Addio voucher, addio lavoro nei campi per gli studenti

Con la cancellazione dei voucher perdono opportunità di lavoro nei campi per integrare il proprio reddito 50mila giovani studenti, pensionati e cassaintegrati impiegati esclusivamente in attività stagionali che in agricoltura ne sono gli unici possibili beneficiari. Di questi sono alcune centinaia quelli montanari che, nella stagione estiva, praticano nei campi. E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l’ipotesi di cancellazione totale dei buoni lavoro, sottolinea il rischio di favorire il sommerso.

In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno circa 2 milioni di voucher, più o meno gli stessi di 5 anni fa, per un totale di 350mila giornate di lavoro che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori dove sono aumentati esponenzialmente. I buoni lavoro sono stati introdotti inizialmente proprio in agricoltura per la vendemmia nel 2008 e da allora – conclude la Coldiretti – hanno consentito nel tempo di coniugare gli interessi dell’impresa agricola per il basso livello di burocrazia con quelli di pensionati, studenti e disoccupati.

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15 Commenti

  1. Le associazioni di categoria sono obbligate a garantire l’applicazione dei contratti e delle leggi in materia di lavoro? E’ completamente fuori luogo ed insensato sostenere che l’abolizione dei voucher penalizzerà il lavoro giovanile in agricoltura. I contratti del settore offrono ampi spazi per rispondere alle esigenze stagionali e per questa via offrire lavoro a tutti coloro, giovani e non, che intendono lavorare in agricoltura. Voglio ricordare che per circa un anno, nel lontano 1966, molti giovani, allora come me, hanno contribuito nel periodo post scolastico alla forestazione e tutela del patrimonio ambientale in tutta la montagna. Allora venivamo pagati con una regolare busta e, potrà apparire strano ma è vero, quando personalmente ho scelto la via del pensionamento quelle giornate lavorative sono state riconosciute ai fini pensionistici. A distanza di mezzo secolo è allucinate sentire certe affermazioni da chi dimentica che la Costituzione afferma all’art.1 che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, quello regolarizzato e rispettoso delle leggi e dei contratti.

    (Marino Friggeri)

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  2. Se la memoria non mi tradisce la politica che conoscevo, allorché si proponeva di evitare una prova referendaria per l’uno o altro motivo, cercava ovviamente di andare incontro alle ragioni dei promotori di quel determinato referendum, ma non al punto da sposare totalmente le loro tesi. Infatti, per quanto posso capirne, se i governanti decidono di abbracciare in pieno le tesi referendarie, tanto varrebbe svolgere il referendum stesso, per dar quantomeno la possibilità di esprimersi a quanti la pensassero in modo diverso dai promotori della consultazione referendaria. Con la strada che si è seguita, invece, almeno da come l’ho appresa ed intesa, chi fosse favorevole al mantenimento dei voucher, pur rimodulandone o circoscrivendone l’uso attraverso una nuova ed apposita regolamentazione, e dunque contrario alla loro indistinta abolizione, si troverebbe verosimilmente nella condizione di non poter far sentire ad alcun livello la propria voce (il che a me non sembra essere francamente la circostanza ideale).

    (P.B.)

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  3. Ecco un altro esempio di scellerata sudditanza a scelte sindacali dissennate. Il voucher serviva a molte piccole imprenditrici/commercianti che necessitavano di una sostituta in negozio per quelle 8/12 ore settimanali necessarie per portare il bimbo/a a calcio/danza, per andare a fare la spesa per la famiglia, per espletare quelle necessità burocratiche che solo durante gli orari lavorativi può fare. Per questo moltissime commercianti necessitano di una persona per poche ore la settimana, che dia loro il modo di espletare anche le piccole necessità familiari che il negozio non ti permette di fare. Ricordatevi tutti, dipendenti e salariati per primi, che una commerciante è impegnata sul proprio lavoro anche fino a 12/14 ore al giorno e i voucher erano una boccata di ossigeno nella settimana lavorativa. Ora, per seguire il diktat CGILliano si mette in croce il piccolo commercio al dettaglio, vero cuore pulsante della economia, specialmente quella periferica e disagiata come quella montana. Quando si dice “mandare il cervello all’ammasso”. Ma da governi conigli come quello attuale, non ci si poteva aspettare niente di diverso.

    (Fabio Mammi)

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    • Se non ricordo male i voucher devono essere utilizzati per lavori occasionali e non strutturati. Il commerciante che deve portare i figli a calcio/danza credo (non sono un fiscalista) non dovesse utilizzare i voucher, ma un contratto part time. Il danno dei voucher è dovuto al loro uso disinvolto, disinformato e come spesso succede poco o per nulla controllato.

