più spopolato e di conseguenza sempre meno interessante da un punto di vista politico (poca gente pochi potenziali voti).
Mi paiono argomentate le considerazioni qui avanzate dal Coordinatore del Comitato Strada Statale 63, nella prima parte del suo dire, e quanto alla durata dell’intervento è sicuramente auspicabile che possa essere quanto più breve possibile, ma non so quanto possa comunque giovare lo spostarne l’inizio avanti nel tempo, una volta che sia agibile il tratto alternativo del vecchio percorso, posto che allora si dovrebbe forse andare alla prossima primavera, qualora si volesse far sì che la Galleria del Seminario tornasse percorribile prima dell’inverno (ossia prima della “brutta stagione”).
Riguardo ad un eventuale “confronto pubblico su quelli che sono i costi reali pagati dalla montagna in questi decenni”, non so quanto lo stesso potrebbe servire, dal momento che tali costi difficilmente possono essere calcolati, o stimati con buona approssimazione, se fosse casomai questo l’obiettivo della iniziativa, a meno che il parlarne divenisse la premessa per chiedere al Partito Democratico (che governa da sempre in Provincia e in Regione) cosa ne pensa della viabilità montana, ivi compresa quella interna, e se nel frattempo ha mantenuto le posizioni del passato o le ha invece rivedute.
P.B. 28.07.2026