Riceviamo e pubblichiamo
Il valore delle limpide acque di montagna dell’Enza, attualmente sprecate, ha indotto il Comitato della valorizzazione della Val d’Enza ad indire la 1° Festa dell’Acqua al Lido di Vetto sabato 1° agosto.
La Diga di Vetto da 150 milioni di metri cubi più 30 di laminazione farebbe della Valle dell’Enza la Valle più importante dell’Emilia Romagna; riporterebbe questa Valle ai fasti di Matilde di Canossa, darebbe lavoro, sviluppo e turismo ai paesi montani e ottima acqua per usi idropotabili ed irrigui ai paesi a valle, oltre a produrre tanta energia pulita ed evitare qualsiasi esondazione a valle.
Ma ai Comuni montani che fornirebbero acqua al serbatoio e che subiscono l’impatto dello sbarramento sul loro territorio non possono accontentarsi del solo lavoro e del turismo; Enel, Iren e i Consorzi di Bonifica che dalle acque della Diga di Vetto ne ricaverebbero enormi benefici per la produzione di energia, per la vendita dell’acqua idropotabile e per la fornitura di acqua ad usi irrigui; deve indurre questi Enti a riconoscere ai Comuni rivieraschi una riduzione di almeno del 50% delle bollette di energia, delle bollette dell’acqua e della tassa sulla proprietà dei terreni montani.
Voglio ricordare che quando fu realizzata la diga di Bomba in Val di Sangro, fotocopia di quella di Vetto, furono riconosciuti notevoli benefici; compreso alle industrie che investivano su questi territori; la stessa FIAT andò in Val di Sangro a costruire una fabbrica per i minori costi dell’energia.
Ma un bene ha un valore se possiamo disporne quando serve e una diga consente di immagazzinare una grande riserva idrica sempre più necessaria e disponibile quando serve, l’aumento dei consumi idrici in tutti i settori, civili, irrigui ed energetici e i cambiamenti climatici hanno attivato, a livello mondiale, una corsa all’accaparramento delle acque (water grabbing).
In tanti paesi è iniziata la corsa per la costruzione di dighe, in Turchia ne stanno realizzando 13, ma parliamo di dighe da miliardi di metri cubi d’acqua, e non di un “bicchiere d’acqua al confronto” da 150 milioni di metri cubi più la laminazione come sarebbe quella di Vetto; ma pur essendo un piccolo invaso sarebbe in grado di mitigare i problemi e gli effetti dei cambiamenti climatici e di garantire acqua a paesi e città; oggi in Italia la risorsa idrica è ancora data per scontata, ma non sarà così in futuro; secondo il World Resources Institute prima del 2040 lo stress idrico del nostro paese rientrerà nella fascia di criticità; le conclusioni del World Resource Institute sono da brividi, entro il 2040, 33 Stati dovranno fare i conti con uno stress idrico di livello molto alto; la scarsità d’acqua è un problema che a catena si porterà dietro pericoli globali; si sappia che già ora l’Italia è il secondo consumatore al mondo dopo il Messico, per il consumo di acqua in bottiglia, e naturalmente il primo in Europa.
Ma le Amministrazioni dei Comuni montani non devono accettare le disposizioni del potere politico; a valle ciò che serviva è stato fatto, autostrade, ferrovie, fondovalli, ponti, tangenziali, circonvallazioni, rotonde, stazioni, ecc.; in montagna nulla; fa comodo alla politica mandare avanti i NO a tutto per non fare nulla sui questi paesi; questo deve assolutamente finire; se i paesi montani dispongono di un potenziale bene, e l’acqua è tra i più importanti, questo bene va utilizzato, e può essere valorizzato solo se viene invasato per disporne quando serve; inoltre la Diga di Vetto darebbe enormi benefici all’ambiente; è una diga che può essere realizzata in materiali sciolti, riducendo drasticamente l’impatto dello sbarramento (vedi la diga del lago Paduli al Lagastrello).