      (Mc)

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    • Vede il problema è che in un paese civile gli strumenti si usano, in uno incivile se ne abusa. Il problema sta tutto lì, ora chi è causa del suo mal pianga se stesso. Inoltre gli operai e i salariati, tutti, si ricordano che fare l’ imprenditore e il commerciante è pur sempre una scelta, molto rispettabile ma non certo più svantaggiata di svolgere altri mestieri. Mi creda, ogni mestiere ha il pro e il contro.

      (Monica)

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  4. I pensionati non devono lavorare.

    (LC)

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  5. Ma stiamo scherzando? Forse che prima dell’arrivo del voucher eravamo solo dei reietti? Quanto sono servite quelle forme di pagamento a creare l’economia montanara? Vogliamo accodarci ancora a chi si è scordato cosa si era prima di Renzi? Gente assolutamente normale!

    (Alfione)

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  6. Riguardo al commento di “Alfione”, se non l’ho frainteso, i voucher, che io ricordi, risalgono ai primi anni Duemila e il loro utilizzo non sollevò allora problemi, i quali sono iniziati successivamente, quando cioè, più di recente, ne è stato ampliato l’uso. Sarebbe probabilmente bastato riportarne l’impiego alla maniera iniziale, o suppergiù, ma si è scelta invece un’altra strada, ossia quella della totale soppressione, il che mi dà un po’ l’idea del “buttare il bambino con l’acqua sporca”, secondo il ben noto detto.

    (P.B.)

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  7. I pensionati se vogliono possono darsi al volontariato non ad attivitaà pagate. I voucher all’inizio avevano uno scopo giusto, ovvero pagare coloro che svolgevano lavori saltuari, successivamente per agevolare i datori di lavoro si è autorizzato ed allargato l’uso in ogni campo e per importi maggiori, creando lavoratori che quotidianamente venivano pagati 7,5 euro l’ora senza malattia, ferie, contributi e ovviamente diritti, il sogno di ogni capitalista. Sicuramente ci sono forme come i contratti a chiamata che garantiscono chi veramente fa lavoretti saltuari, ma la fine dei voucher, così come erano diventati, è una grande vittoria di tutti i lavoratori!

    (Alex)

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  8. Non amo entrare in sterili polemiche, ma dall’osservatorio privilegiato che vivo ogni giorno in Camera del Lavoro mi permetto di:
    – essere contenta nel sentire riparlare di lavoro e dignità dei lavoratori;
    – non considero il territorio della montagna libero da lavoro nero e sfruttamento anche coperto da un uso non corretto e indiscriminato dei “voucher”;
    – ritengo che i tre milioni di firme raccolte dalla CGIL su tematiche del lavoro abbiano un peso in significato;
    – rispetto alla tenuta del nostro territorio è sempre più urgente una coesione seria tra istituzioni, organizzazioni di categoria e lavoratori.

    (Silvia Dalla Porta, coordinatore Camera del Lavoro)

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  9. A quanti parlano di abusi nell’uso dei voucher sfugge forse che chi li ha utilizzati lo ha fatto in base alla normativa introdotta nel settore, e dunque in modo a quanto pare del tutto legittimo, e mi sembra pertanto abbastanza ingenerosa la frase di “Monica” laddove dice “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Quanto a imprenditori e commercianti che hanno impiegato lo strumento dei voucher in modo legittimo, giustappunto perché previsto dalla legge, e che hanno già il cosiddetto “rischio di impresa” nello svolgere il proprio mestiere, starei attento ad appesantirne i “contro” perché se arrivano poi a dismettere l’attività credo che ne patirebbero di riflesso i posti di lavoro.

    (P.B.)

