Il destino prossimo di viale Bagnoli

Castelnovo ne' Monti. Assemblea pubblica, ieri sera in Municipio, su viale Bagnoli. L'intenzione di chi vi ha preso parte, a quanto si era inteso (forse ingenuamente) tra i partecipanti stessi invitati dall'Amministrazione, era di condividere un progetto, sperando di essere concretamente ascoltato. Ma ovviamente, com'è stato poi specificato, si trattava di semplice comunicazione da A a B. Cioè si presentava un pacchetto fatto e non emendabile. Che l'Amministrazione di Enrico Bini ha ereditato dalla precedente e decide di fare suo. Divenendone quindi responsabile a tutti gli effetti.

Si parla di rifacimento e riqualificazione dell'importante strada di Castelnovo ne' Monti, tratto - insieme con via Micheli - di statale 63 intrapaesana. In realtà l'attenzione si posa, dopo la certosina esposizione del progettista Fausto Bisi (che forse nel suo successivo replicare dà l'impressione di addentrarsi un tantino oltre una descrizione meramente tecnica come, si ritiene, dovrebbe essere da statuto), sul taglio di 23 dei 35 platani presenti, i due terzi secchi. Posizioni diverse, interventi a tempo e fuori tempo (nel senso di frequenti interruzioni su voci altrui), dialetto colorito che intervalla la lingua italiana. Così si è andati avanti fin quasi a mezzanotte, con un sindaco a tratti spazientito.

In sintesi: Bini che introduce politicamente, ing. Chiara Cantini, responsabile comunale dei lavori pubblici, che introduce tecnicamente, arch. Bisi che illustra il suo progetto, completo dell'annunciata rotonda all'intersezione di monte del viale con via Rodolfo Morandi.

Poi via agli interventi del pubblico. Che sono numerosi e variegati e spesso ripetuti. Chi difende e chi contrasta. Tra questi ultimi un gruppo di Cinque stelle, due esponenti dei quali - Marica Monti e Simona Sentieri - distribuiscono agli astanti un foglio che, vergato da Federico Tamburini che lo presenta, sotto il titolo "Salviamo i platani di viale Bagnoli", elenca i motivi alla base dell'opposizione all'intervento; e si citano motivi culturali, di sicurezza, di salute. A favore ovviamente gli amministratori e in particolare l'assessore al verde Chiara Borghi, che si ritrova subito un'antipatica gattaccia da pelare - l'atterramento di buona parte di un viale che ha 70 anni e che sarà pertanto declassato, al termine della "cura", a semplice via - a fronte delle parole ancora rassicuranti e il suo dichiarato impegno, ribadito ieri sera, per la salvaguardia e il miglioramento ambientale del paese e del comune. Poi, a fianco di lei, Valeria Ferretti, disabile, che, seduta nei banchi assessorili, perora la scelta dell'Amministrazione e ricusa la proposta di Luigi Bizzarri - che nel suo intervento aveva "demolito" ma passando poi anche all'atteggiamento propositivo - di intervenire relativamente a questi aspetti su un solo lato del viale, per limitare quanto più possibile il prossimo lavoro di motosega.

Serata poi complicata e "gravata" da aspetti non detti o (forse) più o meno intesi e sottotraccia, che si prestano a facili strumentalizzazioni. Come il seguente: chi sarebbe contrario, in astratto, ad interventi che puntino a migliorare il paese per chi fa fatica a deambulare, per chi si ritrova in carrozzina, per gli anziani più fragili? Nessuna contrarietà ovviamente sull'oggetto in quanto tale. Ma sulle modalità invece qualcosa si può dire e discutere. Senza assolutizzazioni come si sono ascoltate. E qui rischia di infilarsi il "diavoletto" su cui magari fare impropria leva.

Ci sono i residenti, con le loro schiette e semplici necessità pratiche e di respiro circoscritto, a cui gli alberi danno ad esempio fastidio perché cadono le foglie e si ammucchiano; o lamentano l'acqua che forma laghetti. O altro del genere.

Poi il sindaco, che dichiara che non si è voluto appositamente portare il discorso sulla malattia delle piante, ad evitare di inserire ulteriori ambiguità nel dibattito. Sono tutte malate? Non viene detto espressamente. Ma se lo sono, ovviamente il cemento che negli anni è stato colato nei loro pressi non sarà estraneo alla faccenda. E il cemento di sicuro non si è posato da solo.

