Riceviamo e pubblichiamo
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Il 16 agosto del 1989 furono sospesi i lavori della Diga di Vetto; ci fu l’occupazione del cantiere da parte di varie persone, alcune di queste rivestivano cariche pubbliche.
Per il Comitato il 16 di agosto è il giorno del ricordo, come ogni anno commemoriamo sui resti del Taglione, l’unghia della Diga, la morte della Val d’Enza; la Diga di Vetto è stata l’ultima delle grandi opere incompiute di questa Valle; la ferrovia Reggio, Ciano, Vetto, Castelnovo si fermò a Ciano; la fondovalle Val Lonza si fermò dopo la presentazione, restano i guadi; la fondovalle Val d’Enza si fermò dopo un anno di lavori; queste opere avrebbero cambiato il valore di questa Valle, ora abbandonata, dissestata con paesi che si spopolano e con attività che chiudono.
Ma un’opera fattibile, come la Diga di Vetto, che porterebbe benefici non solo a questa Valle, ma all’intera Regione, non viene sostenuta da varie Amministrazioni, per non dire che viene osteggiata.
Che la Diga sia fattibile, lo dicono 160 anni di studi, dai progetti Grisanti; ma a certificarlo è stato lo stesso ISMES di Bergamo, un laboratorio Nazionale che opera a livello mondiale per le grandi dighe, quelle da decine di miliardi di metri cubi e non di 180 milioni come potrebbe essere quella di Vetto; inoltre verificava l’idoneità dei siti nucleari; ma il 16 agosto del 1989, i “lontristi”, che avevano tappezzato i muri della Valle con la scritta “Si alle Lontre No alla Diga” riuscirono nel loro intento, quello di far sospendere i lavori, e non ripartirono, nonostante il parere del Ministro dell’Ambiente Carlo Ripa di Meana.

Ci sono opere come la Diga di Vetto che vanno fatte subito, non tra cinque o dieci anni, dobbiamo garantire un futuro alle nuove generazioni, specie quelle che si occupano di agroalimentare; si parla tanto di sostenibilità e a Reggio Emilia e Parma non si realizza un’opere come la Diga di Vetto in grado di garantire un futuro roseo ai paesi montani, far fronte ai problemi idrici di paesi e città, garantire energia pulita, garantire acqua all’agricoltura e in caso d’incendio, messa in sicurezza dei paesi a Valle come Montecchio e Sorbolo, ridurre il prelievo di acqua da falda e da Po, ecc..
Per l’ambiente sarebbe uno spettacolo, un paradiso; basterebbe pensare alla bellezza del paesaggio che sorgerebbe intorno al lago; area faunistica, scuole di nautica, parchi giochi, piste ciclopedonali, B&B, agriturismi, spiagge con parcheggi, spogliatoi e servizi come al Bilancino, gare di canoa e kayak nel lago e a valle del lago; in pochi decenni Vetto diventerebbe la capitale dei paesi montani.
In ogni parte del mondo, a causa dei cambiamenti climatici, c’è la corsa a realizzare grandi invasi, a Reggio Emilia e Parma ci si inventa di tutto per dire di NO alla Diga o per rallentare gli studi; a decidere cosa fare e cosa chiedere non possono essere le lontre o i granchi blu, e neppure i buchi di Giola a Scurano o eventuali siti “archeologici” vicino alla Temporia di cui non ne conosciamo l’esistenza, ma persone competenti come il Commissario, Prof. Ing, Stefano Orlandini di UNIMORE, che ha il compito di verificarne la fattibilità, le necessità e il ritorno economico.
Lino Franzini






