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La denuncia

“Sanità e burocrazia, così chi è solo rinuncia a curarsi”

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Il caso della madre di Patrick Fogli: l'odissea per un esame a Bologna svela le fragilità dei servizi.

Un elettrocardiogramma di routine, prescritto dal medico per un normale controllo periodico sui farmaci. Una procedura semplice, che per una donna di 86 anni avrebbe dovuto essere solo una rapida pratica di salute. Invece, la ricerca di un appuntamento tramite il Servizio Sanitario si è trasformata in un piccolo, spossante calvario burocratico. Nel comune di Bologna, nei dieci giorni previsti dalla ricetta, non c’è posto. Il sistema propone alternative a Bentivoglio, Porretta Terme o Bazzano: trasferte dai 25 ai 60 chilometri, che per chi non ha un'auto significano quasi tre ore di viaggio tra cambi di autobus, treni e lunghi tratti a piedi.

Sola, un’anziana davanti a un riscontro simile si ferma. A prendersi cura della situazione è stato il figlio, il consigliere comunale di Carpineti Patrick Fogli, che di fronte all'impossibilità del percorso pubblico si è trovato costretto a cercare altre strade. "Cercando la stessa prestazione a pagamento, circa 100 euro, l'appuntamento c'era già dal lunedì successivo al Sant'Orsola, potendo persino scegliere medico e orario", spiega Fogli. "Uno dei principali ospedali della città aveva disponibilità solo in libera professione. Alla fine abbiamo risolto nella farmacia vicino a casa: 35 euro, esame fatto subito e con umanità. Se non è una privatizzazione di fatto, non so cosa sia. L'ho raccontato perché non è voglia di fare polemica, ma la manifestazione di un’impotenza che oggi accomuna troppe famiglie".

Ciò che fa male, in queste vicende quotidiane, non è solo la distanza chilometrica, ma il senso di solitudine che la burocrazia genera. Chi non ha un figlio, un vicino o una rete di protezione al proprio fianco rischia semplicemente di rinunciare a curarsi. "Il sistema attuale non è pensato per chi è solo", riflette Fogli. "Presuppone sempre che ci sia qualcuno di giovane, attivo e motorizzato che possa districarsi tra portali, carte e spostamenti. Tra le ragioni che spingono le persone a non curarsi più non c'è solo la difficoltà economica, ma la stanchezza e l'impossibilità di capire come muoversi in questo labirinto".

Un ostacolo che diventa ancora più ripido quando dalla città ci si sposta verso le comunità dell'Appennino e delle aree interne, dove i servizi si allontanano geograficamente e la popolazione anziana è numerosa. "In montagna questo peso è quotidiano. Se un anziano di Villa Minozzo deve fare un esame a Guastalla e non ha nessuno che lo porti, come fa? Spesso ci si dà una mano tra vicini, si attiva la solidarietà dei paesi, ma non possiamo chiedere ai servizi sociali di risolvere problemi che nascono da una cattiva organizzazione della sanità".

Non si tratta purtroppo di un episodio isolato, ma di un filo rosso che lega la sanità alla burocrazia di tutti i giorni. Lo dimostra una seconda esperienza raccontata da Fogli, legata questa volta alle pratiche online per l’ISEE: un servizio nato sulla carta per permettere al cittadino di fare tutto da solo da casa in pochi minuti, ma che si inceppa davanti a passaggi incomprensibili, chatbot automatizzati e call center che rifiutano di guidare l'utente nella compilazione rinviano ai CAF.

Che si tratti di prenotare un esame cardiologico o di compilare un modulo per un diritto fondamentale, il risultato finale non cambia: la promessa di un servizio pubblico gratuito e accessibile si infrange contro la realtà, costringendo la persona a pagare (la farmacia sotto casa nel primo caso, un patronato nel secondo) per ottenere ciò che le spetterebbe di diritto.

"Parlo da chi progetta sistemi digitali per lavoro: i servizi online della Pubblica Amministrazione sembrano fatti per l'ente che li gestisce, non per le persone che dovrebbero usarli", conclude Fogli. "L'ISEE precompilato è un'idea bellissima, ma se non spieghi i dati richiesti e l'assistenza si rifiuta di orientarti, l'autonomia del cittadino diventa un'illusione. Ti trovi di nuovo a dover prendere appuntamenti, fare file e rinunciare al tuo tempo. Oggi troppi servizi pubblici sembrano tarati per far tornare le statistiche o proteggere le burocrazie, non per prendersi cura dei bisogni reali. Eppure basterebbe poco: basterebbe che la tecnologia venisse progettata ascoltando davvero la vita delle persone, a partire da chi è più fragile".

4 COMMENTS

  1. Da gennaio ho scritto pec al presidente della regione, USL, assessorato regionale per chiedere lumi su problemi analologhi e le modalita/logiche di gestione liste attesa. Dopo 4 pec di sollecito solo palleggiamenti di competenze e nessuna risposta anche interlocutoria. Siamo alla canna del gas dappertutto dilettanti allo sbaraglio con lauti stipendi che paghiamo noi.. È con più si sale (governo ministeri) con peggio è… Siamo in un girone dantesco senza uscita….

    • Firma - Massimo
  2. Se il caso qui riferito potesse casomai valere come indicatore, quanto al funzionamento del Servizio Sanitario, verrebbe spontaneo chiedersi perché mai la sinistra non perda occasione per chiedere allo Stato di destinarvi e investirvi ulteriori e maggiori risorse, senza porsi contestualmente il problema di una sua eventuale riorganizzazione, almeno da che io ricordi (riorganizzazione che dovrebbe competere alla Regione, in forza dell’art. 117 della Costituzione, dopo la modifica del suo Titolo V apportata dalla sinistra nel 2001).

    P.B. 29.08.2026

    • Firma - P.B.
  3. Per tanti rinunciare a curarsi sarà la normalità, vista l’età di tanti montanari, o hai i soldi per andare a pagamento, o rinunci.
    Di come sta andando la Sanità in Emilia Romagna Vi porto un esempio molto più vicino a noi, un esempio sulla mia pelle; abito a Palanzano ma il mio medico di famiglia è a Lagrimone in Comune di Tizzano; una ragazza medico, molto giovane, che per bontà sua, ha accettato di inserirmi nell’elenco dei suoi pazienti.
    Ma se ascoltate tutti i mass media diranno che la Sanità in Emilia Romagna è un fiore all’occhiello; e in molti ci credono, e chi si lamenta da la colpa al Governo, non tenendo conto di quanto ha scritto il Sig. P.B. nel suo commento precedente.

    • Firma - Lino Franzini
  4. Concordo con i precedenti interventi, credo però che il vero problema sia nella politicizzazione, di ogni colore, nella sanità con livelli apicali e manager nominati dalla politica. C’è molto da fare per ristabilire un livello di servizio adeguato alle aspettative e lo si può raggiungere solo se fatto su tutto il territorio nazionale dato che in Emilia oggi il 17% dei ricoverati viene da fuori regione con un aggravio sulla sanità non più sostenibile. Non va meglio in Lombardia, diverso colore, con il 19% di ricoverati da fuori regione o il Veneto che si trova in condizioni simili e il recupero delle spese anticipate sia sempre problematico.
    E’ poi vero che con il 6,4% sul PIL ( serie decennale con diversi governi) la spesa sanitaria italiana è circa la metà di Francia o Germania, credo anche che i nostri medici siano tra i più preparati al mondo e con una gestione della sanità potremmo tutti avere un servizio migliore.

    • Firma - Vulzio Prati