“Io sto col Presepe”

Una madre. Uno splendido piccolo. Un dialogo molto breve e… un sogno mancato

Avrei preferito non assistere.

presepe-bebbio-lorena-meglioliLui è un bambino dolcissimo di tre anni che strappa abbracci e sorrisi solo a guardarlo. Esile come una foglia, ma vispo e curioso. Sarebbe certo piaciuto a Ermanno Olmi per un film. Se ne sta seduto davanti a me in braccio alla mamma. Un nonno di un altro bimbo, accanto, lo nota, gli fa i complimenti, interloquisce simpaticamente con lui e quindi gli chiede: “hai fatto il presepe o l’albero?”. “Il presepe” afferma il piccino tra l’incerto e lo speranzoso. Gli brillano gli occhi. La mamma, cui va il merito di aver fatto un bambinello così incantevole, interviene d’impeto, con uno slancio di laicità, e lo sovrasta: “No a casa nostra niente presepe, solo albero”. Il piccino si mette zitto.

Mi rivedo fanciullo accanto a tanti presepi che, certo, non ho smesso di realizzare ora che anche i miei capelli paiono decorati anch’essi dalla neve. Rivedo i miei nonni, gli amici che non ci sono più, un carillon spagnolo, la gioia nel prendere in mano quelle statuine, alcune dei bisnonni, e il Bambinello che piace da sempre ai più piccoli. Osservo la madre e penso: “Io sto dalla parte del Presepe”.

(G. A.)

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9 Commenti

  1. Quella splendida atmosfera d’attesa… Anch’io sto col Presepe, con tutta la preparazione e l’attesa che lo circondano. E i ricordi mi portano a quando da bambina si andava per tempo alla ricerca del muschio nelle zone più fresche del bosco o sulle rive di alcuni campi, lo si staccava dal terreno cercando di non romperlo e lo si portava a casa per asciugarlo un po’, poi l’8 dicembre si andava nella legnaia per prendere quei pezzi di legno che opportunamente collocati creavano la capanna, con paglia spezzettata si preparava l’interno e si mettevano le poche statuine, alcune anche un poco rovinate dal tempo: la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello, poi c’era sempre qualche pastore con l’agnellino in braccio e le pecore al seguito, il venditore di pesci col suo cesto, la donna con la brocca dell’acqua in testa o la cesta di frutta o del pane, le oche o le galline, il laghetto realizzato con la carta stagnola, l’angioletto e la cometa sul tetto della capanna. Gesù Bambino lo si metteva rigorosamente il giorno di Natale, così come i Re Magi coi cammelli arrivavano il giorno dell’Epifania. Le stradine venivano fatte con sassolini, sabbia o farina da polenta, mentre una spolverata di farina bianca dava l’immagine della neve. Poi i bambini più fortunati potevano aggiungere anche un filo di luci. Che meraviglia! E quante volte ci si fermava nell’arco della giornata per spostare le statuine e avvicinarle alla capanna! Sì, decisamente, anch’io sto col Presepe.

    (Elisabetta Marmiroli)

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  2. Sono rattristata da questa lettura. Penso sia una delle notizie peggiori che siano state scritte. Se questa è la volontà moderna di far crescere i nostri bambini, beh, allora credo che non ci possa più essere un futuro da sognare, da sperare, da realizzare. Anche io “sto dalla parte dei sogni”.

    (Una Tata)

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  3. Il Natale è il Presepe. Il resto è consumismo.

    (MB)

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  4. Anche io sto col Presepe! Il presepe è tradizione e nonostante questa triste testimonianza sono sicuro che mai abbandonerà la maggioranza delle nostre case. Io ultimamente ho sviluppato anche la passione di crearmi da me le statuine. Esatto, in pieno stile napoletano! E quest’anno ho deciso di “omaggiare” i miei amici raffigurandoli come personaggi della Natività e se vi può interessare ho rappresentato Gesù bambino con le fattezze del mio miglior amico, Daniele Bedeschi. Buon Natale a tutti!

