Il Parco Nazionale dell’Appennino tosco‑emiliano emerge come uno dei protagonisti del progetto europeo LIFE BEEadapt, iniziativa avviata nel 2022 e oggi giunta alla conclusione, che ha messo al centro l’adattamento degli insetti impollinatori ai cambiamenti climatici. Nel territorio del Parco, infatti, si sono concentrati alcuni dei risultati più significativi, sia in termini di interventi ambientali sia di partecipazione di agricoltori, enti e comunità locali.
Gli impollinatori svolgono un ruolo essenziale per la biodiversità e la produttività agricola, ma la crisi climatica sta alterando habitat, risorse alimentari e cicli biologici. Per rispondere a questa sfida, LIFE BEEadapt ha sviluppato un modello di intervento che unisce azioni concrete sul territorio e strumenti di governance multilivello, ora raccolti nel Protocollo per la replicabilità, disponibile online e pensato per amministrazioni, imprenditori agricoli e associazioni.
Il contributo del Parco: interventi, habitat e comunità coinvolte
Nel territorio del Parco sono stati messi a dimora 500 arbusti, creati 22,5 ettari di prati fioriti e gestiti 5,4 ettari con pratiche di sfalcio e pascolo ritardato. Sono stati inoltre realizzati 442 alberi con microhabitat e installati 176 bee hotel, infrastrutture verdi pensate per offrire rifugio e nutrimento agli impollinatori selvatici in un contesto sempre più frammentato.
L’impatto non è solo ambientale: quasi 140 soggetti – tra aziende agricole, enti pubblici, privati e associazioni – hanno aderito al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, impegnandosi ad applicare o sostenere gli interventi nei propri terreni. Centinaia di persone sono state coinvolte anche in attività di divulgazione e formazione, rafforzando la consapevolezza del ruolo degli impollinatori per la sicurezza alimentare e la resilienza degli ecosistemi.
Il monitoraggio entomologico, focalizzato su apoidei e lepidotteri, ha evidenziato nel Parco i progressi più marcati: nei transetti monitorati, il numero di specie è raddoppiato, passando da 23 nel 2023 a 49 nel 2025. Un risultato che conferma l’efficacia delle infrastrutture verdi e delle pratiche adottate.
Il progetto ha inoltre prodotto strumenti tecnici come l’Abaco delle specie vegetali favorevoli agli impollinatori e linee guida per la realizzazione di infrastrutture verdi, utili per replicare gli interventi in altri territori.
Un modello che nasce nel Parco e guarda oltre
Grazie al lavoro svolto nel Parco e nelle altre aree pilota di Toscana, Emilia‑Romagna, Lazio e Marche, LIFE BEEadapt ha costruito un modello che permette di trasferire e moltiplicare gli effetti positivi degli interventi. “Le azioni di LIFE BEEadapt hanno generato benefici duraturi e replicabili”, sottolinea Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco. “Non solo ambientali, ma anche sociali e agricoli”, aggiunge Stefano Raimondi di Legambiente, evidenziando l’aumento della connettività ecologica, della ricchezza di biodiversità e della resilienza degli ecosistemi.
Il Parco Nazionale dell’Appennino tosco‑emiliano si conferma così un laboratorio naturale di innovazione ambientale, capace di guidare strategie di adattamento climatico e di coinvolgere comunità, agricoltori e istituzioni in un percorso condiviso di tutela degli impollinatori selvatici.