Per Armido Malvolti le piante vanno eliminate tutte perché mancanti dello "spazio vitale", rinverdendo (è il caso di dire), a supporto del suo intervento, un convegno di circa 25 anni addietro promosso dalla cooperativa che allora presiedeva.

Umberto Gianferrari fa presente un altro aspetto che non è difficile credere potrà verificarsi a intervento completato. Dato che il tratto centrale del viale vedrà i marciapiedi a raso, a livello asfalto (per favorire pedoni disabili, mamme con carrozzine, ecc.), egli paventa la possibilità che possano essere le auto in cerca di "parcheggi volanti" ad occupare quello spazio oggi impedito dal gradino.

Tamburini - non si capisce bene se in quanto cittadino, in quanto residente o in quanto portavoce della pattuglia di esponenti Cinque stelle presente in platea: forse tutte le cose - conclude chiedendo al sindaco una rivalutazione complessiva del progetto.

Sipario giù. In attesa di svegliarci prossimamente con un paese (speriamo) un pochino più amico delle fasce deboli, sia pure a prezzo di ulteriore sottrazione di verde ove già, oggettivamente, non abbonda e anzi va deprimendosi poco alla volta.

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20 Commenti

  1. Giusto: tagliare o non tagliare n-piante è una faccenda complicata. Complimenti a chi ha scritto l’articolo.

    (Betti Agostini)

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  2. Gran casino. Ovviamente i primi a essere tutelati devono essere i disabili e le mamme! Unica cosa chiara, concreta e concisa? L’intervento del Signor Gianferrari. Già vedo le macchine che per andarsi a prendere una piadina lasciano la macchina a lato della strada…

    (Mattia Casotti)

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  3. Le auto già parcheggiano sulla strada da tempo, inoltre spesso occupano spazio all’ingresso delle varie abitazioni (vedi discesa tra la piadineria e la Poligrafica)… Basterebbe un po’ di buon senso civico!

    (Francesco)

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  4. Ci risiamo, la demagogia politica e pseudo-ambientalista si ripresenta “senza argomenti” anche su un tema come quello di viale E. Bagnoli che mi sembra alquanto semplice. Mi permetto di affermare che a chi vive a Castelnovo, o a chi a Castelnovo viene per necessità, debba essere riconosciuta la precedenza nell’uso di marciapiedi adeguati ed in sicurezza, specie per chi purtroppo può avere problemi motori. Oggi non è così, mi sembra arrivato il tempo per dare una risposta sensata a tale problema. Il rispetto delle regole sull’uso improprio del marciapiede ad uso di parcheggio è prima di tutto una questione di educazione e di rispetto delle regole, questo non può certo giustificare un rinvio nel risolvere il problema. Già che siamo in argomento di sicurezza per i pedoni (che sono persone), un intervento simile andrebbe previsto in viale Bismantova (direzione Pietra) oggi in condizioni di pericolo assoluto.

    (Oreste Torri)

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  5. Non ho capito: “nel tratto a raso, a livello asfalto” dove il signor Gianferrari teme, temo facile profeta, “parcheggi volanti”, non è prevista nessuna protezione “per chi fa fatica a deambulare, per chi si ritrova in carrozzina, per gli anziani più fragili”? Cosa facciamo? Ci affidiamo all’educazione e tagliamo 23 platani perché il primo tir che passa ci possa stirare tutti? Spero davvero di non aver capito. Signor sindaco, sono di Castelnovo: mi dica che non è così.

    (mv)

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  6. La normativa vigente in tema di costruzioni stradali vieta, per la sicurezza dei conducenti, qualsiasi tipo di “installazione verde” sul ciglio della carreggiata e nelle aree immediatamente adiacenti alla stessa. Chi si ritiene verde e rispetta l’ambiente forse dovrebbe pensare anche allo spreco di energia dovuto all’offuscamento dei lampioni per l’illuminazione pubblica da parte di alcune piante che ne impediscono la corretta diffusione luminosa. Detto ciò trovo insensato tutto questo dibattito. Vogliamo rispettare la legge? E allora studiamola senza diventare all’improvviso tutti “verdi” anche quando non serve!

    (Luigi R.)

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  7. Ho sempre creduto che le idee personali possano fare la differenza, al contrario del pensiero omologato definito dalle varie etichette. Viale Bagnoli è una strada molto trafficata ed inquinata nella quale gli alberi hanno una funzione fondamentale di purificazione dell’aria. Tagliare i 23 platani significa danneggiare irrimediabilmente la salute delle persone che abitano e frequentano questa zona. Aspetto la misurazione delle pm10 come promesso dal signor sindaco Bini durante la serata. I marciapiedi al piano strada su viale Bagnoli, che è una statale, rappresenterebbero comunque un enorme pericolo per tutti gli utilizzatori.

