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L'INTERVISTA A SIMONA SENTIERI

L’arte contemporanea riapre gli antichi lavatoi di Castelnovo ne’ Monti

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I cancelli degli antichi lavatoi del centro storico di Castelnovo tornano ad aprirsi al pubblico per la Fiera di San Michele con la mostra "In via degli Orti". Questo storico luogo di lavoro, ritrovo e condivisione, da sempre legato alla memoria delle donne del paese, è diventato una galleria d'arte viva e accessibile a tutti.

Curatrice del progetto e protagonista dell'esposizione è Simona Sentieri, artista visiva e scultrice nota per la sua ricerca incentrata sulla partecipazione e sul valore sociale dell'arte. L'artista è specializzata in percorsi creativi corali e percorsi espressivi realizzati con diverse comunità (tra cui i bambini Saharawi e realtà legate al mondo del teatro e della danza). Insieme alle sue grandi tele e ai lenzuoli dipinti a dripping, la mostra ospita le sculture di tre artisti del territorio: il legno intagliato di Roberto Giorgini, la pietra di Erio Pigoni e le opere in metallo di Palmiro Incerti.

L'intervista a Simona Sentieri sul valore di questo progetto per la comunità.

Gli antichi lavatoi pubblici sono riconosciuti in Italia come parte del patrimonio storico e culturale. Qual è il valore di questo riconoscimento per la comunità di Castelnovo e come si inserisce la mostra in questo percorso di valorizzazione?

Il riconoscimento dei lavatoi come patrimonio culturale sottolinea l'importanza di salvaguardare luoghi che testimoniano la nostra storia e identità. Per Castelnovo, questo valore non è solo teorico ma concreto: la mostra "In via degli Orti" trasforma questa tutela in un'azione viva, riaprendo uno spazio storico per restituirlo alla cittadinanza attraverso l'arte. È un modo per far sì che la valorizzazione del bene coincida con una reale riappropriazione comunitaria e culturale.

"In via degli Orti" mette in dialogo l'arte contemporanea con uno spazio storico come gli antichi lavatoi di Castelnovo ne' Monti. Da dove nasce questa idea e cosa rappresenta per lei questo luogo specifico?

L'idea nasce proprio dalla volontà di sottolineare e valorizzare il legame profondo con i luoghi della nostra storia. La Fiera di San Michele è un momento fondamentale della comunità e per la comunità, il momento in cui ci si ritrova. Per questo ho pensato di aprire i battenti di questo luogo, che è un bene culturale e artistico del nostro paese, e farlo diventare uno spazio di incontro con l'arte. I lavatoi rappresentano una dimensione quotidiana e comunitaria del passato che merita di tornare a essere vissuta.

I lavatoi erano storicamente un punto di ritrovo, di condivisione e di lavoro per la comunità, in particolare per le donne. In che modo l'arte può raccogliere questa eredità e trasformarla in un nuovo spazio di incontro durante la Fiera di San Michele?

I lavatoi erano il luogo in cui le donne condividevano la fatica del lavoro, ma anche racconti, relazioni e sostegno reciproco. L'arte contemporanea raccoglie esattamente questa eredità fatta di vicinanza e partecipazione immateriale. Riaprire questo spazio durante la Fiera significa restituire alle persone un luogo di sosta e dialogo, trasformando la memoria del lavoro di ieri in una nuova occasione di incontro culturale oggi.

In mostra vediamo tre materiali nobili e diversissimi: il legno di Roberto Giorgini, la pietra di Erio Pigoni e il metallo di Palmiro Incerti. Come hai selezionato questi tre scultori e come dialogano tra loro (e con l'acqua e la pietra dei lavatoi) linguaggi così differenti?

La scelta è nata dal desiderio di affiancare linguaggi e sensibilità materiche completamente differenti per creare un corto circuito visivo ricco di stimoli. Abbiamo la calore e l'intaglio della tradizione del legno di Roberto Giorgini, la scultura in pietra di Erio Pigoni e la ricerca contemporanea del metallo assemblato di Palmiro Incerti. Questi tre materiali — così diversi per peso, luce e consistenza — entrano in risonanza con l'architettura dei lavatoi, creando un dialogo dinamico tra la materia dell'opera e la pietra dello spazio storico.

Accanto alle sculture espone i suoi lenzuoli e grandi tele realizzate con la tecnica del dripping. Che valore ha l'allestimento visivo di questi lenzuoli stesi all'esterno, proprio alle spalle dei lavatoi?

I lenzuoli hanno un valore simbolico e installativo molto forte dentro l'allestimento. Saranno appesi all'esterno, lungo il proseguimento di via degli Orti e proprio alle spalle dei lavatoi. Questa scelta richiama idealmente la funzione originaria di questi spazi, dove le donne si recavano a lavare e a stendere la biancheria. È un gesto poetico che unisce l'azione quotidiana del passato alla pittura di oggi.

Le sue opere portano con sé una forte valenza sociale e collettiva, essendo state realizzate insieme ai bambini Saharawi e in contesti teatrali. Ci racconta l'emozione di portare questa "memoria condivisa" a Castelnovo?

Portare queste opere a Castelnovo è un'emozione profonda perché sono tele che racchiudono le impronte, l'energia e i gesti di tante persone: i bambini Saharawi, gli attori e i ballerini con cui sono state create attraverso il dripping. Portare questa memoria collettiva e partecipata all'interno di un luogo come i lavatoi, che a sua volta gronda di storie e memorie comunitarie, crea un intreccio umano e universale di grande intensità.

Spesso i beni storici restano chiusi o dimenticati. Aprire i cancelli dei lavatoi in occasione della Fiera è un forte segnale: crede che l'arte possa essere la chiave per rigenerare e riaprirli stabilmente?

Credo fermamente che l'arte sia uno degli strumenti più potenti per riattivare lo sguardo sui luoghi dimenticati. Aprire i cancelli durante la Fiera permette alla cittadinanza di riappropriarsi di un pezzo del proprio centro storico, dimostrando che un luogo antico non deve rimanere una scatola chiusa, ma può trasformarsi in uno spazio vivo, dinamico e fruibile per la comunità anche in futuro.

Qual è il messaggio o la sensazione che vorreste rimanesse nel cuore di un cittadino o di un visitatore della Fiera dopo essere passato "In via degli Orti"?

Vorrei che chiunque passeggi "In via degli Orti" provasse il piacere della riscoperta. Mi piacerebbe che i visitatori portassero con sé la sensazione che la memoria del proprio paese non è qualcosa di nostalgico, ma un patrimonio vivo che, se attraversato dall'arte e dalla partecipazione, continua a parlarci e a farci sentire comunità.