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  10. Voglio rispondere rispettivamente a Mc e a Monica. Caro Mc, Lei sicuramente non è avvezzo alla imprenditoria privata di piccola o piccolissima dimensione e quindi mi sento di ragguagliarla su quante e quali siano le spese e le modalità per tenere un dipendente part time o a chiamata. La chiamata del dipendente deve essere prevista ed impostata preventivamente, in periodi concordati e per orari e giornate prefissate, per importi minimi previsti. Molti di queste impostazioni non possono preventivamente essere impostate da un piccolo imprenditore. La tassazione e le spese di gestione di detti contratti raggiungono percentuali tra il 55 e il 68% della cifra che viene concordata con il dipendente. Questo vuol dire che se io pago 1000 al dipendente, egli mi costa 1700 circa. Non sto a farle i conti, ma le posso garantire che detta gestione di un collaboratore occasionale viene a costare di più di quanto un piccolo commerciante possa permettersi di pagare, e non sono esagerazioni.
    Per Monica: in un paese civile la tassazione su imprenditoria privata non raggiunge il 65/70% come da noi in Italia, e parlo di tutti i tipi di tassazione ai quali un privato è sottoposto, diretta ed indiretta. Mi voglia gentilmente spiegare la frase” chi è causa del suo mal pianga se stesso”. I voucher sono stati utilizzati rispettando le norme previste dai governi che le hanno introdotte e applicate. Quindi? Certo, fare il commerciante o l’imprenditore, è una scelta, per la quale il sacrificio vale il senso di libertà che ogni uno di noi ha lavorando per se stesso e per i nostri collaboratori. Certo che se tutti gli italiani facessero i dipendenti o i salariati, lo Stato non avrebbe più imprenditori da mungere per pagare gli stipendi ai salariati. I dipendenti, se non esistessero gli imprenditori, sarebbero dei disoccupati. E quindi? Monica le sue argomentazioni sono prive di qualsivoglia fondamento logico. Io dico semplicemente che non andavano tolti i voucher, ma andavano normati meglio per dare un più semplice ed equo loro utilizzo. Quando questi governi la pianteranno di ipertassare l’imprenditoria ed il costo del lavoro, forse riusciremo ad essere un paese normale e civile come dice Lei. Lascio entrambi i miei interlocutori alle loro convinzioni, certo che, non essendo loro soggetti a lavoro indipendente, non si smuoveranno di una virgola dal loro punto di vista. Buona vita.

    (Fabio Mammi)

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    • Ho molto rispetto per i commercianti, i lavoratori autonomi e gli imprenditori. Io e mio marito abbiamo avuto attività in proprio. Ho meno rispetto per chi ha forse un po’ di saccenza e cerca di spiegare a salariati e operai i sacrifici del commerciante, e di come sia tartassato dalle tasse, che ricordo anche i salariati e i dipendenti pagano. Asserire che i voucher erano usati e non abusati è non voler vedere la realtà, che poi ci siano strumenti da individuare per incentivare e sostenere il lavoro è cosa che trova tutti concordi, ma lo sfruttamento non è ammissibile e non è uno strumento che alla lunga paga. Vogliamo capire che avere persone perennemente precarie alla fine comporta un costo sociale elevato che per forza di cose si tramuta in altre tasse? Non ne faccio un discorso ideologico, ma pratico. Inoltre gli stessi imprenditori forse avrebbero dovuto schierarsi apertamente contro chi nella categoria abusava di tale strumento, anche in montagna, magari denunciando pubblicamente un uso distorto e chiedere maggiori controlli proprio per isolare i furbetti che, ahimè, si annidano in ogni categoria. Si è tirato troppo la corda e ora si è raggiunto l’effetto di gettare il bimbo con l’acqua sporca. Spero sia chiaro il senso del chi è causa del suo mal pianga se stesso. Grazie per l’augurio di buona vita, che accetto e ricambio.

      (Monica)

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  11. Caro Fabio, non mi pare di averle chiesto di cambiare parere nè l’ho accusata di essere ladro. Le ho solo fatto presente, e la sua risposta lo conferma, di come i voucher siano stati usati spesso in modo diverso da quello per il quale erano concepiti. Non concordo con lei sulla vessazione degli imprenditori che hanno ampi margini di movimento rispetto al dipendente che, tenga ben presente, lavora per il suo stipendio e per quello dell’imprenditore, non sempre viceversa. Non concordo nemmeno sul fatto che paghiamo troppe tasse, per farlo dovrei essere in grado di dare un valore ai servizi che ricevo che, pur migliorabili, credo siano degni di un essere umano. La deluderò anche per il fatto che io non mi muova dal mio punto di vista. Leggere le sue parole mi ha spostato di un po’, ma nella direzione opposta.

    (Mc)
    Ps. Al referendum sui voucher avrei votato a favore, come strumento per contrastare il lavoro in nero. Buona vita a lei.

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  12. Il problema dei buoni lavoro (perchè chiamarli voucher?) è serio ma probabilmente gli italiani seri non sono, tanto che hanno rotto il giocattolo. Difatti in Germania e in Francia funzionano benissimo. Per quanto riguarda la nostra piccola realtà sono a conoscenza che parecchi commercianti hanno usufruito, per anni, di collaboratori pagati con i buoni lavoro. Costoro devono essere definiti imprenditori? Mah!

    (Raimondo Luzio)

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