    (Claudio Manfredi)

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  5. Che magica atmosfera il Natale, le luci, i presepi, gli alberi ricolmi di decorazioni. Ricordi di infanzia, famiglia, sorrisi, trepidante attesa, pomeriggi in chiacchiere e giochi per i più piccini. Tutto bellissimo, tutto emozionante. Ma so che ci saranno occhi tristi, senza sogni, senza sorrisi, senza quella magica atmosfera che rende magico il Natale. Ci saranno famiglie per cui il Natale non è la diatriba presepe o albero ma solamente cosa mettere sul tavolo, genitori che si sentiranno lacerati dal scegliere di pagare la bolletta o qualche piccolo pensiero per i piccoli di casa. Perché nella mancanza del lavoro, l’inverno è ancora più duro e le feste, anche quelle, non diventano per tutti. Non servono soldi per festeggiare Natale, vero, ma quanta poca gioia nell’oppressione di non arrivare a pagare le spese, di non riuscire a fare una spesa che sia degna di una festa. Tutto intorno è luce, vedi le letterine che già sono state messe sotto l’albero con infinita speranza dai tuoi bambini e ti chiedi come potrai deluderli, come puoi cancellare un sogno? Ti chiedono cosa ci sarà di buono a Natale e tu ti chiedi come farai la spesa per oggi, figurati per Natale. Quanta solitudine, quanta sofferenza e quanti sogni infranti. Avremmo bisogno, oltre che rispolverare vecchie statuine, anche vecchie abitudini di un tempo, di quando si sapeva del vicino di casa in difficoltà, della famiglia senza lavoro e tutti i vicini e tutto il paese era lì per rendere una festa a chi in quel momento non aveva nè mezzi nè animo per festeggiare. Ma forse il mio è solo un sogno, forse la mia solo una speranza, quella che i “pastori” usciti dal presepe possano portare doni a quelle tante famiglie per cui il Natale rischia di non essere una festa, proprio in ricordo di quel Bambinello che la mattina di Natale fa la sua comparsa nel presepe. Sarebbe il presepe più bello.

    (Monica)

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  6. Anch’io sto con il presepe! Ogni volta che ci passo davanti mi ricorda le mie adorate montagne, la “pancia” di Cola in cui rifugiarmi e quanto sono amata!

    (Ilaria Crovi)

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  7. Anch’io sto col Presepe che è la rappresentazione dell’essenza del Natale (che non ha nulla a che fare col consumismo).

    (Ms)

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  8. Bello il presepio, sì, ma mi sembra che sia un fatto di scelte personali e democratiche, come battezzare oppure no i nostri figli; è importante non dimenticarsi invece di molti altri presepi umani che purtroppo ci stanno intorno tra morte violenza fame e disuguaglianze. Quindi bisognerebbe rattristarsi non per una madre che preferisce l’albero al presepe, ma rattristarsi di fronte all’abbondanza nei supermercati e inutilità sugli scaffali dei negozi e allora sì, io scelgo di essere laica, perchè finchè gli uomini uccideranno o prevaricheranno su altri uomini, beh, per me allora il Natale è solo una festa commerciale. Il presepe una bella rappresentazione religiosa, non consumistica come l’albero di Natale? Ne siete proprio sicuri?

    (Simona Sentieri)

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  9. Per quanto ne so il Presepe fa parte della nostra tradizione più classica del periodo natalizio e non a caso sono in parecchi, tra gli adulti, a ricordare l’atmosfera che si respirava nei giorni di Natale della rispettiva giovinezza – anche quando la propria famiglia non aveva grandi possibilità economiche, ma pur in semplicità non rinunciava comunque a celebrare questa ricorrenza – e in non pochi rivivono pure il fascino delle statuine esposte nei negozi che spesso ci facevano rimanere incantati e incollati alla vetrina. E c’è da credere che sia stato così anche per le generazioni precedenti, perché quella notte, e quella nascita, hanno da sempre evocato pensieri e propositi buoni anche tra i credenti più tiepidi, ossia qualcosa di positivo di cui un po’ tutti sentiamo in fondo il bisogno, e sono pertanto queste le nostre radici – dove il Presepe ha una radicata valenza simbolica – che piaccia o meno agli scettici, cioè a quanti non danno molta importanza e valore alle nostre consuetudini. Il rischio del consumismo è ovviamente presente nella nostra società – anche se per difendercene non dovremmo tendere al pauperismo, a mio parere almeno – ma non credo che riguardi in particolare il Presepe, e per quanto attiene alla decisione di non volerlo fare rientra sicuramente nelle “scelte personali e democratiche”, sulle quali nulla si può eccepire, salvo il considerare che quando la “laicità”, o il sentirsi laico, arriva al punto di incrinare l’identità di un sistema, gioverebbe forse fermarsi un attimo e chiedersi se non valga la pena di un qualche ripensamento (credo infatti che l’interrogarsi sia una caratteristica del laicismo, ovviamente quando non è ideologico).

    (P.B.)

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