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LA LETTERA DI UNA LETTRICE

Galleria chiusa: «Non siamo pendolari ma viaggiatori sfiniti»

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Riceviamo e pubblichiamo

«Un pendolare è una persona che viaggia ogni giorno tra la propria casa e il luogo di lavoro, tornando a casa ogni sera. Il termine deriva da "pendolo", perché il movimento di andare e tornare ripete sempre lo stesso percorso, proprio come l'oscillazione di un orologio.

Questo recita internet, ma io non mi sento un pendolo, perché il pendolo se ne sta comodamente a casa sua... Mi rivolgo a lor signori che hanno ordito questa sgradita sorpresa... Perché di questo si tratta. Una beffa, un pugno nello stomaco, un carico da novanta per chi come me percorre ogni giorno centinaia di km che nessuno ci riconosce, neppure voi.

Quante volte per motivarmi mi sono detta: “Non sei la sola”, perché siamo in tanti che scendiamo e risaliamo ogni giorno con tutto lo stress e lo sbattimento che percorrere certe strade comporta.

Ma voi che avete pensato? Chiudiamo la galleria, la più lunga del percorso, senza una valida alternativa perché la sua parallela è inagibile. Così... Ma sì, facciamogli fare un giro a Pantano o a Marola dove i cittadini, a quanto sento, non vedono l'ora di vederci passare nel loro feudo!

Poco servono gli elogi alla nostra comprensione per addolcire: il malcontento c'è già dopo un solo giorno, non so cosa accadrà in 9 mesi. Propongo per la settimana di Ferragosto di ritrovarci, a turni, davanti alla galleria per verificare se i lavori sono effettivamente in corso!».

Lettera firmata

7 COMMENTS

  1. Sono pienamente d’accordo con la signora che ha scritto questo articolo. Ci sono 2 strade percorribili e sono tutte due chiuse. Io sto a felina e oggi ero la casina. Da casina a castelnovo ho fatto marola e ho rischiato mille
    Volte di fare incidenti perché la strada è stretta e passano anche bilici enormi. Mi sento preso in giro per
    Non dire altro. Il 15/8 sarò presente per controllare i lavori. Altra cosa ogni tanto vado con lo scooter sulla vecchia statale fin dove posso, ma dove ci sono le transenne non c’è mai nessuno a lavorare… sarà un caso?

    • Firma - Max Carpineti
  2. Carissimo Max , mi invii in privato al mio numero 3276998500 il suo.
    Saremo felici di collaborare alle verifiche di avanzamento lavori sul cantiere SS 63, inoltre stiamo organizzando un incontro pubblico a castelnovo ne monti per parlare dei disagi, dei danni causati da UNA NON PIANIFICAZIOBE DELLA CHIUSURA ( DECRETO DEL 2025 ) oltre ai costi che dovranno far fronte i pendolari, i danni al turismo.
    La aspetto.
    Malvolti Roberto coordinatore pro tempore comitato strada SS 63

    • Firma - Malvolti Roberto
  3. Concordo a pieno su quanto scritto dalla lettrice e mi rispecchiò completamente nelle sue parole.
    Sono 14 anni che mi sposto tra Castelnuovo alla Zona Nord della città, vivo qua e sto crescendo due bambini piccoli con tutti i sacrifici del caso. Ieri sera mentre rientravo a casa, percorrendo il nuovo percorso, ho provato una profonda delusione e mancanza di rispetto da parte di chi ha gestito questa situazione.
    Oltre al viaggio di 4 ore giornaliere mi ritrovo anche ad affrontare un pesante esborso economico, capisco che gli abitanti di Marola possano essere disturbati da questa situazione, ma pensare di inserire due pattuglie di forze dell’ordine che possano vigilare sui limiti di velocità, magari applicando sanzioni che andrebbero anche a rimpinguare le casse comunali.
    Non sono solita polemizzare online, ma questa situazione sta turbando profondamente me, la mia famiglia e il mi lavoro, non penso si possa stare zitti davanti a queste situazioni, personalmente mi sento completamente abbandonata dalle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini che pagano le tasse e creano introiti ai “ poveri” comuni montani.

