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l'intervista dal terrritorio

Leonardo Caliò su Rai 1: «Dai teatri reggiani al set di Guareschi»

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Un volto familiare a chi frequenta i teatri reggiani e gli eventi d'arte, ma anche una voce amica per chi ascolta ogni giorno Radionova. In occasione della messa in onda del film TV "Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano" (in prima serata su Rai 1 e RaiPlay ieri 20 settembre), abbiamo fatto una chiacchierata con Leonardo Caliò per farci raccontare l'esperienza sul set e la sua passione per l'arte.

L'intervista

 

Leonardo, partiamo subito dall'appuntamento su Rai 1. Come nasce la sua partecipazione al film su Giovannino Guareschi?

Inizialmente ero stato selezionato semplicemente come comparsa. Poi, durante le fasi di trucco c'è stato l'incontro con Giuseppe Zeno, il protagonista che interpreta Guareschi, che sentendomi parlare ha suggerito che mi venisse dato qualcosa in più da fare. Così mi è stato affidato un ruolo di ‘figurazione’ speciale: interpreto l'edicolante in una scena fondamentale per raccontare l'arguzia del carattere di Guareschi.

Ci racconta cosa succede in quella scena?

Guareschi trova sotto casa un disegno che lo ritrae impiccato e sospetta dell'edicolante, che da lontano lo saluta sempre in modo un po' provocatorio. Prima di avvicinarsi, Guareschi trasforma al volo quel disegno cupo in un bambino su un'altalena. Poi mi si avvicina, mi sbatte il foglio modificato davanti agli occhi spiegando che lo ha fatto per non traumatizzare i bambini, e se ne va soddisfatto lasciandomi a bocca aperta! È un piccolo cameo di circa un minuto, ma girarlo ha richiesto un'intera mattinata di lavoro nel centro di Reggio Emilia, dove è stata ricostruita un'edicola del primo Novecento.

Com'è stato lavorare su un set cinematografico rispetto al teatro?

È un mondo affascinante. Nel cinema la scena viene ripetuta anche 30 o 40 volte da angolature diverse, ed è un continuo "taglia e cuci". Il teatro invece resta il massimo dell'espressione: sul palco sei solo davanti al pubblico. Ma devo ammettere che trovarsi al centro della scena con regista, microfonisti e cameraman attorno ti fa sentire importante per un attimo!

Nel suo percorso c'è stato un momento preciso in cui hai deciso di dedicarti così tanto all'arte?

Sì, quando sono andato in pensione ho deciso di "aprire il cassetto dei desideri" e tirare fuori tutto ciò che non avevo potuto realizzare da piccolo. Mi sono lanciato nel teatro, nella pittura e nell'uso della voce. Ho partecipato di recente alla manifestazione Petit Montmartre in Piazza Fontanesi con i miei quadri, e spesso partecipo a letture sceniche e ad eventi sul territorio, come la lettura del Cantico delle Creature ad Albinea patrocinata dal Lions. Ho anche seguito corsi di dizione e doppiaggio per registrare audiolibri per non vedenti.

Lei ha anche una rubrica su Radionova... 

Esatto! Conduco la rubrica "L'angolo di Leo" su Radio Nova (FM 96.30). Va in onda tre volte al giorno (alle 9:04, 13:11 e 17:30). È uno spazio in cui racconto fatti, curiosità e spunti di riflessione per creare contatto e relazione con chi ascolta.

Progetti per il futuro sul palcoscenico?

Sto già studiando i copioni per la nuova stagione teatrale. Saremo in scena al Teatro Novecento con Antonio Guidetti per uno spettacolo in dialetto reggiano, dove io interpreterò un personaggio che parla in italiano. Un'altra bella sfida!