Date ai vostri figli radici e ali: perchè a Villa si vuole un polo unico per le scuole?

Riceviamo e pubblichiamo.

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Negli ultimi giorni di luglio è apparsa sugli organi di informazione locali la notizia dell’esultanza dell’amministrazione comunale di Villa Minozzo relativa ad un ingente finanziamento destinato a realizzare nel capoluogo un “campus” per gli studenti di materna, primaria e secondaria di primo grado della parte bassa del territorio comunale. Questo altisonante progetto decreterebbe la chiusura della scuola di Minozzo. Sembrerebbe un piccolo sacrificio a fronte di un enorme beneficio.

Tutto dipende dalla prospettiva da cui si guarda e dagli obiettivi che si intendono raggiungere.

La qualità dell’insegnamento è il primo degli obiettivi. Ogni bambino ha il diritto di ricevere il meglio, ma se non vi sono lamentele, dati o elementi che facciano ritenere che la qualità ora offerta non sia all’altezza, da questo punto di vista siamo a posto. I genitori che hanno (o hanno avuto) bambini frequentanti a Minozzo non hanno mai sollevato problemi in merito al servizio erogato ai loro figli; essi sono gli interlocutori privilegiati e il benessere scolastico e la qualità degli apprendimenti per i loro bambini è l’aspetto numero uno. Se essi sono contenti della loro scuola, anche gli altri (noi) lo siamo. Ci potrebbe essere qualcuno turbato dagli schiamazzi dell’intervallo ma non mi viene in mente nessuno. Mi vengono in mente, invece, moltissimi che gradiscono quell’allegro frastuono.

Il miglioramento dal punto di vista dei locali e della struttura è un aspetto interessante, ma la scuola di Minozzo è adeguata, accogliente, di recente risistemata. Dunque?

L’idea di un polo scolastico, poi, non va d’accordo con la storia della nostra realtà appenninica fatta di un tessuto di borghi spesso antichi e ben caratterizzati storicamente e socialmente. La ricchezza di questi borghi è costituita dalla capacità di continuare ad alimentare la propria storia e le proprie specificità, in dialogo con il territorio e, grazie alle nuove tecnologie, in dialogo con il mondo. Non è semplice, veniamo da decenni di spopolamento, ma ci si può provare. Dirottare tutti gli scolari in un’unica grande struttura che, per molti, non fa parte del paese in cui abitano, è snaturare questa logica e allontanare le comunità dal loro percorso di vita. Ogni servizio sradicato è un colpo inferto all’intera comunità. Una persona particolarmente saggia ebbe a dire “due cose i genitori devono dare ai loro figli: radici e ali”. Qui ci occupiamo di radici. La scuola fa parte di quel quotidiano percorso di stupore, fatica e relazione che è il materiale primario delle radici e se vogliamo che la montagna continui a vivere bisognerà innaffiare queste radici e non reciderle!

Se, poi, si tratta di trovare il modo per investire quella cospicua cifra, ben venga l’idea di migliorie e nuovi spazi, di luoghi di incontro e di formazione. Ci sono anche tanti altri ambiti che necessitano di interventi. Io credo che (per i singoli, ma soprattutto per le amministrazioni) ogni decisione relativa ad un investimento debba essere ben ponderata e presa guardando vicino ma anche sollevando gli occhi per guardare lontano. Chi abiterà nei nostri paesi fra cento anni? e fra duecento? Spetta a noi prendere decisioni che siano buone non solo per noi ma anche per chi verrà dopo e sarà meglio meditarci su con umiltà, buon senso e lungimiranza.

(Nazzarena Milani)

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Un Commento

  1. Condivido pienamente questa preziosa riflessione!

    (Giordana Sassi)

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