Oggi chi possiede una località idonea ad impostare uno sbarramento non può non realizzare una diga per trattenere una parte delle acque nei periodi di abbondanza, pensando che queste acque sarebbero in grado di:
1) Garantire energia idroelettrica, la regina delle sorgenti alternative;
2) Garantire una riserva idrica preziosa ad uso civile, industriale ed irriguo;
3) Impedire le esondazioni a valle, regolando il flusso delle acque dell’Enza;
4) Migliorare l’ecosistema garantendo la vita della fauna nell’Enza fino a Po;
5) Garantire attività turistiche e ricreative sui paesi montani;
6) Creare opportunità di posti di lavoro nelle costruzioni e nell’energia idroelettrica;
7) Contribuire ad una forte riduzione della CO2 emessa in atmosfera sulla Valle dell’Enza;
8) Potenziare il sistema antincendio in appennino, spopolato, dissestato e abbandonato;
9) Ricarica delle falde; come successo in Romagna con la diga di Ridracoli;
10) Consolidamento dei movimenti franosi presenti sui versanti interessati dal serbatoio;
11) Contribuire a ridurre la risalita del cuneo salino dal PO nei periodi di secca.
Il 6 ottobre del 1992 l’allora Ministro dell’Ambiente Carlo Ripa di Meana e Presidente di Italia Nostra; la vera associazione ambientalista, scrisse che i lavori di costruzione della diga di Vetto potevano ripartire; ma Ripa di Meana pensava al bene comune e non agli interessi di chi non vuole la diga.
Lino Franzini






Sono d’accordo su tutto.
Questa lettera meritoria di Lino Franzini evidenzia, in modo inconfutabile, gli aspetti positivi e i benefici della Diga di Vetto. Trattasi di un’opera strategica e fondamentale per la sicurezza e lo sviluppo del territorio. L’analisi dettagliata del progetto mette in luce i vantaggi cruciali per l’ambiente, l’agricoltura e l’economia locale delle due Province.
Auspico che questa lettera venga letta, con attenzione, da coloro che hanno ancora qualche dubbio sulla necessità della realizzazione della Diga di Vetto!
Grazie Lino per il tuo insostituibile impegno e competenza!
Molti aspetti condivisibili ma, come da parte degli ambientalisti c’è il no a prescindere, questa lettera in alcune parte fa molta propaganda, e prefigura vantaggi x tutti difficilmente irrealizzabili. Visto che negli anni si sono alternate diversi schieramenti politici (non tutti di sx o verdi) e la Diga non è ancora stata fatta, forse ci sono molti pregi (preponderanti a mio parere) ma probabilmente qualche controindicazione. Gli scenari futuri, con cambiamento climatico in atto, ora rendono la realizzazione prioritaria se linvaso ha dimensioni e portata significativa e tempi di realizzazione molto veloci. (Da evitare una “fola” come in ponte sullo stretto..ma ho dei seri dubbi che non sia la stessa storia!)
Ps: strano che la proposta di realizzazione avvenga ora con un governo di centro destra i cui principali esponenti negano, con dichiarazioni e fatti, almeno in europa, che vi sia un cambiamento climatico in atto da qualche anno!)
Condivido pienamente quanto scritto da Lino Franzini e da Ivaldo Casali. Oggi la diga di Vetto non è più soltanto un’opera da discutere, ma una scelta strategica per il futuro della Valle dell’Enza.
I cambiamenti climatici ci stanno dimostrando che l’acqua sarà la risorsa più preziosa dei prossimi decenni. Continuare a lasciare scorrere verso il mare milioni di metri cubi d’acqua nei periodi di abbondanza, per poi affrontare siccità sempre più frequenti, sarebbe una grave miopia.
È giusto, però, ribadire un concetto fondamentale: i comuni montani che mettono a disposizione il proprio territorio non possono essere semplici spettatori. Se l’intera valle beneficerà dell’acqua, dell’energia, della sicurezza idraulica e dello sviluppo economico garantiti dalla diga, è doveroso che i territori che ne sostengono l’impatto ricevano benefici concreti e permanenti, come agevolazioni sulle bollette di acqua ed energia e maggiori investimenti per contrastare lo spopolamento.
Oggi serve avere il coraggio di realizzare opere utili, moderne e sostenibili, capaci di garantire acqua, energia pulita, sicurezza e sviluppo. La diga di Vetto può essere una di queste.