Riceviamo e pubblichiamo
Venerdì comincia una nuova edizione della Leopolda. Un appuntamento che, ancora una volta, rappresenterà un momento di confronto, di idee e di proposte per il futuro della *Casa Riformista e di Italia Viva.
Ma credo che una Leopolda non debba vivere soltanto a Firenze.
Può e deve vivere anche nei nostri territori, nelle nostre comunità, nei luoghi dove ogni giorno si misurano concretamente le difficoltà e le opportunità del futuro.
E allora anche da qui, dall’Appennino Reggiano, deve cominciare la nostra Leopolda.*
Deve cominciare dalle nostre montagne, dai nostri paesi, dalle imprese che resistono e investono, dai giovani che vorremmo trattenere e da quelli che vorremmo vedere tornare. Deve cominciare dalle famiglie, dagli anziani, dagli amministratori locali, dal mondo del volontariato, dalla scuola, dalla sanità e da tutti coloro che ogni giorno tengono viva una comunità.
Sono certo che dalla Leopolda arriveranno proposte capaci di incidere sul futuro del Paese. E sono altrettanto convinto che molte di quelle idee dovranno essere declinate anche per il nostro Appennino. Perché parlare di futuro significa, prima di tutto, *non rassegnarsi al declino dei territori più fragili.
Il nostro Appennino non chiede assistenzialismo. Chiede condizioni per poter competere, vivere e progettare il futuro. Chiede infrastrutture moderne, collegamenti efficienti, servizi sanitari e sociali accessibili, scuole capaci di accompagnare i nostri ragazzi, una rete digitale all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese.
Chiede una politica energetica che valorizzi le risorse del territorio e sostenga chi produce.
Chiede attenzione all'agricoltura, alla forestazione, alla manutenzione del territorio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
Chiede una strategia per il turismo che sappia valorizzare la straordinaria identità dell’Appennino Reggiano, le sue eccellenze, i suoi borghi, i suoi paesaggi, la sua cultura e le sue produzioni.
Ma soprattutto chiede opportunità per restare.
Dobbiamo costruire le condizioni affinché un giovane possa scegliere di vivere qui non perché non ha alternative, ma perché qui vede un futuro. Per questo penso che il nostro territorio debba avere una vera agenda riformista per l’Appennino: poche priorità chiare, obiettivi misurabili e la capacità di portare queste proposte dentro il dibattito regionale e nazionale.
La politica, se vuole recuperare credibilità, deve tornare a fare una cosa semplice: ascoltare i territori e trasformare i bisogni in progetti. È questa, a mio avviso, la sfida della Casa Riformista.
Non limitarci a raccontare ciò che non funziona, ma avere il coraggio di proporre ciò che può funzionare.
L’Appennino Reggiano può diventare un laboratorio di innovazione, sostenibilità, qualità della vita e buona amministrazione. Ma per farlo servono visione, investimenti e una politica capace di guardare oltre l'emergenza.
Da venerdì, mentre a Firenze si discuterà del futuro, noi vogliamo iniziare a discutere del futuro del nostro Appennino. Perché le grandi riforme acquistano valore quando riescono a cambiare la vita delle persone anche nei territori più lontani dai grandi centri.
E perché una vera Leopolda non è soltanto un luogo. È un metodo: incontrarsi, discutere, avere il coraggio di cambiare e trasformare le idee in progetti.
Robertino Ugolotti, presidente Italia Viva Appennino




Mi pare, francamente, d’esser davanti ad un elenco di buone intenzioni, il che può semmai valere per chi si propone per la prima volta al corpo elettorale, e non ha sufficiente conoscenza di quanto andrà ad affrontare, ma si addice poco o nulla, secondo il mio modesto parere, ad un partito appartenente ad una coalizione che amministra da tempo il nostro comprensorio montano, e guida da sempre il Governo regionale, oltre ad aver ripetutamente avuto posizioni di vertice in quello nazionale, e dovrebbe pertanto avere il “polso” della situazione (e prospettare soluzioni).
Da quanto io so e ricordo, salvo possibili errori di memoria, il Riformismo ha sempre saputo avanzare proposte concrete per affrontare l’uno o altro problema, dopo averlo individuato e “messo a fuoco”, sapeva cioè unire le due cose, proposte che qui non mi pare invece di scorgere, e ho l’impressione che ci si limiti piuttosto e soltanto ad una “fotografia”, e me ne darebbe verosimile conferma il leggere sul finire di queste righe “da venerdì, mentre a Firenze si discuterà del futuro, noi vogliamo iniziare a discutere del futuro del nostro Appennino”, il che non è privo di significato.
Se le parole hanno un senso, significherebbe infatti che siamo all’inizio del percorso, mentre un partito di “lungo corso” dovrebbe già sapere come muoversi, e se non è in grado di farlo, se cioè in tutti questi anni non ha maturato “ricette” ed idee realistiche e praticabili per il futuro della nostra montagna, credo preferibile che, sul da farsi, si esprimano casomai i singoli, titolari di attività varie, o loro Organizzazioni, e la politica verifichi poi se ci sono le relative risorse, ove venissero richieste (in buona sostanza, non vedo dove stia la proclamata “sfida della Casa Riformista”).
P.B. 01.10.2026