Home Cultura Segreti, paure e rinascite: quando le storie ci mettono a nudo
Guidarini, Peretto e Sciaboni raccontano il loro percorso tra thriller, noir e ricerca di sé

Segreti, paure e rinascite: quando le storie ci mettono a nudo

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Le parole hanno il potere speciale di creare ponti: tra epoche diverse, tra generazioni che si incontrano e, soprattutto, tra chi scrive e chi legge.

Ne è stata una dimostrazione, nei giorni scorsi a Villa Minozzo, l'incontro letterario al femminile che ha visto protagoniste tre autrici capaci, con stili e sensibilità differenti, di esplorare le pieghe più profonde dell'animo umano, trasformando i libri in un'occasione di comunità e dialogo.

Dal ritmo serrato del thriller al viaggio interiore della ricerca di sé, fino alle sfumature psicologiche del noir, Chiara Guidarini, Valentina Peretto e Annalisa Sciaboni ci accompagnano dentro le loro opere. Un percorso in tre tappe per raccontare come la scrittura possa diventare uno strumento per affrontare i propri fantasmi, riscoprire una voce autentica e mettere a nudo le fragilità che ci rendono umani.

Dietro ogni testo c'è un mondo intero e un modo unico di osservare la realtà. Nelle risposte che seguono, Chiara, Valentina e Annalisa ci aprono le porte del loro laboratorio creativo: raccontano com'è nata l'esigenza di dare voce ai propri personaggi, le sfide affrontate nel mettersi in gioco e cosa significa, per ciascuna di loro, affidare le proprie storie al lettore.

Chiara Guidarini: ricerca storica e natura umana

Con ben 25 pubblicazioni all'attivo, Chiara Guidarini è una firma eclettica capace di muoversi con disinvoltura tra il saggio storico e la narrativa ad alta tensione. Nel suo nuovo romanzo, "Imprevisto", ambientato durante un drammatico sequestro in banca, l'autrice costruisce una macchina narrativa impeccabile dove il confine tra "buoni" e "cattivi" si sfuma nell'autenticità dei personaggi.

Imprevisto si sviluppa attorno a una situazione ad altissimo tasso di tensione: un sequestro in banca. Come si costruisce il ritmo giusto per tenere il lettore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine?

Ho lavorato moltissimo sulla struttura dei capitoli: quasi tutti si chiudono "col botto" per poi riaprirsi seguendo il punto di vista di un altro personaggio. In questo modo il lettore ottiene una visione d’insieme, diventando una sorta di "Grande Fratello" nascosto dietro le quinte della storia: vede tutto, sente tutto e, pagina dopo pagina, ricompone il puzzle.

La sua negoziatrice, Beatrice Valli, non deve solo gestire i sequestratori, ma anche fare i conti con i propri fantasmi personali. Quanto conta la vulnerabilità di un personaggio per renderlo autentico agli occhi di chi legge?

Per Beatrice Valli, i fantasmi del passato non sono un semplice dettaglio ma ciò che la rende umana in un momento di pressione estrema. Nei miei testi non ci sono mai "buoni" o "cattivi", ma persone reali con i propri pregi, difetti e ombre. In Imprevisto, con la chiave narrativa scelta di un capitolo per personaggio, il protagonista non ha segreti per il lettore, e al lettore non impongo per chi tifare: con gli elementi a disposizione, sceglie liberamente chi amare e chi odiare.

Con 25 pubblicazioni all'attivo spazia tra saggi storici e thriller. Qual è l'"imprevisto" più bello o la sfida più grande che la scrittura le ha regalato in questo percorso?

Ogni pubblicazione ha portato con sé una sorpresa: dalla menzione speciale al BUK per Melocium fino alle presentazioni in luoghi straordinari, come la sala CE.DI.DO al Palazzo Papale di Viterbo per Viterbium o il Teatro Romano di Ferento per Amore e Coraggio. Se devo dire qual è l'imprevisto più bello, però, non ho dubbi: le persone e le amicizie nate lungo il cammino.

