Nepal andata e ritorno, giorno 12. Di Fabrizio Silvetti

Giorno 12

Nepal andata e ritorno di Fabrizio Silvetti

Nello zaino c’è tutto quello che mi può servire per vivere una notte e un giorno al Campo 1 a 5500 m.
È voluminoso alla vista, oltre che essere molto pesante.

Mi guardano un po’ strano, non è più usuale vedere su queste montagne un turista con uno zaino da Sherpa, ma proprio questi ultimi mi salutano calorosamente incontrandomi.

La fatica che ho fatto ad arrivare al campo e a predisporre la tenda fanno parte di un mio modo di sentire le cose.
Il nostro mondo che all’apparenza ci sembra fatto di cose statiche, sicure che non possano cambiare, mi piace invece vederlo come un qualcosa di dinamico, dalle relazioni ad ogni cosa che sperimentiamo.

Nepal andata e ritorno di Fabrizio Silvetti

Salire quassù, che a ragione logica può anche sembrare inutile, oltre che pericoloso, mi ha permesso in questa fatica di sentirci dentro i ricordi, il mio sangue scorrere, la bellezza, l’affanno che mi soffoca, la nostalgia e l’amore.
Accelerando e sostenendo quel flusso che la dinamicità che è nel nostro percepire le cose, richiede.

Sono in tenda, sdraiato cercando parole, mangio prosciutto della Coop e parmigiano del Casale, per oggi tutto va bene.

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Un Commento

  1. Che meraviglia.

    (Manuela Guazzetti)

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