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Un viaggio lungo trent'anni tra l'Appennino e il centro di Reggio Emilia:

Giordano Simonelli ai “Martedì alla Cantoniera”

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L’appuntamento di martedì 11 agosto ai “Martedì alla Cantoniera” di Casina è con Giordano Simonelli e il suo ultimo libro “Alla Locanda dei Tre Notai”. Il libro, edito dalle Edizioni Helicon di Arezzo, è ambientato nell’Alto Appennino reggiano e nel Centro Storico della città di Reggio. Trattasi di un romanzo che, in uno sviluppo temporale di circa 30 anni (dagli anni trenta agli anni sessanta del secolo scorso) racconta la storia di Beppe e della Carò, nati a Ospitaletto di Ligonchio ed emigrati in città nel 1960.

Attorno ai due giovani, prima in montagna, poi in città, si muovono diversi personaggi che con le loro storie di vita contribuiscono a mettere a fuoco l’Italia di quel periodo. Accanto alle persone emergono altri due protagonisti: l’Appennino, ben rappresentato dal monte Cavalbianco che l’autore ha reso quasi umano, capace di gioire e di piangere, di giudicare e di arrabbiarsi: uno scrigno di memoria; il Centro Storico della città di Reggio Emilia dove, nella locanda che dà il titolo al libro, sfila una variegata clientela, attratta dal buon cibo, ma anche da cinque belle ragazze con un passato tutto da scoprire.

La scrittura di Simonelli è sciolta, priva di inutili orpelli, capace di prendere per mano il lettore e di accompagnarlo verso un finale sorprendente e travolgente. Il classico libro che ti affascina e non ti molla fino all’ultima pagina.

Cristiana Vettori, nella prefazione, ha scritto che si tratta di un libro che restituisce la densità di un tempo storico e la delicatezza dei rapporti umani. La postfazione è di Armido Malvolti che, a proposito della tecnica di scrittura dell’autore, sottolinea La leggerezza con cui racconta i personaggi. Quasi li sveste, ma lo fa accarezzandoli e mai giudicandoli. E ancora La capacitò di racchiudere in una storia di cui sono protagonisti solo alcuni personaggi, tante storie vissute da migliaia - o forse milioni - di italiani.  Nelle ultime righe della postfazione Malvolti scrive che questo è un romanzo profondamente politico. Politico nel senso più alto del termine. E dovrebbero essere innanzitutto i politici a leggerlo… ma che dico: a studiarlo.

Alla serata di martedì sarà presente l’autore che dialogherà con Malvolti e con il pubblico.