    (Federico Tamburini)

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  8. Un altro aspetto, che potrebbe sembrare di poco conto, riguarda il deflusso delle acque piovane, visto che si parla anche di marciapiedi a raso. Come saprete durante i forti temporali (oramai la prassi purtroppo) viale Bagnoli diventa un corso d’acqua in quanto i pochi tombini, spesso non puliti (vedi foglie), non sono in grado di raccogliere tutta l’acqua la quale si infila poi nelle strade secondarie più a valle (vedi es. strada privata che porta al Mater Dei, proprio dove c’è il semaforo) inondando giardini ed accessi privati. Mi auguro che tale aspetto sia stato considerato/migliorato. Chiaramente in primis la sicurezza per i pedoni.
    Saluti.

    (Denis Croci)

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  9. Certo, rispettiamo la legge! Potremmo cominciare da Bolgheri con quei fastidiosi cipressi che in duplice filar… E’ proprio vero, dai tedeschi dobbiamo solo imparare e tacere http://www.germany.travel/it/natura-sport-e-relax/strade-a-tema/strada-tedesca-dei-viali-alberati.html.

    (Ellebi)

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  10. C’è un po’ di differenza da un viale alberato tedesco in mezzo a coltivazioni di colza rispetto ad una strada urbana (ex circonvallazione) che non ha minimamente le caratteristiche di un viale, allo stato attuale. Sfido chiunque, anche senza passeggini o sedie a rotelle, a percorrere tutta la strada da incrocio con via Morandi a incrocio con via Matilde di Canossa senza dover scendere dal marciapiede e invadere la carreggiata con i rischi conseguenti, per non parlare se scendono 5 cm. di neve che vengono sistematicamente accumulati su ogni rientro del marciapiede bloccandone l’accesso.

    (Corrado Parisoli)

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  11. Vede, signor Parisoli, quando si fanno affermazioni perentorie bisognerebbe conoscere le cose: la strada dei viali alberati tedesca (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ec/Karte_Deutsche_Alleenstra%C3%9Fe.png) attraversa paesi e città, vere città come Dresda, Fulda e non solo campi di colza. Sempre in Germania la Cherry Blossom Avenue a Bonn è un vero gioiello, mentre a Porto Alegre in Brasile c’è la strada più bella del mondo: la Rua Goncalo de Carvalho. Approfondisca e vedrà. Quanto alla sua affermazione: “sfido chiunque, anche senza passeggini o sedie a rotelle, a percorrere tutta la strada da incrocio con via Morandi a incrocio con via Matilde di Canossa senza dover scendere dal marciapiede e invadere la carreggiata con i rischi conseguenti” vedo che lei non ha ben compreso il progetto: il nuovo marciapiede è raso strada: lei non corre il rischio di invadere la carreggiata, sulla carreggiata c’è già, insieme ad autocarri, moto, auto. L’unica sicurezza è il diverso colore: bianco il marciapiede, nero l’asfalto. Auguri a tutti i pedoni, abili e diversamente abili. Ma in fondo perché disperare, anche gli inverni possono essere miti.

    (Ellebi)

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    • Meno male che lei, lb, ha la verità in mano, teniamo i platani, lasciamo i marciapiedi a serpente e teniamo gli alberi selvaggi come ora. Immagino che avere letto qualcosa di questi viali le abbia dato la sicurezza che abbiano la stessa origine e sviluppo di viale Enzo Bagnoli.

      (Corrado Parisoli)

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  12. Credo che un intervento sulla situazione attuale sia ovviamente necessario, ma non credo che il progetto sia il modo più efficace per realizzarlo: innanzitutto trovo i marciapiedi a livello strada un insulto alla loro funzione, dato che, a questo punto, altro non sarebbero che una ulteriore “corsia” riservata ai pedoni! Per i disabili e le carrozzine si facciano piuttosto più frequenti gli accessi al marciapiede, come in tutti gli altri paesi! In secondo luogo ritengo opportuno l’adeguamento della vegetazione sulla strada, ma non rendiamola un’anonima strada di periferia: tagliamo gli alberi malati e pericolanti, ma piantiamone altri, magari con le accortezze necessarie al caso (evitando di posizionarli in mezzo al marciapiede)! Ciò che vorrei cambiasse a Castelnovo è la mentalità del “male minore”: siamo sempre disposti ad accettare gli interventi che causano il minor danno possibile, non portando vantaggi! Dato che questa strada è da riadattare, approfittiamone per riqualificarla e renderla una bella zona, invece che farne un’anonima via periferica.

