Buongiorno, miei cari lettori, mi sembra che questo ferragosto non finisca più.
Sono qui seduta davanti a casa, sto cercando di sbucciare qualche fetta di mela che mi aiuterà ad arrivare a ora di pranzo, senza quella fame (lupina) che ti fa inghiottire senza masticare bene.
Torniamo al ferragosto, il rumore delle macchine non dà tregua è dalle sei di stamattina che passano in continuazione.
Per il momento vanno verso su, verso queste belle montagne che ci circondano, fin che c’è posto continuano a passare e io mi auguro che si prendano anche cura dei nostri monti, perciò niente sacchetti di plastica, pieni di rifiuti, scordati, sbadatamente, sotto a qualche cespuglio.
I nostri monti devono essere rispettati, come ci hanno insegnato i nostri genitori, che quando sul sentiero, trovavano un sasso fuori posto, si fermavano e lo rimettevano nel suo “alveo”,
La stessa cosa quando passavano i birocciai e i cavalli facevano la “cacca” per la strada e vedevo mia madre che usciva col badile che si usava nella stalla, in mano e ripuliva quel pezzo di strada.
Allora non si aspettava l’arrivo degli “stradini” che allora, si occupavano soltanto del centro del paese e di quel pezzo di strada, ora chiamato “viale Enzo Bagnoli”, ma c’era sempre qualcuno che puliva anche quel po’ di strada o il marciapiede che passava davanti alla propria casa, così il paese era sempre in ordine e perfetto e questo succedeva anche nelle borgate. Era così in ogni stagione e quando d’inverno arrivavano quelle belle nevicate ognuno partiva con la pala in spalla e tutti insieme aprivano “la rotta” tanto che potesse passarci la macchina del dottore e il calesse di Don Antonio l’arciprete e i più giovani lo facevano intonando canzoni in voga a quel tempo. Vorrei tanto che questa usanza fosse ancora seguita, ma penso proprio che non ci pensi più nessuno. Tutti aspettano lo spartineve che poi ammucchia la neve davanti alle case e tutti la pestano, nessuno tiene più la pala dietro la porta e diciamo anche meno male che a quanto pare di neve non ne viene più.
Vedete che effetto fa a me tutto questo caldo? Dal momento che non posso fuggire col corpo, fuggo con la mente cerco il freddo di quando ero bambina e il papà tornava a casa da lavorare mi copriva nel mio lettino col suo “tabarro” di lana per tenermi più calda.
Estati così bollenti non mi pare di ricordarne, forse quando ero molto piccola e la mamma scopava il pavimento di quella grande cucina, ma prima lo bruscava con l’acqua e a me quella bruscatina dava l’impressione di fresco e di pulito. Poi nelle case di allora i serramenti non sigillavano le porte e le finestre come adesso, c’era sempre qualche fessura che lasciava passare un po’ di aria pulita e si cari miei niente inquinamento da motori, aria fresca che ce la regalava le nostre montagne.
Ora il rumore nella strada è incessante, tutti corrono su quattro o due ruote per poter tornare a casa e raccontare “i sun stè in muntàgna”.
Si per mia fortuna ci sono stati per poco, tra qualche giorno torneremo alla normalità, al nostro silenzio, niente rumori insoliti, le persone che devono recarsi al lavoro, passeranno come sempre senza accelerazioni e suoni di clacson inutili, loro sono montanari come me e sanno rispettare questi doni bellissimi che Dio ci ha fatto
Ora torniamo pure a questo ferragosto che ormai è passato e a quanto pare si è anche portato via un po’ di caldo.
Elda Zannini