    • Firma - Elisa
  4. Da pendolare non posso che unirmi al grido disperato della lettrice.
    Anche prima della chiusura della galleria, ogni giorno, arrivare in città dall’Appennino è un travaglio dovendo percorrere una striscia d’asfalto che in molti tratti ricalca il percorso ante guerra.
    Dobbiamo essere precisi: ci siamo trovati una galleria chiusa in direzione nord, verso la città, mentre quando la sera si torna a casa dopo circa 10 ore dalla partenza, abbiamo ben due gallerie chiuse con indicazioni che indirizzano verso un percorso che porta alla deviazione della deviazione.
    Qualcuno di noi sa che si può arrivare a Marola ugualmente ignorando il secondo cartello giallo “CERRETO” ma mi chiedo se il turista della pianura non sceglierà Andalo, Molveno o Tovel in luogo di Febbio, Cerreto o Ventasso.
    Scelte, peraltro, già formulate, in condizioni ottimali del percorso, da buona parte della platea di reggiani, amanti della montagna.
    Ricordo che tra il 94 e il 96 (mi pare), in attesa dell’ultimazione della galleria del Seminario tutti transitavamo da Marola e, per quanto la cosa potesse dar fastidio, forse allora c’era una diversa solidarietà.
    Oggi sembra che solo il pendolare, già abbastanza penalizzato, si debba fare carico dei disagi che dipendono da questa significativa modifica alla viabilità. Mi auspico che a settembre, con la fine della stagione estiva e il peggioramento dei nostri viaggi per la riapertura delle scuole cittadine, venga aperta la galleria di Casina e si possa transitare da Migliara e Marola senza suscitare clamore.
    Per fare un cenno alla viabilità mi sento di dire che nei giorni scorsi ho trascorso un periodo di vacanza in Calabria. Una regione che tutti consideriamo molto meno emancipata alla nostra ricca Emilia, un nano a livello economico con tanti problemi.
    Ebbene ho percorso la strada statale 107 che dal tirreno va allo ionio superando dislivelli notevoli (punto più alto 1450 mslm). È un’arteria che permette lo scorrimento veloce e spedito grazie a imponenti viadotti e gallerie, unendo al mare paesi di montagna e rendendo possibile il sogno di tanti montanari di vivere dove sono nati lavorando a Cosenza o a Crotone se sarà possibile trovare un impiego.
    Noi il lavoro lo abbiamo ma manca una strada che ci permetta di raggiungere non Reggio ma Mancasale, il lavoro, nel tempo medio di 45 minuti.
    A mio parere il primo investimento che dobbiamo fare per la montagna non sono le strutture ricettive, sportive e culturali (per quanto di grande valore) ma profondere ogni sforzo per fare restare più gente possibile in questi meravigliosi luoghi e magari attrarne altri con vie di comunicazione all’altezza del contenuto economico della nostra provincia. Per costruire la casa partiamo dalle fondamenta e non dal tetto.
    Sfido qualunque giovane che, finiti gli studi, si approccia al mondo del lavoro con la prospettiva di lavorare in pianura per 40 anni, a non optare per condivisibile scelta di trasferirsi a valle.
    Finisco con questa domanda che spesso mi pongono amici e colleghi quando mi vengono a trovare dalla pianura (e son certo che molti lettori-pendolari si riconosceranno): “Ma tu fai questa strada ogni giorno?”

    • Firma - Francesco
    • Gent. sig. Francesco, ha perfettamente ragione quando esprime i disagi del vivere in montagna, vorrei però rilevare che negli anni ‘90 che cita prima dell’apertura della galleria del Seminario, le macchine che circolavano erano un po’ diverse dalle attuali. Oggi anche le medie hanno larghezza di m. 1,80 e con gli specchietti si arriva a m 2,15 di larghezza. I tanti Suv o pick-up che circolano hanno larghezza di 1,90-2 metri, con gli specchietti aperti siamo sui 2,30. Quando a Marola si incontrano due di questi veicoli devono fare molta attenzione per non urtarsi e nei tratti in cui non c’è marciapiede i pedoni devono stare molto attenti. Non è questione di minor tolleranza ma di condizioni oggettivamente diverse. Lei cita Molveno, Andalo ecc… posti bellissimi dove si arriva senza nemmeno una galleria, per arrivare a Gressoney ci sono brevissime gallerie come Bormio o Cortina o la Val Pusteria; qui invece negli anni ‘90 si è preferito forare a tutti i costi, si poteva costruire una strada al fianco del monte Portola, meno costosa e meno pericolosa e invece si è preferita la soluzione galleria. L’Appennino è bellissimo, purtroppo poco conosciuto, le infrastrutture come dice sono inadeguate e c’è molto da fare per dare le opportunità che merita a questo territorio.

      • Firma - Vulzio Prati
  5. All’interno di questi commenti c’è chi parla anche di turismo, e di turisti della nostra pianura che possono semmai decidere di recarsi altrove causa la viabilità, ma io non allargherei troppo il discorso, e mi limiterei intanto, e pertanto, a considerare i problemi del pendolarismo e di quanti altri devono percorrere le nostre strade per lavoro, vedi i conducenti di pullman e autoarticolati, o mezzi di diversa dimensione (e anche perché, da quanto ne so, pare esservi un turismo “slow”, che predilige di norma i ritmi lenti, pure nel raggiungere le proprie mete).

    E qui entra allora in campo la puntuale osservazione di Vulzio Prati circa le attuali dimensioni e caratteristiche degli automezzi, rispetto a quelle di un tempo, e forse andrebbe altresì considerato che l’adeguamento della rete stradale in proposito, oltre all’aspetto dei costi, potrebbe talora dover fare i conti con un livello di antropizzazione tale da non renderlo semplice, stante ad es. la presenza di abitazioni, ivi comprese le seconde case, che casomai si frappongono in qualche modo al realizzo delle opere eventualmente concepite al riguardo.

    Non so poi quanto possa valere il confronto con altre realtà territoriali, come fa qui Francesco, dal momento che le rispettive scelte in materia potrebbero dipendere da differenti fattori e condizioni, di natura geologica, orografica, ecc …, e riguardo ai limiti di velocità cui fa cenno Elisa, io penso che vadano in ogni caso rispettati, specie nell’attraversamento dei centri abitati, né mi stupirebbero più di tanto le relative sanzioni, qualora comminate (il che non impedisce certo di comprendere lo stato d’animo di chi ha steso questa nota, e di quanti l’hanno condivisa).

    P.B. 09.08.2026

    • Firma - P.B.