Prc: “Immigrati emarginati”

Nella saletta riunioni del bocciodromo felinese erano circa una trentina i convenuti per ascoltare gli interventi sul tema immigrazione in montagna, tra i quali il sindaco di Castelnovo ne' Monti, Gian Luca Marconi, e l’assessore Nuccia Mola.

Dopo l’introduzione di Mirco Tincani, ex-consigliere comunale castelnovese per il Prc, a fornire i dati dell’entità di tale fenomeno in montagna ci ha pensato Paolo Lazzaro Capanni, operatore del locale sportello immigrati.

“Da fine 2001 ad oggi come sportello - che opera in diversi comuni del nostro Appennino - abbiamo dato risposta a 1500 stranieri per un totale di 4000 interventi. I residenti in montagna (si parla dell’area del distretto sanitario) ad ottobre 2003 erano 1700, dei quali la maggior parte percentuale si concentra nei comuni di Castelnovo e di Toano, circa il 6% delle rispettive popolazioni. Circa quest’ultimo il motivo va ricercato nel collegamento comodo col distretto industriale ceramico, cosa che permette a tanti lavoratori un accettabile pendolarismo”. “Il fenomeno immigratorio da noi si è verificato in ritardo rispetto ad altre zone della pianura, ma è stato più concentrato nel tempo - ha aggiunto Capanni - questo può spiegare le maggiori difficoltà con cui è stato vissuto dai montanari”.

Perché questo massiccio arrivo di stranieri da noi? Risponde Capanni: “Ha certamente influito la disponibilità abitativa a migliori condizioni che altrove (canoni d’affitto e quant’altro). Poi, naturalmente, dopo i primi arrivi le famiglie sono andate via via ricongiungendosi …".

Non è una novità ma è da tenere presente che Castelnovo è, dopo la città capoluogo di provincia, il comune con più case non abitate.

La comunità più numerosa è quella marocchina, a cui fa seguito quella albanese. Seguono gli slavi. “Rilevante anche il numero delle badanti, le quali, come si sa, provengono per la maggior parte dai paesi dell’est: Moldavia, Ucraina, Polonia, Romania…".

Wainer Burani ha tratteggiato le conseguenze della legge Bossi-Fini. Ha parlato delle difficili condizioni cui sono sottoposti molti stranieri nei loro rapporti di lavoro: “E’ un’umanità dolente. Si devono pagare da sé la regolarizzazione, spesse volte in modo tale che non riescono a saltarci fuori. Da qui il tentativo di molti di cambiare, di farsi artigiani, ad esempio. Ma anche qui si scontrano spesso con altre difficoltà, anche di ordine burocratico, come il rilascio dei permessi di soggiorno”.

Don Eugenio Morlini ha sottolineato come “gli stranieri vengono qui spinti dalla fuga dalla miseria nei loro posti di origine”. Italiani brava gente? “Forse, ma certamente un po’ chiusa. La mia impressione, forte, è che facciamo molta fatica ad accogliere il diverso. E lo dico sulla base delle diverse esperienze che ho vissuto, quindi raffrontando varie situazioni”. “Altra cosa molto importante, a mio parere - dice sempre don Morlini - è l’approccio culturale: il loro modo di sentire, di lavorare, i loro valori, la loro storia … chi lo dice che i nostri siano quelli giusti? Bisogna avere una certa apertura mentale per cogliere e capire le cose lontane da noi”. "Un cammino lungo, poi, è la battaglia per l’estensione integrale ad essi dei nostri diritti: ma è da fare”.

Un cittadino albanese, uno dei primi giunti qui in montagna (dove risiede dai primi anni ’90), è intervenuto per affermare che “ci sentiamo molto isolati. Se andiamo in un bar, lo vediamo poi man mano svuotarsi di italiani, è umiliante. Da quando sono qui io posso dire che le cose sono peggiorate. Certo, capisco che gli episodi criminosi allarmano la popolazione, giustamente. Ma non si può fare, come dite voi, d’ogni erba un fascio”.

Benedetto Valdesalici: “Mi fa male ascoltare queste parole. Mi fa male sentirmi dire che siamo poco accoglienti. Storie di emarginazione … Cosa ne dobbiamo trarre? Che gli immigrati sono una malattia? I conflitti non si risolvono con lo scontro, ma con il ragionamento sul perché degli stessi. Allora, ci sono due ‘classi’? La nostra e quella degli immigrati? Esistere è un reato? Se è così, diciamocelo”.

Come già diceva Finardi in una sua canzone: “Abbiamo la pancia troppo piena, siamo grassi, stiamo bene, ognuno di noi fa i suoi: opulenti nell’esteriorità; e ci siamo ridotti così. Non siamo solidali neppure tra di noi. Figuriamoci con gli altri. Perciò credo sia il valore della solidarietà in sé in declino. Dov’è finita la famosa montagna disposta all’accoglienza?”. “Se la Lega nord certe cose le dice, noi, nel nostro quotidiano, le pratichiamo”.

Infine il preside del “Cattaneo”, Marco Incerti Zambelli. Raccontando alcuni aneddoti, ha invitato a parlare di “fenomeno” e non di “problema” immigrati. Con ciò sottolineando l’importanza di impostare i discorsi anche nel metodo in modo corretto.

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