La sfida più grande riguarda invece la mia passione per la ricerca storica. Sto lavorando a un imponente progetto legato alla Seconda Guerra Mondiale: scrivere di fatti reali impone un rigore assoluto, anche se si tratta di romanzi e non di saggi. È un lavoro complesso ma gratificante, come è stato veder pubblicate le mie ricerche su Reggio Storia: coniugare ricerche e narrazione regala una soddisfazione impagabile.

Valentina Peretto: il coraggio del cambiamento e il valore dei legami

Con il suo romanzo "Celeste", Valentina Peretto firma un'intensa storia di rinascita e consapevolezza. Attraverso le vicende della protagonista e uno straordinario confronto intergenerazionale, l'autrice invita a riflettere sull'importanza di smettere di "accontentare gli altri" per ritrovare se stessi, chiudendo il suo tour nazionale con una tappa dal sapore speciale.

In "Celeste" la protagonista deve imparare a smettere di "accontentare gli altri" per ritrovare se stessa. In una società che spesso ci chiede di essere perfetti, quanto c'è di universale nella sua storia e cosa speri lasci nei lettori?

Credo che il percorso di Celeste appartenga a molte persone. Quante volte diciamo "sì" quando in realtà vorremmo dire "no"? Il desiderio di essere accettati, la paura del giudizio o del rifiuto ci portano spesso a mettere i bisogni degli altri davanti ai nostri, fino a perdere il contatto con ciò che siamo davvero. Celeste vive proprio questo conflitto.

Il suo cambiamento non avviene all'improvviso, ma nasce da una presa di coscienza: capisce che prendersi cura degli altri non può significare annullare se stessi. Grazie anche all'incontro con Ester, trova il coraggio di ascoltare la propria voce interiore, di riconoscere il proprio valore e di costruire relazioni più autentiche. Mi auguro che chi leggerà il romanzo possa riconoscersi almeno in parte nel suo cammino e capire che il cambiamento è possibile: significa imparare a vivere con maggiore autenticità, rispettando i propri bisogni senza smettere di voler bene agli altri.

Nel libro c'è un forte confronto intergenerazionale tra Celeste, l'anziana Ester e la nonna Agnese. Quanto è stato importante mettere a contatto mondi ed età così diverse?

Per me era fondamentale raccontare il cambiamento attraverso l'incontro tra generazioni diverse. Spesso immaginiamo che siano solo i più giovani ad avere qualcosa da imparare, mentre credo che la crescita sia sempre uno scambio reciproco. Ester e Agnese rappresentano due modi diversi di affrontare la vita, ma entrambe offrono a Celeste prospettive preziose. Ester, in particolare, dimostra che non esiste un'età per reinventarsi o per trovare il coraggio di essere se stessi.

La loro amicizia nasce senza pregiudizi e diventa uno spazio di ascolto, fiducia e libertà. Mi piace pensare che il romanzo racconti proprio questo: quando persone di età diverse si incontrano davvero, senza etichette, possono aiutarsi a vedere il mondo con occhi nuovi. È una ricchezza che oggi, forse, abbiamo ancora più bisogno di riscoprire.

Dopo un tour che l'ha portata in giro per l'Italia, oggi presenta il libro a Villa Minozzo. Che effetto fa "portare a casa" questo viaggio di rinascita?

È un'emozione speciale. In questi mesi Celeste mi ha portata a incontrare lettrici e lettori in tante città, e ogni presentazione è stata un'occasione di confronto sincero sul tema del cambiamento e della ricerca di sé. Arrivare oggi a Villa Minozzo ha per me un significato particolare: è un luogo a cui sono profondamente legata e che considero, in qualche modo, casa.