    (D.M.)

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    • Esatto, è quello che ho sostenuto anche di recente su discussioni in rete, vi sono interventi che porterebbero le migliorie e permetterebbero una collocazione di verde adatto ad una strada che ha radicalmente cambiato destinazione d’uso.

      (Corrado Parisoli)

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  13. Per il signor Luigi R. e il signor Parisoli. Se seguissimo quello che afferma il signor Luigi R. dovremmo disalberare gran parte delle strade di grande percorrenza della nostra bassa reggiana, delimitate ai lati da grosse e meravigliose piante di platani ed altre essenze, dovremmo disalberare le stupende colline senesi che ho da poco percorso in moto, delimitate da splendidi cipressi, e così via dicendo. Altra cosa è piantare volutamente strutture arboree ai lati strada che impediscano la corretta percorrenza e visuale degli automobilisti. Signor Parisoli, i viali alberati, siano essi tedeschi, francesi o italiani sono sempre stupendi da percorrere e quindi non credo che una loro eliminazione sia di per sé utile e/o necessaria alla convivenza con chi utilizza la sede stradale. Credo invece che si potrebbero trovare soluzioni diverse che accordino le diverse esigenze. Anziché portare a raso i marciapiedi, perché non allargare una sola zona pedonale a lato sinistro in direzione Cerreto eliminando il marciapiede a destra? In questo modo, alzando il livello pedonale ed allargandolo della stessa misura del marciapiede di destra, si raggiungono tre obiettivi in un colpo solo: ampliamento della carreggiata pedonabile, più sicurezza per i pedoni rispetto la sede stradale e salvaguardia del bene arboreo del paese. Alzando il marciapiede di una decina di centimetri si coprono le radici delle piante che si vedono ora in superficie e si rende più sicuro il transito pedonale. E’ solo una opinione, quindi perfettibile o da ignorare. Vuole essere un contributo alla discussione. Saluti.

    (Fabio Mammi)

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    • Soluzioni probabilmente ce ne sono diverse, ognuna ha i propri pro e i propri contro, non sono un abbattitore di platani a prescindere, ma nemmeno un ecoterrorista che preferisce tenere a soffocare quegli alberi a discapito della possibilità di percorrere quella strada senza dover incastrarmi ogni 3 metri. Sta di fatto che per un motivo o per l’altro non si riuscirà mai ad accontentare tutti; non per questo però si deve impedire ogni intervento, ad un certo punto si dovrà accettare qualche compromesso, sia in un senso che nell’altro.

      (Corrado Parisoli)

      —–

      Ecoterroristi? Se le parole servono – come servono – a trasmettere il proprio pensiero, sceglierle bene fa intendere meglio chi legge.

      (red)

      Rispondi
    • Forse non sono stato chiaro nella spiegazione, in ogni caso la normativa italiana, in tema di infrastrutture viarie, non vieta nella maniera più assoluta viali alberati ma fornisce in funzione del tipo di classificazione stradale la distanza alla quale possono essere presenti alberi o vegetazione in genere. Inoltre ci terrei a sottolineare che alberi aventi grosse dimensioni non sono d’aiuto alla corretta manutenzione del manto stradale. Facendola breve, il dissesto dell’area pedonale in viale Bagnoli è da imputare alla presenza di grosse radici al di sotto dell’opera. Lo stesso dicasi per le numerose buche che “accompagnano” il passaggio dei veicoli sul tratto urbano. Secondo la sua soluzione, ogni 5 anni si dovrà alzare il marciapiede di una decina di centimetri. In questo modo si pensa di abbattere una barriera architettonica? Non penso proprio.

      (Luigi R.)

      Rispondi
  14. (red) ho scritto ciò che non sono, pertanto l’uso della parola ecoterrorista è utilizzata correttamente, non sono un ecoterrorista, singolare, parlavo di me.

    (Corrado Parisoli)

    —–

    Già, peccato che usando per se stessi tale termine possa accadere che chi legge, se dissenziente rispetto alla posizione che lei esprime, possa per “estensione” considerarsi incasellato nella medesima categoria (la stessa, per intenderci, usata, a torto o ragione-non entriamo qui nel merito, per i “combattenti” no-Tav della Val Susa). Sono parole forti e sono quelle che contribuiscono al “cattivo dialogo”. Poi ovviamente faccia lei…

    (red)

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