Ed ecco il cane talpa

Il crinale di Narval Smith / Siamo alle soglie di una nuova mutazione genetica? Scoperta da un etologo una specie di cani scavatori. Le foto all’interno!

Al è il padrone di Bronson, vive a Cerrè Sologno in una bella villetta in legno e muratura, un grande giardino attorno. Il cane lo ha adottato anni fa da un canile della zona.
“Si è comportato così da quando l’ho portato a casa, era poco più che un cucciolo” ci ha accolti Al mostrandoci il grande spazio attorno a casa “mio padre insiste asserendo che il cane discende da incroci tra razze atte al ritrovamento dei tartufi, ma a me sembra strano perché Bronson fa ben altro.”
La particolarità di questo meticcio nero e che fin dai primi giorni di convivenza con la nuova famiglia, il suo passatempo preferito è stato scavare profonde buche nel terreno.
“Mi toccava tirarlo fuori dai buchi per la coda, si incastrava nei suoi scavi e restava lì a mugolare per ore senza riuscire a fare retro marcia.” Al ci ha spiegato che negli ultimi anni la cosa si è fatta più seria. Bronson ha scavato tunnel sempre più profondi “Una volta ha forato in questa aiuola” ci mostra la terra ancora smossa “ed è sbucato dopo ore in questa.” Le due aiuole distano almeno una decina di metri.
Studiando il fenomeno l’etologo consultato dal padrone del cane ci ha spiegato che i canidi, soprattutto quelli selvatici, come lupi o i dingo australiani, tendono a scavare buche per poi leccare il sottosuolo ricco di minerali, così facendo riescono ad equilibrare la loro dieta spesso povera di questi nutritivi.
Il nostro caso esula da questa teoria, Bronson scava fino a sparire nel terreno, niente a che vedere con la ricerca di funghi ipogei o il fabbisogno di minerali. Un sospetto si è fatto largo nelle conclusioni dell’etologo: il corredo genetico del cane potrebbe aver subito una mutazione e il gene interessato dalla variazione si è rivelato scatenante per l’effetto ‘talpa’. La causa della mutazione potrebbe essere ricondotta al potente campo magnetico generato da pali di alta tensione che corrono paralleli alla recinzione del cortile.
A casa di Al la preoccupazione ha preso il sopravvento, Bronson scava un tunnel e i famigliari si affrettano per richiuderlo, il mattino successivo il cane è di nuovo all’opera, non fa differenza neppure se i tunnel vengono lasciati aperti, Bronson li abbandona appena terminati e si sposta in un’altra zona del giardino per un nuovo scavo.
L’ultimo smottamento realizzato dal cane ha spinto il proprietario a interpellare l’esperto, la galleria, lunga una ventina di metri, iniziava a ridosso della rete del cortile e terminava nell’argine dall’altra parte della strada.
Quando Al ha infilato la testa nel buco per richiamare il cane che da quasi dieci ore se ne stava interrato, si è accorto sbalordito che il tunnel era ben più ampio di quelli scavati fino ad allora. Fattore ancora più sconvolgente: l’interno del tunnel era illuminato!
“Mi chiedo come sia riuscito ad avvitare tutte quelle lampadine.” Ha concluso Al prima di congedarci.
Durante tutto il tempo dell’intervista Bronson (così battezzato in onore di Charles Bronson che nel film ‘La grande fuga’ interpretava il ruolo di ‘Talpa’ lo scavatore di tunnel) non si è visto, si sarà aggirato qualche metro sotto i nostri piedi intento nella costruzione dell’ennesima galleria.

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