Concludere qui questa parte del viaggio significa riportare sul territorio una storia che parla di rinascita, di relazioni e del coraggio di cambiare. Sono felice che questo incontro avvenga all'interno di una serata dedicata ai libri e alla condivisione tra autrici. Credo che, soprattutto nei piccoli centri, la cultura abbia la capacità di creare dialogo e comunità, offrendo alle persone il tempo di fermarsi, ascoltare e riconoscersi nelle storie degli altri.

Annalisa Sciaboni: dalle favole alle ombre dell'autoterapia

Psicologa e psicoterapeuta già nota per le sue pubblicazioni dedicate all'infanzia, Annalisa Sciaboni compie un audace "salto" narrativo verso il noir per adulti. Nel suo romanzo, le vicende personali della protagonista Amanda si intrecciano con un misterioso caso degli anni '80, in un viaggio dove la scrittura si trasforma in uno strumento d'indagine interiore.

Come psicologa e psicoterapeuta si occupa da sempre delle dinamiche umane. In che modo la sua professione l'ha aiutata a scavare nelle "ombre" e nelle fragilità dei personaggi di questo noir?

Sicuramente l'essere una psicologa mi ha aiutata moltissimo a entrare in profondità nei personaggi e nelle loro storie, e questo vale per tutti i personaggi, non soltanto per i miei preferiti. Mi ha fornito una lente particolare con cui guardare e curare le loro emozioni.

Allo stesso tempo, però, quando scrivo cerco di scollegarmi dal mio ruolo professionale. La scrittura per me funziona un po' come una terapia personale: in quel momento non sono la psicoterapeuta, ma la "paziente" che ha bisogno del suo spazio. Dopotutto sappiamo bene quanto la scrittura sappia essere terapeutica, una vera e propria forma di autoterapia.

Il libro unisce le vicende personali della protagonista Amanda a un misterioso caso di scomparsa degli anni '80. Com'è nata l'idea di intrecciare il tema del desiderio e delle relazioni complesse con una trama ricca di suspense?

Inizialmente avevo cominciato a scrivere un testo molto diverso, incentrato su una storia d’amore romantica e su altre tematiche che conto di riprendere in futuro. Poi, terminata la lettura di un romanzo di Charlotte Link — una delle mie autrici preferite —, è scoccata la scintilla. Il suo libro era strutturato su più linee temporali e mi ha aperto una strada.

Ho capito che la storia romantica doveva fare da sfondo e che il vero cuore del romanzo doveva essere l'altra linea temporale, quella del passato che si intreccia con il presente. Volevo che il lettore venisse catturato dal mistero: capire cosa sia successo, chi sia coinvolto e perché quel passato ritorni a bussare oggi. L'idea è nata proprio da questo mio profondo amore per i thriller e dal fascino di mescolare le epoche.

Era già conosciuta per le pubblicazioni dedicate ai bambini. Com'è stato fare il "salto" verso un romanzo noir per adulti così denso di segreti?

Era un desiderio che coltivavo da tempo: sentivo il bisogno di rivolgermi a un pubblico adulto, della mia età. Il pubblico dei bambini è meraviglioso, ma nei libri per i più piccoli mi sentivo un po' limitata dal non saper illustrare i miei testi e dal dover cercare sempre collaborazioni esterne. Volevo scrivere qualcosa che piacesse a me in quanto donna e lettrice.

All'inizio avevo paura di ascoltare questo bisogno perché non mi sentivo all'altezza. Ma fa parte del mio carattere mettermi alla prova: ho superato le mie esitazioni e ci ho provato. Ho iniziato pubblicando il mio primo libro da sola, in self-publishing, e l'ho fatto leggere ad amici e conoscenti per avere un riscontro. Visto l'apprezzamento, con il romanzo successivo ho deciso di fare il "salto" vero e proprio e proporlo a medie e piccole case editrici.

È stato un passaggio che ho apprezzato tantissimo e intendo proseguire su questa strada, esplorando anche la narrativa per giovani adulti (YA).